Mission del Blog: esprimere libere opinioni su fatti di cronaca ritenuti significativi circa la Sfida, in corso da tempo, tra i Paradigmi dominanti del Nostro Tempo: da una parte, il Riduzionismo (il Tutto è uguale, riducibile, alla somma e alle relazioni delle parti di cui è composto), dall’altra l’Olismo (il Tutto è maggiore della somma e delle relazioni delle parti di cui è composto). Il Riduzionismo, paradigma analitico, razionale, algoritmico, induttivo, lineare. L’Olismo, paradigma sintetico, intuitivo, euristico, deduttivo, non-lineare. Con tutte le conseguenze (teoriche, filosofiche, gnoseologiche, epistemologiche, metodologiche, pratiche, lavorative, quotidiane) che ne conseguono …. (e ne devono conseguire …. legittimamente e liberamente ….. per il progresso della Società …..)

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martedì 20 ottobre 2026

Scienza, Tecnica, Società – La Realtà non è riducibile alla Fisica

Post 929 

Scienza, Tecnica, Società  – La Realtà non è riducibile alla Fisica




Dal tavolo di lavoro, di redazione dei miei nuovi e futuri libri, per i lettori e gli amici che mi seguono, estraggo qualcosa di molto importante. Lo avevo promesso a molti, ed essendo arrivato al punto di redazione, colgo volentieri l’occasione.

Buona lettura del passo che segue, dunque. Vado a proseguire il lavoro di oggi e come sempre ad maiora! 

🤗

[…] Nessuna presunzione da parte mia, ma il problema mi era evidente. Anche perché umile allora come ora non essendo laureato in Fisica ma in Agraria (dove comunque si studia tanta Fisica, eccome, ed in più esami e in più occasioni) non ci dobbiamo dimenticare che una delle forme peggiori di Riduzionismo è quella di ridurre tutto alla Fisica (specialmente da parte dei fisici professionisti, ma non  solo): 

la Chimica non può essere ridotta alla Fisica, la Chimica ha dei contenuti propri, ed in più, rispetto alla Fisica e quindi non è riducibile ad essa (Olismo); così come la Biologia, per lo stesso motivo, non può essere ridotta alla Chimica, e meno che mai alla Fisica (ora, abbiamo la Biofisica, certo, che è cosa buona. Ma a chi è esperto di questioni paradigmatiche, saltano agli occhi certe forme di riduzionismo sempre presenti benché un po’ nascoste); e così via: l’Ecologia non può essere ridotta alla Biologia, e meno che mai alla Chimica e alla Fisica; così come l’Agraria non può essere ridotta all’Ecologia e meno che mai alla Biologia, alla Chimica, alla Fisica. 

La Realtà, insomma, naturale o artificiale che sia, non è riducibile alla Fisica! 

Che la Fisica non sia riducibile alla Matematica (comunque fondamenta delle fondamenta) è più facile da comprendere, anche per i non addetti ai lavori. Ma che la Realtà (totale o parziale che sia) non è riducibile alla Fisica è cosa un po’ più ostica, ma giusta. 

E quindi anche la tematica del Clima e dei suoi cambiamenti (esistenti) non è riducibile alla Fisica. Anche la tematica dell’Energia e delle sue fonti non è riducibile alla Fisica. E così via. 

La complessità in generale, e i sistemi complessi in particolare, non sono riducibili alla Fisica (e al lavoro dei Fisici, anche premi Nobel che possano essere. Anche perché ci sono gli altri premi Nobel – in Chimica, in Fisiologia e Medicina, in Economia, ecc. che certamente non gradiscono di essere “ridotti”😄). 

Ovviamente la Fisica resta fondamentale. Ma, appunto,  fondamentale. Ce ne sono di piani da costruire, e costruiti, sopra le fondamenta del Grande Edificio della Conoscenza! 

Poi, i miei appassionati studi di Olismo, appunto, hanno rafforzato il tutto e favorito quanto propongo nei presenti libri. Propongo. Ma ne leggerete delle belle (e comunque di inedite). E già si intravedono i loro risvolti utili, pratici, applicativi, tecnici, tecnologici, brevettabili. 

E ricordatevi: L’Olismo non nega il Riduzionismo, è il Riduzionismo che non conosce l’Olismo. 

[...]

Pubblicato anche sul profilo Facebook "Luca Fortunato" 

lunedì 14 novembre 2022

Energia nucleare: la IV generazione è da valutare

Post 406

Energia nucleare: la IV generazione è da valutare

(N.B. nuova serie di post “Generàlia”, vedi post 404, 405)

Tutto quello che ho sempre detto e scritto sul nucleare lo confermo pienamente. Ma occorre precisare e ricordare una cosa: tutto quello che ho sempre detto e scritto sul nucleare si riferiva al nucleare a fissione (sul nucleare a fusione è tutto un altro discorso). E nell’ambito della fissione nucleare, tutto quello che ho sempre detto e scritto si riferiva alla II e alla III generazione (la I generazione è stata costituita da prototipi). Dunque, sono stato e sarò sempre contrario alla produzione di energia derivante da reattori nucleari a fissione di II, e di III generazione. Per tutte le ragioni sempre espresse.

Ma il discorso sul nucleare a fissione di IV generazione è diverso. E dunque anche la mia posizione – da cittadino liberamente pensante – è diversa. Mi spiego in questo post.

Ma prima è necessario – seppure in modo sintetico e a livello di cittadini informati non certo di specialisti, ci mancherebbe – ricordare le generazioni di reattori nucleari (il tema di cui si parla):

Premessa generale:

le tipologie dei reattori nucleari a fissione si distinguono in funzione del fluido refrigerante utilizzato (acqua, acqua pesante, gas, metalli liquidi, sali fusi) e del moderatore (sostanza in grado di rallentare i neutroni, favorendo le fissioni: acqua, acqua pesante e grafite. Ma esistono anche reattori che funzionano senza moderazione e che vengono detti “reattori veloci”).

I generazione (prototipi):

il primo storico reattore nucleare si chiamava “Chicago-Pile 1” ed era costituito da blocchi di grafite purissima tra i quali erano inseriti cilindri di uranio naturale. Sviluppò una potenza di solo ½ Watt ed era privo sia di un sistema di raffreddamento che di uno scudo anti-radiazioni. L’operazione di rimozione delle barre di controllo con inizio della prima reazione a catena artificiale fu effettuata dal grande e geniale fisico italiano Enrico Fermi. L’esperimento avvenne nell’ambito del famoso progetto Manhattan, i cui scopi erano certamente e solo militari, ma che portò - alla fine della Guerra – a studi circa la possibilità di sfruttamento della fissione nucleare per scopi civili (produzione di elettricità). I primi reattori di tipo commerciale entrarono in funzione negli anni ‘50 e ’60.

II generazione:

dalla seconda metà degli anni ’60 in poi, le potenzialità applicative della fissione nucleare diventarono patrimonio di conoscenza della maggior parte delle potenze mondiali. E fino a metà degli anni ‘80, il nucleare visse la sua fortuna: in tale periodo, infatti, furono costruiti la maggior parte dei reattori operativi ancora oggi (inizialmente progettati per funzionare 40 anni molti di essi hanno ricevuto o stanno ricevendo estensioni della loro vita operativa in quanto ancora in “ottime condizioni”). I design più utilizzati furono: ad acqua pressurizzata e ad acqua bollente (nei primi, l’acqua del circuito di raffreddamento primario è mantenuta liquida grazie all’altissima pressione, ed è l’acqua del circuito secondario a trasformarsi in vapore e a far girare la turbina; nei secondi, l’acqua del circuito primario va in ebollizione e il vapore va in turbina direttamente. Questi reattori ad acqua bollente sono più semplici da costruire, ma il fatto di avere sia acqua che vapore nel circuito primario rende più complicata l’operatività. Oltre a queste due principali tipologie di reattori, vennero sviluppati - tra gli anni ‘70 e gli anni ‘80 - anche i CANDU (reattori raffreddati e moderati ad acqua pesante, tuttora utilizzati in Canada), gli AGR (evoluzione dei reattori MAGNOX con raffreddamento a gas) e gli RBMK dell’ex URSS (questi sovietici erano altamente efficienti dal punto di vista economico-energetico ma  presentavano molte problematiche sotto il profilo della sicurezza come purtroppo il mondo ha scoperto con il disastro di Chernobyl del 1986).

III generazione:

è stata sviluppata tra la seconda metà degli anni ‘80 e i primi anni ‘2000 portando anche ad una terza generazione avanzata (III +): a questa generazione appartengono quasi tutti i reattori oggi in costruzione. La terza generazione è molto simile alla seconda per quanto riguarda le tipologie di reattori e le componenti di base, ma presenta sistemi di sicurezza all’avanguardia con anche la sicurezza passiva (attivazione delle misure di emergenza in modo automatico, senza l’intervento umano). Tuttavia, il disastro di Fukushima del 2011 solleva non pochi dubbi sulla sicurezza (seppure tecnologicamente avanzatissima) di questa generazione di reattori nucleari;

IV generazione:

ed eccoci arrivati al punto. La quarta generazione di reattori nucleari dovrebbe portare ad una vera e propria svolta rivoluzionaria. Si tratta di rendere la tecnologia nucleare flessibile cioè adattabile a diverse esigenze e molto più sicura, con produzione significativamente ridotta di scorie, ecc. In generale, con la quarta generazione si mira all’abbandono dell’acqua come refrigerante (in favore di fluidi che consentano di operare a temperature più alte e a pressioni più basse, con combustibile riciclato e con composizioni del combustibile più efficienti). Alcune linee di ricerca: reattori ad altissima temperatura (moderati a grafite e refrigerati a elio) in grado di produrre idrogeno sfruttando solamente il calore di scarto; reattori refrigerati con metalli liquidi (principalmente sodio, ma anche piombo) con riciclaggio delle scorie nucleari e chiusura del ciclo combustibile; reattori a sali fusi: a seconda del refrigerante possono essere reattori veloci (con bruciatura delle scorie nucleari) o reattori ad altissima temperatura (con generazione di calore di scarto utilizzabile in processi industriali). Inoltre, alcuni sistemi di quarta generazione prevedono la possibilità di stoccare l’eccesso di energia nei momenti di bassa domanda per poter seguire meglio il carico di rete elettrica, mentre altri ancora puntano a sfruttare il torio invece dell’uranio come combustibile. Di quarta generazione vi sono già diversi prototipi attivi e altri saranno accesi nei prossimi anni.

Nucleare modulare:

reattori nucleari di piccola taglia. L’intuizione nasce infatti negli anni ‘50 e il primo ambito dove trova applicazione è la propulsione navale (ancora oggi esistono numerosi vascelli a propulsione nucleare). Possono essere sia di terza generazione sia di quarta. Ma oggi che la Tecnologia permette sia la quarta generazione che elevati livelli di miniaturizzazione si cerca di costruire reattori di quarta generazione e contemporaneamente di piccola taglia, anche per la produzione di energia elettrica. Una delle caratteristiche principali di questi reattori, infatti, è la modularità: possono essere fabbricati in serie e successivamente trasportati e installati in funzione delle diverse esigenze (con vantaggi anche di tipo logistico-economico). Nel mondo esistono già allo stadio di prototipo.

Ebbene, di fronte al fatto che il nucleare in sé è privo o quasi del tutto privo di emissioni di CO2 (e che tutto ciò che è stato pensato e fatto finora non è servito ad un bel niente!) e di fronte al fatto che gli assetti geo-politici mondiali non sono affatto garantiti in uno scenario di Pace (e dopo ben 2 guerre mondiali! L’Umanità non ha imparato un bel niente!) non è proprio possibile - da un punto di vista razionale e scientifico  - non essere a favore della ricerca (e del successivo sviluppo industriale, civile, ecc.) riguardo al nucleare a fissione di quarta generazione (modulare e non). I rischi e i pericoli di una catastrofe climatica e/o energetica (quest’ultima, aimè, anche su base geo-politica conflittuale) fanno razionalmente stimare minori quelli certamente legati al nucleare a fissione di quarta generazione (modulare e non). Oggi, una vera sintesi - complessa e olistica - del tutto (cambiamento climatico, guerra, tecnologia, ecc.) non può che condurre ad una apertura o ri-apertura valutativa nei confronti del nucleare. Il nucleare a fissione di IV generazione (modulare e non) potrebbe essere un bene o comunque un male minore rispetto a un male certamente e già maggiore quale è appunto il Clima sempre peggiore (sia in senso naturale sia in senso politico. Quest’ultimo, tra l’altro, non esclude affatto la minaccia atomica. Pertanto tra il nucleare in senso bellico e il nucleare a scopo civile-energetico, tanto vale correrlo il rischio, nel segno almeno della risoluzione del problema energetico). Stavolta l’Umanità non può dire NO al nucleare. Certamente, non deve nemmeno dire SI. O meglio: occorre valutare, ri-valutare, ricercare, sperimentare, testare, ecc. IV generazione appunto e in funzione della IV generazione. E dopo lunga valutazione, e nel caso di “bilancio” più positivo che negativo, dire di SI. E augurandoci - e sperando - che il bilancio valutativo alla fine risulti essere più positivo che negativo per poter dire di SI. Perché, altrimenti, cosa rimarrebbe? Cosa ci rimarrebbe? Cosa rimarrebbe ai nostri figli? A parte un’intuizione geniale e risolutiva di qualcuno nel mondo circa la fusione nucleare (tutt’altra questione: pulita, pacifica ma ad oggi ancora irrisolta circa enormi problemi di tipo teorico e dunque, di riflesso, di tipo tecnologico-applicativo), il Nulla.    

(… e chissà che le grandi intuizioni olistiche sull’Energia di quel genio assoluto che è stato Albert Einstein non trovino, finalmente, la loro giusta e pacifica dimensione, come da loro vera natura, del resto. Forse l’Umanità ebbe, ed ha avuto, troppa “fretta applicativa” rispetto alle sue splendide ma comunque complesse e difficili teorie, generando “mostri” – la bomba atomica, le centrali nucleari di II e di III generazione – e contro cui lo stesso Einstein si impegnò moltissimo. Una cosa, infatti, è la conoscenza pura, altra cosa la sua applicazione … spesso distorta! speculatrice! ecc.). Forse, dopo tanto tempo, siamo ad una svolta positiva anche in tal senso … Chissà)     

 

 

venerdì 4 gennaio 2019

Un inizio d'anno culturalmente diverso (per fortuna!) - terza ed ultima parte


Post 261
Un inizio d’anno culturalmente diverso (per fortuna!) – terza ed ultima parte

Nella splendida Matera innevata, cosa c’è di meglio che scrivere (già assolti una parte degli impegni quotidiani specialmente famigliari e di una famiglia in crescita ….) e venire ulteriormente incontro all’esigenza di approfondimento di alcuni di voi lettori particolarmente interessati ai precedenti post n. 260 e n. 259? Lo faccio volentieri. Ciao e a presto. Luca Fortunato (Matera) 

Dal libro “Il punto di svolta” di Fritjof Capra (scienziato, fisico): 

[….] Il razionale e l’intuitivo sono modi di funzionamento complementari della mente umana. Il pensiero razionale è lineare, concentrato e analitico. Esso appartiene al regno dell’intelletto la cui funzione è quella di discriminare, misurare e categorizzare. La conoscenza razionale quindi tende ad essere frammentata. La conoscenza intuitiva si fonda invece su un’esperienza diretta, non intellettuale, della realtà, che sorge in uno stato di coscienza dilatata. Essa tende alla sintesi, è olistica(*), e non-lineare.
(*)il termine “olistico”, dal greco holos (tutto), si riferisce ad una comprensione della realtà in funzione di totalità integrate le cui proprietà non possono essere ridotte a quelle di unità minori.
[…..] La concezione sistemica della vita è una base appropriata non solo per le scienze del comportamento e per le scienze dalla vita, ma anche per le scienze sociali, e specialmente per l’economia. L’applicazione di concetti sistemici per descrivere processi e attività economici è particolarmente urgente perché praticamente tutti i nostri problemi economici attuali sono problemi sistemici che non possono più essere compresi per mezzo della scienza cartesiana. [….] Gli economisti tendono a dissociare l’economia dal tessuto ecologico in cui essa è inserita [ …] La maggior parte dei loro concetti basilari, definiti in modo angusto e usati senza il contesto ecologico pertinente, non sono più appropriati per rappresentare attività economiche in un mondo che è fortemente interdipendente. […] Paradossalmente, nonostante la loro insistenza sulla crescita, gli economisti sono in generale incapaci di adottare una concezione dinamica. Essi tendono a congelare arbitrariamente l’economia nella sua struttura istituzionale anziché vedere in essa un sistema in continuo mutamento ed evoluzione, dipendente dai mutevoli sistemi ecologici e sociali in cui è inserita. […] L’approccio sistemico all’economia permetterà di introdurre un po’ d’ordine nel presente caos concettuale, fornendo agli economisti quella prospettiva ecologica di cui c’è urgente bisogno. Secondo la concezione sistemica, l’economia è un sistema vivente composto da esseri umani e organizzazioni sociali in continua interazione fra loro e con gli ecosistemi circostanti da cui dipende la nostra vita. […] In questi ecosistemi esistono solo molto di rado rapporti lineari di causa ed effetto, né i modelli lineari sono molto utili per descrivere le interdipendenze funzionali dei sistemi sociali ed economici in essi inseriti e le loro tecnologie. Il riconoscimento della natura non lineare di tutte le dinamiche sistemiche è l’essenza stessa della consapevolezza ecologica, l’essenza della “saggezza sistemica” come la chiamò Bateson. [….] I rapporti di interconnessione non lineare dei sistemi viventi ci suggeriscono immediatamente due regole importanti per l’organizzazione dei sistemi sociali ed economici. Innanzitutto c’è una grandezza ottimale per ogni struttura, organizzazione e istituzione, e la massimizzazione di una qualsiasi singola variabile – per esempio il profitto, l’efficienza o il PNL – condurrà inevitabilmente alla distruzione del sistema maggiore. In secondo luogo, quanto più un’economia si basa sul riciclaggio continuo delle sue risorse naturali, tanto più è in armonia con l’ambiente circostante. [….] Come i concetti di efficienza e del PNL, anche quelli di produttività e di profitto dovranno essere definiti all’interno di un più ampio contesto ecologico e dovranno essere connessi alle due variabili basilari dell’energia e dell’entropia. […..]  

martedì 3 ottobre 2017

Nobel Fisica 2017 (io festeggio Albert)



Post 171  
Nobel Fisica 2017 (io festeggio Albert) 
Poco fa, ritornando a Matera da Bari, ho ascoltato, alla radio, la notizia: il Nobel per la Fisica 2017 è stato assegnato agli scienziati Kip Thorne, Barry Barish e Rainer Weiss per la “scoperta” delle onde gravitazionali. Bene. Menzionate le collaborazioni internazionali Ligo e Virgo. Benissimo. Io però, correttamente, avrei detto per la scoperta sperimentale, o meglio ancora per la conferma sperimentale, delle onde gravitazionali. Non è pignoleria, ma aspetto sostanziale (e ben diverso). Le onde gravitazionali, infatti, (vibrazioni dello spazio-tempo provocate dai fenomeni più violenti dell'Universo, come collisioni di buchi neri, esplosioni di supernovae o dal Big Bang che ha dato origine all'Universo) sono state previste - dunque scoperte in via teorica - dal più grande fisico teorico di tutti i tempi, Albert Einstein, nel 1916, nell’ambito della sua teoria della relatività generale, forse la teoria scientifica più sorprendente e più elegante che la Scienza, almeno fino ad ora, abbia mai prodotto. Ma, a parte questo, ho delle domande: quanti tra i cittadini addetti ai lavori (per gli aspetti specialistici) e quanti tra i cittadini non addetti ai lavori (per gli aspetti culturali e generali) afferrano il senso ed il significato (anche olistico) delle teorie del grande Albert? E quanti di conseguenza li vivono, per davvero e non solo in apparenza, nel loro quotidiano, nella loro formazione, nel loro lavoro, nella loro esistenza? E l’ennesima conferma del lavoro teorico einsteiniano, produrrà finalmente una svolta teorico-paradigmatica e di conseguenza anche pratico-metodologica in seno alla Nostra Società? Vanno bene i premi, le vetrine, il ribollire dei media e quant’altro. Ma bisogna svoltare. Tutti. Ad maiora! Luca Fortunato    

sabato 28 novembre 2015

Una (vera e diversa) cultura (letta e agita)



Post n. 26:  
Una (vera e diversa) cultura (letta e agita)  
Vi consiglio alcuni libri. Ed un consiglio in più: applicare – nella vita e nel lavoro – quanto letto. Altrimenti non è e non sarà vera cultura. Restano e resteranno solamente istruzione, formazione, educazione, erudizione ecc. Cose importanti ed iniziali ma insufficienti se in seguito non agite, non praticate, non esercitate, non applicate. Con il tipo e la tipologia di cultura suggerita ed indicata dai libri che vi consiglio, vedrete funzionare le cose per davvero. Per il vostro bene e per quello altrui. E scoprirete che spesso i funzionamenti ed il bene che crediamo essere tali o che ci hanno abituato – in buonafede o in malafede – a credere tali non lo sono affatto. E che lo sono, invece, altre cose, altre dimensioni, altri obiettivi, altri modus operandi, altri modus vivendi, altre visioni, altre concezioni, altri risultati, altri paradigmi. Liberatevi e liberate. Del resto, provare per credere. Ciao. E alla prossima. Luca Fortunato. lucaf73x@gmail.com :

1.Contro il Metodo di Paul K. Feyerabend (filosofo, 1924-1994)
2.Il Tao della Fisica di Fritjof Capra (fisico, 1939)
3.Il Punto di Svolta di Fritjof Capra (fisico, 1939)
4.Il Pensiero laterale di Edward de Bono (psicologo, 1933)
5.L’Evoluzione creatrice di Henri Bergson (filosofo, 1859 - 1941).