Mission del Blog: esprimere libere opinioni su fatti di cronaca ritenuti significativi circa la Sfida, in corso da tempo, tra i Paradigmi dominanti del Nostro Tempo: da una parte, il Riduzionismo (il Tutto è uguale, riducibile, alla somma e alle relazioni delle parti di cui è composto), dall’altra l’Olismo (il Tutto è maggiore della somma e delle relazioni delle parti di cui è composto). Il Riduzionismo, paradigma analitico, razionale, algoritmico, induttivo, lineare. L’Olismo, paradigma sintetico, intuitivo, euristico, deduttivo, non-lineare. Con tutte le conseguenze (teoriche, filosofiche, gnoseologiche, epistemologiche, metodologiche, pratiche, lavorative, quotidiane) che ne conseguono …. (e ne devono conseguire …. legittimamente e liberamente ….. per il progresso della Società …..)

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sabato 2 maggio 2026

sabato 24 gennaio 2026

Prosciutto cotto cancerogeno, alcool cancerogeno,.....

Post 700

Prosciutto cotto cancerogeno, alcool cancerogeno,.....




Post pubblicato anche sul mio profilo Facebook

Quanta ansia in molti cittadini per sto bombardamento mediatico di questi ultimi giorni su temi così delicati ....

Buongiorno amici, stamattina sono stato interessato circa questi temi nel senso: l'Olismo come vede la questione?

Vi dico questo:

ricordo che martedì, esce il 1° volume del Manuale Tecnico Applicare l'Olismo (della mia attuale e indipendente attività editoriale, futura attività imprenditoriale editoriale -formativa) che è il volume generale e introduttivo (martedì farò il post con i contatti per ricevere le info sui formati del libro, le modalità di acquisto, ecc.).

Poi ad aprile uscirà il 2° volume, e poi ancora a dicembre uscirà il 3° volume. Il 2° e il 3° saranno i volumi specialistici e di settore (Olismo in Economia, Sanità, Agricoltura, Ecologia, Urbanistica, Diritto, Informatica e AI, Pubblica Amministrazione, ecc.) con schemi pratico-applicativi ed esperienze professionali.

Ebbene in questi volumi specialistici troverete anche il punto di vista olistico su questi temi, su queste notizie, che peraltro non sono una novità vera. Ad ogni modo, i temi vengono trattati nell'opera, eccome (tra l'altro su questi temi - come su alcuni altri - sono coinvolto sia come olista generale sia come olista di settore: noi agronomi ci occupiamo anche di agroalimentare).

Ovviamente, l'Olismo i dati oggettivi delle ricerche scientifiche in merito li interpreta in un modo diverso. E l'interpretazione dell'Olismo - senza ridurre la portata delle notizie di rischio per la salute - mostra come al Riduzionismo o allo pseudo-olismo sfuggano diverse cose in merito al senso di questi studi.

Non dico che l'Olismo rassereni, questo no, ma insomma ....

Nel frattempo, prima dell'uscita dei volumi come da calendario, sono disponibile a incontri tecnici (per quel che potrei. Volentieri. Contattatemi eventualmente su WhatsApp 389.4238195 o su Messenger e ci si può organizzare).

Un saluto e alle prossime.

Luca Fortunato - (Matera)

P.S. a proposito, ieri ho mangiato un gustoso panino con il prosciutto cotto (passato sulla griglia), formaggio caprino, lattuga e pomodorini accompagnato con un buon bicchiere di vino rosso. Esperienza da ripetere, ogni tanto.

😀

E statv bun

 

martedì 30 gennaio 2018

Altri aspetti d'Olismo



Post 207

Altri aspetti d’Olismo 

Diversi di voi lettori mi hanno posto, in sostanza, le stesse esigenze di approfondimento e di chiarimento su 3 aspetti di cui, in effetti, non vi è molta bibliografia né pareri personali diretti. Ma come potrete vedere … io qualche mia idea ce l’ho sempre! e qualcosa di altri, in sintonia con la mia testa, la trovo sempre! A parte gli scherzi, ora trovo il tempo per soddisfare alcuni di voi lettori anche sugli aspetti che seguono. Completando il fuoriprogramma di questo “caldo” gennaio! Occorre tuttavia, prima del post vero e proprio, che io faccia una esplicita precisazione: gli argomenti che seguono li  affronto solo ed esclusivamente a titolo di cittadino cultore di Olismo informato di certe cose, essendo gli argomenti collocati oltre i miei studi ed oltre le mie competenze. Metto semplicemente a disposizione dei lettori del blog alcuni “pezzi” della mia personale biblioteca olistica che ho tirato su in diversi anni. Questo sì, e con piacere. Pertanto il mio post va preso come uno spunto di riflessione culturale e magari anche come un’occasione per iniziare un vostro personale percorso di studio e di pratica il quale, però, è bene preveda la consulenza di precise e specifiche figure professionali competenti ed esperte in materia.  Buona lettura. E come sempre, ad maiora! Luca Fortunato
    
1. il primo argomento-domanda è il seguente (sintetizzo da diverse mail): quel’è il rapporto, in generale, tra l’Olismo e le Religioni, l’Ateismo e l’Agnosticismo?

Personalmente, ho sempre pensato che il rapporto tra l’Olismo e l’Ateismo, così come il rapporto tra l’Olismo e l’Agnosticismo, così come il rapporto tra l’Olismo e le Religioni non-teistiche (cioè quelle in cui non c’è Dio, vale a dire il Taoismo, il Buddhismo, lo Zen ecc.) sia un rapporto di compatibilità o comunque di amicizia mentre il rapporto tra l’Olismo e le Religioni teistiche (Cristianesimo, Ebraismo ecc.) sia un rapporto seriamente problematico (il che non vuol dire che a chi segua una religione teistica gli sia preclusa la comprensione dell’Olismo ma non si può nemmeno negare che un certo problema esista). Ed effettivamente, pur non essendo un esperto di questi rapporti ma essendo comunque una persona che studia Olismo ed esercita Olismo da ben 18 anni a questa parte, trovo conferma, diciamo così, della mia tesi in un autorevole passo di testo, che vi riporto, con l’augurio che qualche chiarimento possa effettivamente darvelo (consigliandovi, comunque, l’intera lettura del libro da cui l’ ho tratto):
Dal libro “YIN e YANG – L’armonia taoista degli opposti” di J.C. Cooper , Ubaldini Editore – Roma (1982):
[…] Parlando in senso generale, le religioni dell’Oriente, in particolare il taoismo e il buddhismo, fedi non teistiche, seguono il sentiero della conoscenza, della gnosi e della comprensione, mentre le religioni teistiche postulano un Dio personale, scelgono il sentiero della devozione e del sacrificio: la via della bhakti. Le religioni teistiche, per definizione, devono comunque postulare l’esistenza di un Dio creatore, dogma dal quale le tradizioni non teistiche si dissociano nettamente, sostenendo che la divinità è di per sé al di là di qualsiasi definizione e comunque al di là della sfera in cui agisce la mente umana; […] Le religioni monoteiste si preoccupano largamente dell’incontro dell’uomo con Dio, in una prospettiva che si può definire esteriore, mentre le religioni orientali insegnano che l’uomo può scoprire il divino all’interno di sé e di tutte le cose. In senso generale, si può affermare che la via delle tradizioni monoteiste è la via della rinuncia e della devozione, mentre la via delle religioni non teistiche è quella della conoscenza e dell’accettazione. [….]

2. il secondo argomento-domanda è il seguente (sintetizzo da diverse mail): quel’è il rapporto tra l’Olismo e la Medicina?

Dal libro “Il Punto di Svolta” di Fritjof Capra (1982):
Capitolo 10 “Totalità e salute”:
Per sviluppare un approccio olistico alla salute che sia in accordo con la nuova fisica e con la concezione degli organismi viventi propria della teoria dei sistemi, non c’è bisogno che ripartiamo da zero, ma possiamo imparare da modelli medici esistenti in altre culture. […] Una differenza molto vistosa fra l’approccio orientale e l’approccio occidentale ai problemi della salute è che, nella società dell’Estremo Oriente in generale, la conoscenza soggettiva è molto apprezzata. Persino in un paese scientifico moderno come il Giappone si attribuisce grande valore all’esperienza soggettiva [….] Una conseguenza di questo atteggiamento è una tipica mancanza di interesse, nei medici dell’Asia Orientale, della quantificazione […] Per esempio, i medici kampo non misurano la temperatura nei pazienti ma prendono nota della loro sensazione soggettiva di avere la febbre; i farmaci vegetali sono misurati in modo molto grossolano in scatolette senza l’uso della bilancia, e poi sono mescolati assieme. Né si misura la durata della terapia con l’agopuntura, ma la si determina semplicemente chiedendo al paziente come si sente. [….] Una valutazione più adeguata della conoscenza soggettiva è senza dubbio una cosa che potremmo imparare dall’Oriente. Dal tempo di Galileo, di Descartes e di Newton la nostra cultura è stata sempre così ossessionata dalla conoscenza razionale, dall’obiettività e dalla quantificazione che noi abbiamo perduto ogni sicurezza nel trattare con valori umani e con l’esperienza umana. In medicina intuizione e conoscenza soggettiva vengono usate da ogni buon medico, ma questo fatto non viene riconosciuto nella letteratura professionale né viene insegnato nelle nostre facoltà di medicina. Al contrario, i criteri per l’ammissione alla maggior parte delle scuole mediche escludono proprio coloro che avrebbero le doti migliori per praticare la medicina intuitivamente. […] Nella nostra società un approccio veramente olistico dovrà invece riconoscere che l’ambiente creato dal nostro sistema economico e sociale, fondato sulla visione del mondo frammentata e riduzionistica del cartesianesimo, è diventato una delle minacce più gravi alla nostra salute. [….]
Io da semplice cittadino mi trovo d’accordo con quanto scritto dal fisico Fritjof Capra  anche perché ho constatato l’inadeguatezza dei concetti riduzionistico-razionalistico-occidentali di “salute” e di “malattia” in storie di persone che conosco ed a cui, invece, la medicina orientale (basata soprattutto sullo YIN e sullo YANG) ha meglio risposto (sia in teoria che in pratica) migliorando per davvero le loro situazioni: esempio n. 1: un atleta (maratoneta) affetto da diabete. Se la medicina occidentale lo considera malato (perché diabetico), non riesce poi a spiegare come faccia a correre e a vincere le maratone! Se invece lo considera in buona salute (perché atleta), non spiega poi di come abbia sempre bisogno di punture d’insulina. Esempio n. 2: una donna (incinta) affetta da SM (sclerosi multipla). Se la medicina occidentale la considera malata (perché ha la SM), non riesce poi a spiegare come mai metterà al mondo un bambino. Se invece la considera in buona salute (perché fertile ed incinta), non riesce poi a spiegare come mai abbia la SM. Esempio n. 3: un ragazzino, genio della Matematica ed autistico. Se la medicina e la psicologia occidentali lo considerano malato (in quanto autistico), non riescono a spiegare il suo genio matematico. Se invece lo considerano sano (vista la sua mente matematica eccezionale), non riescono a spiegare come mai egli abbia sempre bisogno di assistenza e accompagnamento e aiuto nelle svolgimento delle più banali attività quotidiane. Esempio n. 4: una donna forte, allegra, solare e dinamica affetta da cancro. Se la medicina occidentale la considera malata (perché ha il cancro), non riesce a spiegare la sua vitalità. Se invece la considera in buona salute (per la sua vitalità), non riesce a spiegare il suo cancro. Esempio n. 5: un uomo sistemato, ricco e potente, marito e padre, socio e amico. Ma nervoso, ansioso, insaziabile, onnipresente ed anche depresso, triste, infelice, con lo sguardo teso, il sorriso recitato ecc. Se la medicina e la “cultura” occidentali lo considerano sano e di successo, non riescono poi a spiegarsi la sua sofferenza psichica. Se invece lo considerano sofferente psichicamente, non riescono poi a spiegarsi le sue capacità, le sue qualità ed i suoi risultati tanto privati quanto sociali. E quindi riprendiamo il testo di Fritjof Capra:
[….] Negli ultimi trecento anni la nostra cultura è stata dominata dalla concezione del corpo umano come macchina, da analizzarsi nelle sue varie parti. La mente è separata dal corpo, la malattia è vista come un cattivo funzionamento di meccanismi biologici, e la salute è definita come assenza di malattia. Questa concezione oggi viene lentamente eclissata da una concezione olistica ed ecologica del mondo che vede nell’universo non una macchina ma piuttosto un sistema vivente, concezione che insiste sull’essenziale interrelazione e interdipendenza di tutti i fenomeni […] La salute è in realtà un fenomeno multidimensionale implicante aspetti fisici, psicologici e sociali interdipendenti. La rappresentazione usuale della salute e della malattia come estremi opposti di un continuo unidimensionale è del tutto sviante. La malattia fisica può essere controbilanciata da un atteggiamento mentale positivo e da sostegno sociale, rendendo così possibile uno stato complessivo di benessere. D’altra parte problemi emotivi o l’isolamento sociale possono dare a una persona un senso di malessere nonostante buone condizioni fisiche […] possiamo discernere tre concetti di salute interdipendenti: salute individuale, sociale ed ecologica. Ciò che è patologico per l’individuo lo è in generale anche per la società e per l’ecosistema in cui esso è inserito […]

3. il terzo argomento-domanda è il seguente (sintetizzo da diverse mail): qual è il rapporto, in generale, tra l’Olismo e il rispetto degli animali? e tra l’Olismo e le diverse diete?

Qui si aprirebbe un mare di questioni. Tirando in ballo diversi argomenti correlati come anche l’essere vegetariani, l’essere vegani, l’essere animalisti ecc. Lascio volentieri, ad altri, simili argomenti e posizioni e scelte, verso cui nutro il più profondo rispetto, sia ben chiaro, ma da cui prendo anche la più netta distanza e per un motivo molto semplice: non c’entrano nulla con l’Olismo! Nonostante certe propagande vogliano far passare il messaggio opposto. E non c’entrano nulla per un motivo scientifico che si sposa con l’Olismo ma non affatto con esse, vale a dire: la Neurobiologia Vegetale (consiglio a tal proposito la lettura del libro: “Verde brillante -Sensibilità e Intelligenza del mondo vegetale”, di Stefano Mancuso e Alessandra Viola - Giunti editore) dimostra che anche le piante (e non solo gli animali, dunque) sono esseri viventi sensienti ed intelligenti. Di conseguenza, per pura logica, non vi è differenza etica tra l’uccidere un pollo e l’affettare una mela; tra l’uccidere un maiale ed il tritare sedano, carota e cipolla; tra il tosare una pecora e il potare un ciliegio; tra l’abbattere un toro e l’abbattere una quercia; ecc. I vegetali non sono altro rispetto agli animali in termini di capacità sensoriale e intelligenza. La differenza, la scissione, nel senso chiarito, tra animali e vegetali la si poteva sostenere (e la si è sostenuta) prima della nascita della Neurobiologia Vegetale e soprattutto prima delle sue dimostrazioni. Ora non è più possibile (sempre che si voglia seguire il progresso della Scienza che tra l’altro ha confermato le antiche intuizioni olistiche, soprattutto orientali). Per l’Olismo (scientificamente fondato, dunque) tutti gli esseri viventi sono un unicum. Altra questione, invece, è trattare con il maggior rispetto possibile gli animali e le piante quando per reale necessità ce ne dobbiamo cibare o dobbiamo trarre da loro altro tipo di utilità (lana, peli, pelli, ossa; legno, corteccia ecc.). Limitare il più possibile la loro sofferenza. Questo sì. Con accorgimenti e tecnologie e tecniche adeguate. Questo è senz’altro un impegno ed un obiettivo da perseguire. Ma è altra cosa. Così come altra questione è certamente il dover limitare il consumo di carne rossa (e specialmente lavorata) a favore di un maggior consumo di carne bianca e di pesce e, più in generale, il dover limitare proprio il consumo di carne a favore di un maggior consumo di vegetali (verdura, legumi, frutta); il limitare il consumo di grassi di origine animale (burro, ad esempio) a favore di un maggior consumo di grassi di origine vegetale (olio extravergine di oliva, per esempio); ecc. Ma una cosa è limitare altra cosa è abolire, l’abolire del tutto la carne ed il pesce così come addirittura i derivati animali (uova, latte ecc.). Abolizioni del genere vanno contro l’oggettiva e fisiologica condizione onnivora dell’essere umano. E francamente regimi dietetici non-onnivori non mi sembrano proprio un qualcosa di “olistico”, anzi …. semmai proprio il contrario! Qualcosa di parziale, frammentato, scisso, ridotto, non-complesso, non-completo. Anche perché qualcuno mi dovrebbe proprio spiegare come mai, poi, sotto l’aspetto psicologico-culturale (aspetto che va sempre tenuto presente in un approccio autenticamente olistico e in un esercizio autenticamente olistico) vi è bisogno (comunque) della “bistecca” … seppur di soia! Del “latte” … seppur di soia o di riso! Della “pelliccia” …. seppur ecologica! ecc. Evidentemente gli archetipi, anche simbolici, della Cultura Umana non sono così facili da sradicare, ….. forse perché non vanno sradicati? Altra questione ancora è la caccia. Ho detto prima, reale necessità di cibarsi e o trarre altra utilità quali lana, peli, pelli ecc. Reale necessità: ce l’aveva l’uomo preistorico. Quanto all’esigenza psicologica odierna, che alcuni hanno ancora, di cacciare, di fare sport di caccia, che in sé è cosa sacrosanta, la si può soddisfare o soddisfare in parte (il che andrebbe comunque bene visto che di tempo dalla Preistoria ne è passato …) facendo come faceva mio nonno: armato di tutto punto (grazie anche alla mia collaborazione casalinga, non solo di battuta: mi piaceva pulire e lucidare il fucile, riempire le cartucce con l’apposita macchinetta, ingrassare il cuoio della cinghia ecc.) scovava la volpe, la lepre, il colombaccio, l’upupa ecc. ma sul punto di sparare all’animale, alzava la canna del fucile e sparava più in alto. Caccia sportiva, appunto. Il bello era andar per boschi, macchie, radure ecc. Il bello era intuire dove potesse trovarsi l’animale, leggerne le tracce, i segni e i suoni nell’ambiente, immaginarne il comportamento di spostamento o di fuga e, poi, per poi, riuscire a trovarlo, a scovarlo e stanarlo. Ma la cosa davvero bella era lasciarlo vivere (non avevamo bisogno d’ucciderlo. Ed eravamo a casa sua. A casa nostra, nella casa degli esseri umani, il pasto già ci attendeva). Era una “caccia” civile e dignitosa. D’altri tempi. Di uomini d’altri tempi. Mio nonno era di Destra. La Destra buona. Ed insieme a me, che ero già di Sinistra (… buona anche la mia), era imbattibile. Eravamo un duo perfetto. Ed anche olistico, se ci pensate bene! 


sabato 12 marzo 2016

Miscellanea del Nuovo Mondo

Post n. 34: 
Miscellanea del Nuovo Mondo 
Rassegna finale di arricchimento del blog di esempi emblematici di quella rivoluzione culturale, paradigmatica e metodologica che esiste nei libri e nelle menti di molti - e da molto tempo - ed anche nelle parole, nei proclami, nelle propagande e negli slogan di alcuni. Ma che esiste anche di fatto cioè nella pratica di vita e di lavoro ancora di troppo pochi virtuosi. Del resto, è interessante notare come la filosofia e la teoria diventano metodo e pratica (nella scienza, in agricoltura, in società ecc.). La sfida, pertanto, è di rendere la rivoluzione culturale, paradigmatica e metodologica diffusa e generale tanto sul piano teorico quanto e soprattutto sul piano pratico. Ed in merito alla sua diffusione qualcosa di nuovo sta accadendo. E continuerà ad accadere. I miei futuri libri (il primo esce quest’anno) tratteranno di mie specifiche esperienze e di mie inedite, nuove ed originali idee e proposte in seno a tutto ciò. Con la speranza che - insieme ad altri autori originali con i loro libri originali, già scritti o che verranno scritti, sugli stessi temi o su altri temi – si possa contribuire, in modo certamente umile ma in modo altrettanto certamente serio ed incisivo -  a rendere la nostra Società migliore, oltre le banalità da una parte ed oltre le pericolosità dall’altra. Buona lettura. Ai miei libri. Luca Fortunato

1)Henri Bergson (filosofo, 1859 – 1941) in “L’evoluzione creatrice” (1907):

[…] Cerchiamo inutilmente di costringere il vivente nei nostri schemi. Tutti gli schemi cedono. Sono troppo stretti, soprattutto troppo rigidi per quello che vorremmo mettervi. […]
[…] Consideriamo il più stabile degli stati interni, la percezione visiva di un oggetto esterno immobile. L’oggetto può certamente rimanere lo stesso, io posso certamente guardarlo dallo stesso lato, sotto la stessa angolazione, nella stessa luce: la visione che ne ho differisce nondimeno da quella che ne ho appena avuto, se non fosse altro perché è invecchiata di un istante. La mia memoria è lì, a spingere qualcosa di quel passato in questo presente. Il mio stato d’animo, procedendo sulla strada del tempo, si riempie di continuo della durata che raccoglie: cresce su se stesso, per così dire, come una palla di neve. […]
[…] Certamente l’operazione mediante la quale la scienza isola e chiude un sistema non è un’operazione completamente artificiale. Se non avesse un fondamento oggettivo, non potremmo spiegarci come fa ad essere così appropriata in certi casi, e impossibile in altri. Vedremo che la materia ha una tendenza a costruire dei sistemi isolabili, che si possono trattare geometricamente. E’ anzi proprio in base a questa tendenza che noi la definiamo. Ma è solo una tendenza. La materia non va fino in fondo, e l’isolamento non è mai completo. Se la scienza va fino in fondo e isola completamente, è per comodità di studio. […]
[…] l’essere vivente si distingue da tutto quello che la percezione o la scienza isola o chiude artificialmente. Sbaglieremmo dunque se lo paragonassimo ad un oggetto. Se volessimo cercare nell’inorganico un termine di paragone, non è a un oggetto materiale determinato, ma piuttosto alla totalità dell’universo materiale che dovremmo paragonare l’organismo vivente. È vero che il paragone non servirebbe a molto, poiché un essere vivente è un essere osservabile, mentre il tutto dell’universo è costruito o ricostruito dal pensiero. Ma almeno la nostra attenzione sarebbe così indirizzata sul carattere essenziale dell’organicità. Come l’universo nel suo insieme, come ogni essere cosciente distinto, l’organismo che vive è qualcosa che dura. Il suo passato si prolunga interamente nel suo presente, vi resta attuale e attivo. Come farebbe, altrimenti, ad attraversare delle fasi ben regolate, a cambiare età, insomma ad avere una storia? […]
[…] Non sarà difficile dimostrarci che un albero non invecchia, poiché i suoi ultimi rami sono sempre giovani, sempre capaci di generare, per talea, dei nuovi alberi. Ma in un simile organismo – che del resto è più una società che un individuo – qualcosa invecchia, se non altro le foglie e l’interno del tronco. E ogni cellula, considerata a parte, evolve in una data maniera. Dovunque viva qualcosa, vi è, aperto a una pagina, un registro in cui viene iscritto il tempo. […]
[…] La posizione dei punti materiali di un sistema definito e isolato dalla scienza è determinata dalla posizione di questi stessi punti nel momento immediatamente precedente. In altri termini, le leggi che reggono la materia inorganica sono esprimibili, in linea di principio, mediante equazioni differenziali in cui il tempo (nel senso in cui il matematico intende questo termine) giocherebbe il ruolo di variabile indipendente. E’ così anche per le leggi della vita? Lo stato di un corpo vivente può essere spiegato completamente dallo stato immediatamente precedente? Si, se si decide, a priori, di equiparare il corpo vivente agli altri corpi della natura e di identificarlo, a giustificazione della propria tesi, con i sistemi artificiali su cui operano il chimico, il fisico e l’astronomo. Ma in astronomia, in fisica e in chimica la proposizione ha un senso ben determinato: essa significa che certi aspetti del presente, importanti per la scienza, sono calcolabili in funzione del passato immediato. Nulla di simile nel campo della vita. Qui il calcolo può funzionare, tutt’al più, per certi fenomeni di distruzione organica. Al contrario, per quanto riguarda la creazione organica e i fenomeni evolutivi che costituiscono propriamente la vita, non ci sembra in alcun modo possibile sottoporli a un trattamento matematico. […]

2)Paul K. Feyerabend (filosofo, 1924-1994) in “Contro il metodo” (1975):

[…] il mondo che desideriamo esplorare è un’entità in gran parte sconosciuta. Dobbiamo perciò mantenere aperte le nostre scelte e non dobbiamo fissarci limiti in anticipo. […]
[…] l’idea di un metodo che contenga principi fermi ed immutabili e assolutamente vincolanti come guida nell’attività scientifica si imbatte in difficoltà considerevoli quando viene messa a confronto con i risultati della ricerca storica. Troviamo infatti che non c’è una singola norma, per quanto plausibile e per quanto saldamente vincolata nell’epistemologia, che non sia stata violata in qualche circostanza. Diviene evidente anche che tali violazioni non sono eventi accidentali, che non sono il risultato di un sapere insufficiente o di disattenzioni che avrebbero potuto essere evitate. Al contrario, vediamo che tali violazioni sono necessarie per il progresso scientifico. […]
[…] l’idea di un metodo fisso, o di una teoria fissa della razionalità, poggia su una visione troppo ingenua dell’uomo e del suo ambiente sociale. Per coloro che non vogliono ignorare il ricco materiale fornito dalla storia, e che non si propongono di impoverirlo per compiacere ai loro istinti più bassi, alla loro brama di sicurezza intellettuale nella forma della chiarezza, della precisione, dell’”obiettività”, della “verità”, diventerà chiaro che c’è un solo principio che possa essere difeso in tutte le circostanze e in tutte le fasi dello sviluppo umano. E’ il principio: qualsiasi cosa può andar bene. […]
[…] la separazione di scienza e non scienza è non soltanto artificiale ma anche dannosa per il progresso della conoscenza. Se desideriamo comprendere la natura, se vogliamo padroneggiare il nostro ambiente fisico, dobbiamo usare tutte le idee, tutti i metodi e non soltanto una piccola parte di essi. […]
[…] La scienza moderna, d’altra parte, non è affatto così difficile e così perfetta come la propaganda scientifica vorrebbe farci credere. Una disciplina come la medicina, la fisica, o la biologia ci appare difficile solo perché viene insegnata male, perché l’istruzione standard è piena di materiale ridondante e perché l’insegnamento di queste scienze comincia troppo tardi nella vita. […]

3) Edward de Bono (medico e psicologo, 1933) in “Il pensiero laterale”(1967):

[…] l’imprevedibilità stessa delle idee nuove sta ad indicare che esse non sono necessariamente il risultato di ragionamenti logici. […]
[…] Se il pensiero laterale sceglie il caos, è perché vuol servirsene come metodo, e non perché rifiuta di adottare un metodo qualsiasi […]
[…] La elaborazione completa di una teoria può richiedere anni di duro lavoro, ma il principio ispiratore può nascere da una improvvisa illuminazione interiore […]
[…] La scienza annovera schiere di zelantissimi cultori che affrontano il lavoro con logica e meticolosità impeccabili, ma che probabilmente non riusciranno mai a concepire un’idea originale […]
[…] La logica ha, per sua natura, l’esigenza di controllare e collaudare il pensiero in ogni sua fase. Il pensiero laterale invece non richiede sempre la consequenzialità: quel che interessa è che la conclusione finale sia esatta. Pensare lateralmente vuol dire calarsi nella palude e percorrerla fino a scoprire un sentiero naturale. Il bisogno di essere conseguenti in ogni momento e in ogni stadio è probabilmente il più grosso ostacolo alla scoperta di soluzioni nuove. […]
[…] Nessun dubbio che i popoli occidentali debbano la loro efficienza e il loro progresso al metodo matematico, ma ci sono aspetti dell’attività mentale che non possono essere elaborati con questo metodo. Risulta molto più utile alternare, a periodi di elaborazione rigida, periodi di fluidità creativa. L’inconveniente più grosso, nelle classificazioni, deriva dalla propensione dell’intelletto umano a formulare definizioni statiche. Esso considera il “grigio” come qualcosa di precisamente definito e non soltanto come un momento del passaggio dal nero al bianco. La differenza tra una definizione statica ed una dinamica è che quest’ultima non è affatto una definizione, ma una mera possibilità. La fluidità del possibile non impedisce l’emergere di idee nuove, come invece fa la rigidità dell’essere. […]
[…] possiamo esaminare la struttura di un edificio seguendo i progetti dell’architetto, piano per piano, e passandone in rassegna metodicamente i particolari. C’è però un altro modo di esaminare l’edificio e consiste nel girargli attorno e guardarlo da tutte le angolazioni possibili. Alcuni aspetti della costruzione sfuggiranno, ma alla fine se ne sarà acquisita una buona conoscenza generale, una conoscenza forse migliore di quella ottenibile con l’esame particolareggiato del progetto […]  

4) Fritjof Capra (fisico, 1939) in “Il Punto di Svolta” (1982):

[…] All’inizio della fisica moderna si pone la straordinaria impresa intellettuale di un uomo solo: Albert Einstein. [...]
[…] Dai mutamenti rivoluzionari nei nostri concetti di realtà che furono provocati dalla fisica moderna, sta emergendo oggi una visione del mondo coerente [...]
[…] In contrasto con la concezione meccanicistica cartesiana del mondo, la visione del mondo che emerge dalla fisica moderna può essere caratterizzata con parole come organica, olistica, ecologica […]
[…] In biologia la visione cartesiana degli organismi viventi come macchine, costruite con parti separate, fornisce ancora la cornice concettuale dominante […] la convinzione che tutti gli aspetti degli organismi viventi possano essere compresi riducendoli ai loro componenti minimi e studiando i meccanismi mediante i quali tali componenti minimi interagiscono tra loro, è ancora alla base della maggior parte del pensiero biologico contemporaneo […] i problemi che i biologi non sono in grado di risolvere oggi, a quanto pare in conseguenza della ristrettezza e della frammentazione del loro approccio, sembrano essere tutti connessi alla funzione dei sistemi viventi come totalità e alle loro interazioni con il loro ambiente […]
[…] In che modo questa situazione si avvia dunque a cambiare? Io credo che il mutamento avrà luogo attraverso la medicina. […]
[…] Poiché la medicina occidentale ha adottato l’ approccio riduzionistico della biologia moderna, aderendo alla visione cartesiana e trascurando di trattare il paziente come un tutto, i medici oggi sono incapaci di capire, o di curare, molte fra le principali malattie del nostro tempo […]
[…] Il superamento del modello cartesiano equivarrà a una rivoluzione importante nella scienza medica, e poiché le ricerche mediche attuali sono strettamente connesse – tanto concettualmente quanto nella loro organizzazione – a ricerche in biologia, una tale rivoluzione avrà inevitabilmente un forte impatto sull’ulteriore sviluppo della biologia. […]
[…] Un suolo fertile è un suolo vivente contenente miliardi di organismi vivi in ciascun centimetro cubo. E’ un ecosistema complesso in cui le sostanze essenziali alla vita passano ciclicamente dalle piante agli animali, ai batteri del suolo e di nuovo alle piante […]
La natura basilare del suolo vivente richiede che l’agricoltura, innanzitutto e soprattutto, preservi l’integrità dei grandi cicli ecologici. Questo principio era incarnato nei metodi agricoli tradizionali, che si fondavano su un rispetto profondo della vita […]
[…] Gli agricoltori non possono più coltivare o allevare ciò che viene suggerito dalla natura della terra o dai bisogni della gente, ma devono coltivare o allevare ciò che impone il mercato […]
[…] In questo sistema industrializzato, che tratta la materia viva come sostanze inanimate e che usa gli animali, rinchiusi in recinti o gabbie, come macchine, il processo della produzione è controllato quasi per intero dall’industria petrochimica […]
[…] Le informazioni sull’agricoltura chimica non hanno quasi alcun rapporto con i bisogni reali della terra […]
[…] Nonostante quest’indottrinamento massiccio da parte delle energy corporations, molti agricoltori hanno conservato il loro intuito ecologico […]
[…] Mentre l’ambientalismo superficiale è interessato ad un controllo e a una gestione più efficienti dell’ambiente naturale a beneficio dell’”uomo”, il movimento dell’ecologia profonda riconosce che l’equilibrio ecologico esige mutamenti profondi nella nostra percezione del ruolo degli esseri umani nell’ecosistema planetario […]
[…] L’ecologia profonda è sostenuta dalla scienza moderna e in particolare dal nuovo approccio sistemico, ma è radicata in una percezione della realtà che va al di là della cornice scientifica per attingere a una consapevolezza intuitiva dell’unità di ogni forma di vita, dell’interdipendenza delle sue molteplici manifestazioni e dei suoi cicli di mutamento e trasformazione […]