Mission del Blog: esprimere libere opinioni su fatti di cronaca ritenuti significativi circa la Sfida, in corso da tempo, tra i Paradigmi dominanti del Nostro Tempo: da una parte, il Riduzionismo (il Tutto è uguale, riducibile, alla somma e alle relazioni delle parti di cui è composto), dall’altra l’Olismo (il Tutto è maggiore della somma e delle relazioni delle parti di cui è composto). Il Riduzionismo, paradigma analitico, razionale, algoritmico, induttivo, lineare. L’Olismo, paradigma sintetico, intuitivo, euristico, deduttivo, non-lineare. Con tutte le conseguenze (teoriche, filosofiche, gnoseologiche, epistemologiche, metodologiche, pratiche, lavorative, quotidiane) che ne conseguono …. (e ne devono conseguire …. legittimamente e liberamente ….. per il progresso della Società …..)

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giovedì 30 luglio 2026

mercoledì 20 febbraio 2019

La Fisica moderna nel nostro quotidiano


Post 279 

La Fisica moderna nel nostro quotidiano 

La Fisica classica è amica del Riduzionismo. La Fisica moderna, invece, è amica dell’Olismo. Questo, voi lettori del blog (e dei miei libri), lo sapete benissimo. Del resto, non lo dico io. È la Storia (della Scienza, della Tecnologia e della Tecnica) a dirlo. O meglio, a dimostrarlo. Così come è il Presente (della Scienza, della Tecnologia e della Tecnica) a dirlo e a dimostrarlo. Quel che invece ora vi aggiungo (solo in modo più esplicito, in verità) è l’argomentazione che segue  e che è stata oggetto di dialogo con un collega-amico il quale non riusciva a spiegarsi un fenomeno e quindi non riusciva a gestirlo, ma, poi, ascoltando un mio consiglio, vedendo il fenomeno da un punto di vista diverso, anche dopo aver letto i libri giusti che gli ho indicato, è riuscito a spiegarselo con conseguente successo gestionale. Ritengo possa costituire – nel suo senso generale – un arricchimento del blog a beneficio di tutti i lettori. Buona lettura, dunque. E come sempre, ad maiora! amici, ad maiora! Luca Fortunato (Matera)   

La differenza tra la fisica classica e la fisica moderna risiede in tanti aspetti. Ma vi è ancora un luogo comune, difficile a scomparire, secondo il quale la fisica moderna riguarderebbe scale di grandezza ad di fuori e al di là del nostro quotidiano (la relatività einsteiniana, per il molto grande: Terra, Sistema Solare, Galassie, Universo; la fisica quantistica, per il molto piccolo: atomi ed entità sub-atomiche) e che la fisica classica, invece, riguarderebbe scale di grandezza da noi direttamente conosciute: persone, animali, piante, terreno, oggetti vari, case, palazzi, ponti, montagne, nuvole, ecc. Le cose, ovviamente, stanno in modo diverso. Molto diverso. Semmai, per dirla in modo semplice:
considerando scale di grandezza molto grandi gli effetti relativistici sono più facilmente comprensibili, evidenti. Così come, considerando scale di grandezza molto piccole gli effetti quantistici sono più facilmente comprensibili, evidenti. Il che, però, non vuol dire che nel nostro quotidiano, tanto gli uni quanto gli altri, non esistano, non agiscano e non influenzino il divenire degli eventi. Anzi, più la (vera) Scienza e la (vera) Ricerca vanno avanti più spiegano anche il quotidiano per mezzo della fisica moderna. Compiendo, così, uno straordinario, quanto salvifico, sguardo unitario in merito ai “tre mondi” (il grandissimo, il quotidiano, il piccolissimo). E che, infatti, costituiscono un Unico Mondo, un tutt’uno, un intero, e con le medesime leggi di natura.
È pur vero che a livello del quotidiano, riguardo alle nostre cose, per capire le implicazioni della relatività di Einstein o della fisica quantistica occorre avere, da un lato, una comunque buona conoscenza di queste cose (purtroppo ancora solo accennate a Scuola o all’Università o nella Formazione professionale e che quindi occorre studiare da sé, nel proprio “tempo libero”) e, dall’altra parte, occorre avere non-comuni doti intuitive, immaginative e logico-deduttive. Ma non per questo la Biologia, la Medicina, l’Agraria, la Geologia, l’Ingegneria, ecc. debbano rimanere ancora collocate nella cornice teorica della fisica classica con conseguenti azioni applicative (non proprio adeguate, e lo si comprende sempre di più e specialmente in rapporto al lungo periodo) e non debbano, invece, essere opportunamente collocate nella cornice teorica della fisica moderna con conseguenti azioni applicative (certamente più adeguate e quindi più vantaggiose e in ogni senso: statico, dinamico; ecologico, sanitario, energetico; economico; a breve temine, a medio termine, a lungo termine; ecc.).
Non è che siccome una cosa è difficile, alcuni possano continuare a far finta che non esista o a considerala non pertinente alle proprie cose o peggio ancora a considerarla non-vera o bizzarra, stravagante, ecc. (e pensando di continuare a farla franca).   
Ma ora ascoltiamo, come puro esempio ma molto significativo, il più grande di tutti (… ed anche per il nostro quotidiano. Come Volevasi Dimostrare ….):     
[….] Se lasciamo cadere a terra un sasso e ci chiediamo il perché del fenomeno, in genere rispondiamo: perché esso è attratto dalla terra. La fisica moderna dà una risposta alquanto diversa, giacché lo studio dei fenomeni elettromagnetici ci impone di concludere che in natura in ogni azione a distanza interviene un mezzo intermediario. Per esempio, se una calamita attrae un pezzo di ferro non ci si deve limitare a credere che essa abbia una diretta azione sul ferro attraverso lo spazio vuoto, ma si deve immaginare, con Faraday, che esso suscita nello spazio circostante una certa realtà fisica che si chiama "campo magnetico". Ed è questo campo che agisce sul pezzo di ferro, e lo fa muovere verso la calamita. In modo analogo si concepisce anche la forza di gravitazione. La terra agisce sul sasso indirettamente: essa produce intorno a sé un campo di gravitazione che agisce sul sasso e ne provoca la caduta. [….]
Albert Einstein

sabato 9 febbraio 2019

Approfondimento - 3


Post 272 

Approfondimento - 3 

In base alle esigenze di alcuni lettori (del blog e dei miei 3 libri Esempi d’Olismo), provvedo ad approfondire 3 tematiche di Olismo e Agraria. Consiglio ai lettori di tenere ben presenti, di ricordare, i contenuti dei precedenti post 271 e 270 e tutto quanto ho scritto nei miei 3 libri: 

1) In merito alle piante in coltivazione agraria, nel Riduzionismo abbiamo i concimi (che nutrono) e i biostimolanti (che fanno altro, in particolare limitano le influenze negative degli stress ambientali: brusche variazioni di temperatura, per esempio). Nell’Olismo, invece, abbiamo i concimi (che aiutano: nutrono, limitano le influenze negative degli stress ambientali, ecc.). Questo perché nel Riduzionismo (che è un paradigma analitico e meccanicistico in generale e che declinato in merito alle piante diventa analitico e bio-meccanicistico, ma sempre di Meccanicismo trattasi), una cosa è l’apporto di sostanze nutritive (naturali o sintetiche) e che avviene tramite i concimi, altre cosa è l’apporto di sostanze (naturali) ad azione diretta sul metabolismo vegetale (primario e secondario) e che avviene tramite i biostimolanti. Nell’Olismo, invece, (che è un paradigma sintetico e organicistico in generale e che declinato in merito alle piante resta sintetico e organicistico ma con una particolare attenzione al quid che emerge dal complesso pianta-ambiente), esiste o non esiste, avviene o non avviene, l’apporto di sostanze che aiutano. Sostanze che aiutano. Che aiutano globalmente l’organismo vegetale: in merito alla sua vita, alla facilitazione della sua vita, alla sua salute, al mantenimento della sua salute, a superare una malattia, a facilitare il superamento di una malattia, alla sua vita produttivo-agronomica, alla facilitazione delle sua vita produttivo-agronomica, ecc. Ed il tutto in intima correlazione all’ambiente e alla situazione complessiva in cui la pianta si trova (terreno, clima, altre piante vicine o loro assenza, presenza di parassiti o loro assenza, inquinamento o sua assenza, ecc.). Ma quali sono queste sostanze che aiutano? In teoria, sono tutte le sostanze, gli elementi, compatibili con la vita vegetale: azoto, magnesio, fosforo, calcio, cobalto, potassio, silicio, manganese, zinco, ecc. Poi, caso per caso, e per lo specifico intervento di apporto, bisogna individuare un elemento o più elementi in funzione del quid che emerge dalla complessa entità pianta-ambiente-situazione. Andando dal generale al particolare (come il moderno metodo scientifico, cioè il metodo deduttivo, comanda). E come possiamo cogliere, comprendere, il quid? Vedere post precedenti. E l’apporto di sostanze utili avviene, di conseguenza, con un’unica tipologia sostanziale (e concettuale) di mezzo tecnico: il concime. E la sua natura fisica (liquida, solida, …)? Dipende dal quid. E la sua natura chimica (semplice, composto, ….)? Dipende dal quid. E tramite quale via (radicale, fogliare, ….)? Dipende dal quid. Ma la differenza, in tutte queste cose, tra l’Olismo (confortato dalla Fisica moderna) e il Riduzionismo (invalidato dalla Fisica moderna), risiede in qualcosa di ancora più fondamentale e di più importante: a parte la distinzione (riduzionistica) in macro-elementi e micro-elementi, le sostanze, gli elementi, come funzione, come ruolo, per la pianta e nella pianta, anche agronomicamente somministrati, vengono divisi (sempre in modo riduzionistico) in: plastici, regolatori, energetici e stimolanti. Da cui: i nutrienti (plastici, regolatori, energetici) e, a parte, i biostimolanti (a limitare, ad esempio, le influenze negative degli stress ambientali). Ma nell’Olismo, dove viene superata la netta distinzione (riduzionistica) tra materia ed energia, esistendovi solo l’energia, essendo la materia nient’altro che una particolare (e molto condensata) forma di energia, tutte le distinzioni appena viste non ci sono, non hanno motivo d’esistere, badando, l’Olismo, al funzionamento d’aiuto o al non-funzionamento d’aiuto (in definitiva all’utilità o all’inutilità) di ciò che nella pianta entra (anche ad opera dell’uomo) e di ciò che dalla pianta esce (anche ad opera dell’uomo) e sotto il controllo (almeno fino a quando la pianta ci riesce) dell’intelligenza vegetale, la cui esistenza è stata definitivamente accertata dalla Scienza contemporanea. E’ una questione di Paradigmi, non di altro. Le piante si dispiacciono che la normativa dia retta, ancora retta, al Riduzionismo (scientificamente superato). Ma non demordono, fiduciose che la (vera) ricerca scientifica (teorica e sperimentale) e i professionisti che le danno retta, un giorno, insieme, arriveranno a far cambiare molte cose, anche la normativa (che diventerà più aggiornata ed al passo con i tempi). Nel frattempo, le piante, in alcune situazioni particolarmente critiche nelle quali quantomeno occorrerebbe sperimentare, in deroga, cose nuove (per dare loro almeno una possibilità di futuro), subiscono il blocco, l’inefficienza e l’inefficacia di regole inadeguate. Ed il pasticcio (riduzionistico) è servito. Del resto, ad una pianta eventualmente bisognosa dell’elemento X, che gliene potrebbe mai importare se X le venisse somministrato da Tizio (concime) oppure da Caio (biostimolante) oppure da Sempronio (concime in senso olistico)? Per la Natura e per la Scienza, non c’è differenza. Ma, forse, per il Commercio (ed i suoi interessi), sì.  

2) In merito all’Economia e in particolare all’Economia agraria, ed ancora più in particolare in merito alla salute economica dell’Agricoltura, delle aziende agricole, degli agricoltori, darò un punto di vista olistico riguardo alla tematica che seguirà e che lungi dall’essere risolutivo (a mo’ di ricetta) può solamente indicare una via alternativa ed euristica per trovare una soluzione (che con le normali e già conosciute prassi, proposte e ri-proposte, a mo’ di disco rotto, non si trova). Tematica: la produzione agricola complessiva (di un territorio, di un Paese, ecc.) è divisa, frazionata, in moltissime aziende (piccole, medie, grandi). La maggior parte delle aziende (spesso quelle piccole), non è attrezzata ed organizzata per la conservazione dei prodotti e per tale motivo esse sono praticamente costrette a vendere subito, cioè subito dopo il raccolto (della frutta, degli ortaggi, dei cereali, ecc.). Il fatto di essere costrette ad una vendita immediata, fa si che la maggior fetta dell’Agricoltura (e quindi potremmo dire l’Agricoltura) vende secondo una contro-strategia vale a dire che vende quando i prezzi sono bassi, troppo bassi. A tutto svantaggio delle tasche degli agricoltori ma a tutto vantaggio, troppo vantaggio, delle le tasche degli attori della filiera commerciale. E rimedi finora propinati quali la vendita diretta da parte delle singole aziende agricole o la vendita tramite organizzazioni collettive di agricoltori, a parte rare e positive eccezioni (che pur ci sono state e pur ci sono) non hanno portato, e non portano, fortuna economica all’Agricoltura nel suo complesso cioè al Sistema Agricoltura. Questa, dunque, la tematica, del resto ampiamente nota e sotto gli occhi di tutti. Ed ora, su di essa, il mio punto di vista olistico: per equilibrare il più possibile il Sistema Agricoltura-Commercio (che è un sistema inevitabile in una Economia capitalistica, a meno che non si voglia fare una Rivoluzione marxista ….. magari, direi io, ma questo è un altro discorso) l’unica cosa che mi viene in mente è di capire a livello sovra-territoriale e sovra-nazionale. E, poi, agire di conseguenza. Mi spiego: per l’Olismo, in generale, ogni volta che si passa da un livello ad un livello superiore (in fisica, in chimica, in biologia, in ecologia, in geologia, in economia, in politica, ecc.) si trovano nuove proprietà, le cosiddette proprietà emergenti (come da Emergentismo, vedi), non presenti nel livello inferiore ma che emergono da esso. Ebbene, se si vuole migliorare, equilibrare, il Sistema Agricoltura-Commercio di un territorio non si può che diagnosticare considerando il livello nazionale, così come se si vuole migliorare, equilibrare, il Sistema Agricoltura-Commercio di un Paese non si può che diagnosticare considerando il livello Comunitario, e così via. Ma cosa vuol dire in concreto? Considerando il livello nazionale ci si accorgerebbe - se però si agisse in modo euristico-sintetico (cosa mai fatta) e non algoritmico-analitico (cosa sempre fatta!) - dei quid dei singoli territori (ed ogni quid è specifico e quindi è diverso). Così come a livello comunitario ci si accorgerebbe dei quid dei singoli Paesi (ogni quid è specifico e quindi è diverso). E siccome un quid rende intero un sistema (completandolo oltre la mera somma delle sue parti), il sistema apparirebbe finalmente per quello che realmente è (parti + struttura complessiva + dinamiche interne ed esterne, + quid) e non per quello che si crede che sia (parti + struttura complessiva + dinamiche interne ed esterne). Insomma, l’Agricoltura non solo deve e giustamente pretendere un diverso rapporto con la dimensione commerciale con veri provvedimenti governativi e comunitari, ma deve fare anche autocritica nel senso specifico che è necessario avere un diverso rapporto, all’interno di se stessa, tra la teoria e la pratica. La teoria viene troppo poco considerata, praticata e quindi anche troppo poco aggiornata dalla maggior parte dei suoi agricoltori, ricercatori, tecnici, sindacalisti, burocrati, politici ecc. mentre la pratica viene troppo considerata, valorizzata, enfatizzata, lodata, ecc. dalla maggior parte dei suoi agricoltori, ricercatori, tecnici, sindacalisti, burocrati, politici ecc., considerando che l’Ambiente, l’Economia, la Società ed il Mondo intero, hanno raggiunto, negli ultimi 20-30 anni, un grado di complessità* mai visto prima, del tutto nuovo e inedito. (*intesa non in senso comune, ecc. ma in senso scientifico e cioè secondo la Teoria della Complessità, la Teoria dei Sistemi, l’Emergentismo, ecc.).

3) In merito al dissesto idrogeologico d’Italia (in merito al quale anche i laureati in Agraria hanno le loro competenze, lo sappia il cittadino), esortare a fare e a far fare è inutile senza tirare in ballo i Paradigmi (Olismo, Riduzionismo, pseudo-olismo: vedi i precedenti post 270 e 271) ed il loro raffronto che, come da Scienza moderna e contemporanea, non potrebbe che risolversi a favore dell’Olismo. Ed esortare senza la dimensione paradigmatica è inutile nel senso che se anche si riuscisse a fare e a far fare, a lavorare e a far lavorare, quale sarebbe poi, in Italia, la natura paradigmatica dei lavori? E quindi la loro reale efficienza e la loro reale efficacia e specialmente nel lungo periodo? Io credo che sarebbe sempre riduzionistica o pseudo-olistica (ma non olistica), visto che la maggior parte dei tecnici, pur competenti, sono collocati nel Riduzionismo o nello pseudo-olismo. Si andrebbe, cioè, sempre su diagnosi analitico-razionali (da parte dei riduzionisti) o pseudo-sintetiche (da parte degli pseudo-olisti) e che una volta, qualche tempo fa, potevano pure andare bene, ma che Oggi, in regime di conclamato cambiamento climatico, sarebbero del tutto inadeguate. Del resto, ci potrebbe anche essere qualche tecnico olistico ma data l’odierna complessità del problema (anche per una singola frana o per un singolo fiume o per un singolo spicchio di territorio e così via), per l’iniziale e necessaria diagnosi sintetico-intuitiva (parti + somma delle parti + relazioni + quid) ci vorrebbe una ed una sola mente olistica (l’intuizione è dell’individuo) ma per le successive deduzioni e per la progettazione ed attuazione dei rimedi trovati, ci vorrebbero comunque tante altre menti e sempre olistiche (per la necessaria compatibilità paradigmatica). Dove sono? Dove sarebbero? Che fare, quindi? Arrendersi? Certo che NO! Si cambi la Scuola, l’Università, la Formazione dei professionisti. Venga istituzionalizzato, una buona volta, l’Olismo. Quello vero. Si archivino Riduzionismo e pseudo-olismo. E forse le generazioni che verranno vivranno in una Nuova Italia a prova di frana. Ed anche grazie alla nuova opera della generazione attuale (nuova opera di revisione paradigmatica con conseguenti e adeguate azioni). Ovviamente sto immaginando solo un’utopia. No? 

Bene. Ciao a Tutti e al prossimo post di approfondimento che tratterà (sempre in base alle esigenze di approfondimento segnalatemi da alcuni di voi lettori) di Olismo e Scienza (in generale) riguardo al seguente argomento: la dinamica circolare tra teoria e sperimentazione, tra i teorici e gli sperimentalisti. E i guai che nascono quando non  la si rispetta per intero e fino in fondo e come potervi porre rimedio. 

 E come sempre, ad maiora, amici, ad maiora! Luca Fortunato (Matera) lucaf73x@gmail.com ;  fortunato.luca73@libero.it ; WhatsApp 389.4238195

sabato 21 ottobre 2017

L'Olismo nelle Scienze Agrarie - 11



Post 187
L’Olismo nelle Scienze Agrarie – 11

…. continuando la serie (vedi):

sintetizzo la mia risposta data ad un neolaureato in Agraria che l’ha trovata risolutiva e che mi chiedeva, giustamente, “dove nasce l’equivoco sulla Genetica visto che è una Scienza bellissima ed utilissima”. Buona lettura. E a presto. Luca Fortunato

La Genetica è tra le scienze più attive e più vivaci degli ultimi 100 anni. Dopo notevoli resistenze da parte degli ambienti conservatori e religiosi, divenne, anche in Italia, e lo è tuttora, insegnamento fondamentale nei corsi di laurea in Scienze Agrarie, Scienze Forestali, Scienze Naturali, Scienze Biologiche, Medicina, Veterinaria ecc. Essa è stata, e lo è tuttora, scienza fondamentale nei campi di attività relativi ai corsi di laurea evidenziati. Ancora oggi, resta valida e condivisa la definizione data nel 1906 dal biologo inglese William Bateson: “La Genetica è la scienza che studia l’eredità e la variazione cercando di scoprire le leggi che governano le somiglianze e le differenze negli individui che sono in rapporto di discendenza. I fenomeni dell’eredità e della variazione sono implicitamente rilevanti per i problemi teorici propri dell’evoluzionista e del sistematico, oltre a offrire una applicazione ai problemi pratici dell’allevatore di animali o di piante”. 
La Genetica è passata attraverso le seguenti principali ed evolutive tappe: leggi di Mendel – aspramente combattute ed avversate - e loro riscoperta; teoria cromosomica (i geni sono localizzati nei cromosomi): aspramente combattuta ed avversata fu, poi, dimostrata da Th. H. Morgan e collaboratori; teoria sintetica dell’evoluzione (grazie ai dati della Genetica applicati all’interpretazione teorica delle cause del processo evolutivo): aspramente avversata soprattutto da parte di ambienti religiosi, costituisce una bussola nelle Scienze e nei Fenomeni della Vita; la scoperta del DNA e la teoria della doppia elica velocemente dimostrata; decifrazione del codice genetico. Ebbene fino a questo punto, il quadro di insieme della Genetica (l’armonia in seno ad essa, tanto teorica quanto di attività con, ad esempio, la pratica intelligente e pacifica dell’incrocio; gli scopi, il significato, il contenuto conoscitivo di essa, coerenti e integrati) restava intatto. Ad un certo punto si è arrivati a comprendere - prima teoricamente, poi sperimentalmente - che a livello molecolare, vi è la divergenza tra i fatti puramente fisico-chimici e i fenomeni vitali. Arrivati a comprendere. Cosa ottima. Sempre ottima. Nella realtà, però, tale divergenza non avviene. Resta, in seno alle cellule e all’organismo, l’unità inscindibile tra i fatti fisico-chimici e i fenomeni vitali. Ed anche ciò è conquista conoscitiva (teorico-sperimentale), scientifica in senso puro. Ottima. Luminosa. Ma ecco che, approfittando di tali conoscenze, arriva l’ingegneria genetica …. cioè la manipolazione diretta del genotipo! Del patrimonio genetico! Dei geni! L’andare a toccare e manipolare l’intimo della materia vivente!!! Ed ecco spiegato l’equivoco. Il lato “cattivo” della Genetica. Che a ben vedere non esiste. Nel senso che l’ingegneria genetica è una esagerazione. “…. cercando di scoprire le leggi che governano le somiglianze e le differenze negli individui …. “ dice Bateson (a cui l’odierna Genetica ancora si riferisce, notare bene!). Se bisogna scoprirle le leggi, l’intimo della materia non va sfottuto. O no? Ecco spiegato l’equivoco. La Genetica è buona. L’ingegneria genetica, molto meno! 
Del resto, quando si dice che chi è contro l’ingegneria genetica ed in particolare contro gli OGM si fa prendere dall’ ”ideologia”, si dice una cosa non corrispondente al vero. Come abbiamo visto, infatti, si tratta di fare la storia di una scienza e constatarne gli sviluppi, compatibili o in contraddizione con la natura della scienza stessa. 
Mia madre (campionessa d’Olismo), che 10 anni fa, ha avuto il Male del Secolo, da anni gode di ottima salute, avendo superato il tutto. Oggi è come tutti gli altri, tutti noi. Con le stesse probabilità di salute o di malattia di tutti. Il tutto l’ha superato. E come ha imparato dalla sua esperienza, ed io sono d’accordissimo, esistono da una parte i medici (che le hanno salvato la vita) e dall’altra – come dice lei – i “medici meccanici” (che chissà che fine le avrebbero fatto fare!). Ebbene io credo che bisogna imparare a distinguere proprio questo: tra medici e medici-meccanici, tra biologi e biologi-meccanici, tra agronomi e agronomi-meccanici, tra naturalisti e naturalisti-meccanici. E la Genetica (con la sua bontà che rischia spesso d’essere alterata dal meccanicismo o bio-meccanicismo che dir si voglia) può essere un buon terreno di allenamento. E se poi ci aggiungiamo lo studio dei Paradigmi di Conoscenza (l’Olismo - nemico del Meccanicismo - e il Riduzionismo - compagno di merenda del Meccanicismo) ancora meglio.  

venerdì 20 ottobre 2017

L'Olismo nelle Scienze Agrarie - 10




Post 186
L’Olismo nelle Scienze Agrarie – 10

…….. continuando la serie (vedi): 

di una risposta lunga e articolata che ho dato ad un laureando in Agraria e cittadino impegnato, che mi è venuto a trovare, cercherò ora di farne una sintesi. Essa si inscrive perfettamente in questa serie di post ed ha una valenza oltre che specialistica anche generale e culturale. Pertanto, buona lettura e buona riflessione. A presto. E ad maiora! Luca Fortunato 

Il modello generale di Agricoltura inscritta nel Riduzionismo - che si esprime in varie forme: convenzionale, integrata, biologica ecc.- è, in fin dei conti, caratterizzata da una concezione strutturista e statica, a blocchi separati e separabili, delimitati e delimitabili di masse, di organismi, di energie, di tempi, di periodicità, di spazi ecc. Con interruzioni, fratture, spezzettamenti, separazioni, sostituzioni ecc. di masse, di organismi, di energie, di tempi, di periodicità, di spazi  ecc. Ovviamente la Scienza moderna e contemporanea (relatività di Einstein, meccanica quantistica, modello olografico, teoria dei sistemi, proprietà emergenti ecc.) ha sconfessato e sconfessa tutti i presupposti teorici di tale modello agricolo. Ed infatti, nella realtà, in pratica, se nel breve termine risultati possono anche aversi, è dimostrato che nel lungo termine (ma nemmeno tanto lungo) i risultati svaniscono (perdita di biodiversità, erosione genetica, perdita di sostanza organica dei suoli, perdita di fertilità e stabilità dei suoli, perdita di qualità organolettiche dei prodotti, perdita della capacità di resistenza-resilienza degli agro-ecosistemi, eccessivo consumo idrico, risvolti inquinanti da fitofarmaci, diserbanti ecc.). Dunque anche il costo energetico-ecologico-economico-salutistico-sociale di quegli stessi risultati è insostenibile.

Invece, il modello generale di Agricoltura inscritta nell’Olismo – che si esprime attualmente e compiutamente nella Agroecologia – vedi in particolare i post n. 181 e 182  -  con esperienze di successo in diversi Paesi del Mondo, ma che si esprime anche in altre forme in corso di definizione teorica per poi poter essere sperimentate – è, in fin dei conti, caratterizzata da quanto segue:

dal noto libro “Il punto di Svolta” del fisico Fritjof Capra:

[….] Nella futura elaborazione della nuova visione del mondo olistica, è probabile che la nozione di ritmo sia destinata a svolgere un ruolo molto fondamentale. L’approccio sistemico ha dimostrato che gli organismi viventi sono intrinsecamente dinamici, le loro forme visibili essendo manifestazioni stabili di processi sottostanti. Processo e stabilità sono però compatibili solo se i processi formano modelli ritmici: fluttuazioni, oscillazioni, vibrazioni, onde. La nuova biologia dei sistemi dimostra che le fluttuazioni sono cruciali nella dinamica della auto-organizzazione. Esse sono la base dell’ordine nel mondo vivente: le strutture ordinate derivano da modelli ritmici. Il passaggio concettuale dalla struttura al ritmo può essere estremamente utile nei nostri tentativi di trovare una descrizione unificante della natura. Modelli ritmici pare siano manifesti a tutti i livelli. Gli atomi sono modelli di onde di probabilità, le molecole sono strutture vibranti, e gli organismi sono modelli multidimensionali, interdipendenti, di fluttuazioni. Piante, animali ed esseri umani sono soggetti a cicli di attività e di quiete, e tutte le loro funzioni fisiologiche oscillano in ritmi di varia periodicità. I componenti di ecosistemi sono interconnessi attraverso scambi ciclici di materia e di energia; le civiltà ascendono e cadono in cicli evolutivi, e il pianeta nella sua totalità ha i suoi ritmi e i suoi ricorsi mentre ruota attorno al suo asse e orbita intorno al Sole. [….] 

Riprendendo il mio discorso del post:
è ovvio che la cattiva politica cioè quella dallo sguardo breve, corto, da elezioni, dal consenso facile ecc. va a favorire il modello generale di Agricoltura inscritta nel Riduzionismo, continuando a fargli fare danno. Quando e se, invece, avremo la Buona Politica, vedremo che sarà il modello generale di Agricoltura inscritta nell’Olismo ad essere favorito, modello che intanto continua a lavorare e ad avere risultati veri. E questo è il vero paradosso agricolo di Oggi. 

Buon week-end. A tutti.