Post 337
L’esistenza
del dualismo metodologico (per fortuna)
In Occidente, la
tradizione storica e filosofica ci consegna, fino ai nostri giorni, due
concezioni della Società, che costituiscono anche e soprattutto due diversi
approcci metodologici:
da una parte, l’individualismo
metodologico e liberale, dall’altra il collettivismo o olismo
metodologico.
Ora, chi voglia
far davvero e bene Politica e a qualsiasi livello (comunale, regionale,
nazionale, ecc.) non può non confrontarsi con esse, se non altro per serietà, scegliendo
chiaramente uno dei due campi e comportandosi di conseguenza. Anche perché
tutti i tentativi di mediazione o ibridazione tra le due opposte concezioni
sono risultati, nel corso di diversi secoli e fino ad oggi, infruttuosi,
inefficaci, inefficienti. Ma andiamo ad approfondire:
1.individualismo
metodologico e liberale: dovuta a John Locke
(ripresa e sviluppata poi da altri: Max Weber, Joseph Schumpeter, Friedrich von
Hayek, ecc.), vede la Società come da Riduzionismo vale a dire come somma di
individui: ogni persona, ogni individuo, ha diritti pre-sociali cioè immanenti all’individuo
stesso a prescindere dal suo essere in Società, dal suo ruolo in Società, ecc.
Per questo, la Società è somma di individui, solo somma di individui. Caratteri,
dinamiche e poteri della Società sono riconducibili, riducibili, agli individui
e loro aggregati di settore (corporazioni professionali, ad esempio). Di
conseguenza, lo Studio della Società prevede un metodo inizialmente di tipo
analitico, algoritmico, lineare e settoriale e successivamente, a conclusione,
di tipo sommatorio, induttivo, quantitativo. Sotto il profilo etico-morale, la
libertà dell’individuo (libertà personale e libertà economica,
specificatamente) è assoluta, naturale, sacra, inviolabile ed è la Società che
deve adattarsi ad essa (regolamentando, legiferando, organizzandosi, ecc. in
funzione della liberà individuale);
2.collettivismo
o olismo metodologico: presente già in Aristotele (che poneva prima la polis
e poi l’individuo), ripresa da Rousseau, Durkheim, Marx, ecc. vede la Società
come da Olismo vale a dire come maggiore della somma degli individui: ogni
persona, ogni individuo, ha diritti sociali cioè derivanti dall’essere in
Società, dall’avere un ruolo in Società, ecc. Per questo, la Società, che
conferisce significato agli individui, è una entità superiore agli individui
stessi che pur l’hanno generata ma che in seguito ha acquisito caratteri,
dinamiche e poteri propri e indipendenti, non più riconducibili, non più riducibili,
agli individui e loro aggregati. Di conseguenza, lo Studio della Società
prevede un metodo inizialmente di tipo direttamente globale, sistemico, qualitativo,
sintetico, intero, intuitivo, euristico e successivamente, a sviluppo e a
conclusione, di tipo deduttivo. Sotto il profilo etico-morale, la libertà
dell’individuo (libertà personale e libertà economica, specificatamente) è relativa alla Società in cui vive (Società
che regolamenta, legifera, si organizza, ecc. in funzione dell’interesse
generale - e non di intersessi particolari - e in funzione della Libertà di
Tutti: ricchi e poveri, forti e deboli, occupati e disoccupati, sani e malati,
ecc.).
Ora, entrambe le
concezioni hanno dignità e legittimità (anche storica e culturale) ad esistere
e ad essere scelte, seguite, praticate, applicate, ecc. E a contendere l’una
contro l’altra. Specie in Democrazia. E a vincere, a volte l’una a volte
l’altra. Soprattutto in Democrazia. Ad alternarsi.
Ma se la prima
concezione è “carne” e la seconda è “pesce”, vi è un problema ancora più
grande, peggiore, più grave: l’esistenza di entità politiche che non sono “né
carne né pesce”. Nel caso, nel caso di una loro affermazione, la battaglia sarà
ancora più dura. Certo. Ma sempre possibile da vincere. Nessuno impressiona
nessuno.
Detto questo, però,
per amor del vero, va detta anche un'altra cosa: è un fatto, storicamente
determinato ed accertato, che solo la seconda concezione (collettivismo o
olismo metodologico) trovi conforto e corrispondenza nella Scienza moderna
(dai primi del Novecento in poi: relatività einsteiniana, fisica quantistica,
teoria della complessità, teoria dei sistemi, proprietà emergenti della
materia, ecc.). Il perché è argomento troppo specifico e troppo vasto per
questa sede. Ma nel mio nuovo libro, che vado scrivendo, dedico un intero
capitolo proprio all’approfondimento di questa tematica (e che comunque,
chiunque può approfondire, già approfondire, nel Web o su qualche buon testo di
Filosofia, di Sociologia, di Filosofia della Scienza, di Metodologia
scientifica, ecc.):
una sorprendente
corrispondenza, amicizia, tra il moderno progresso delle Scienze Naturali
(fisica, chimica, biologia, geologia, ecc.) e una parte delle Scienze sociali
ed umane (sociologia, diritto, psicologia, economia, politologia, ecc.).
Insomma, sembra
che il Mondo debba oggettivamente
“nutrirsi” più di “pesce” che di “carne”! Se vuole restare in “salute” (sociale,
politica, economica, ecologica, ecc.)! No? E che le “specializzazioni” e le
“competenze”, specialmente lavorative, vadano intese oggettivamente in maniera
più flessibile e relativa piuttosto che rigida e assoluta. No?
E poi vi è,
appunto, la grande questione del metodo o meglio dei metodi (al plurale):
infatti, come nella Sociologia e nella Politica moderne vi è l’esistenza di due
metodi (e non solamente di uno), anche nelle Scienze Naturali moderne non
esiste più “il metodo scientifico” (come ai tempi del buon Galileo Galilei e
successivi quattro secoli) ma esistono i
metodi scientifici (come da Albert Einstein in poi, fino a tutt’oggi):
l’induttivo e il deduttivo. Entrambi a carattere sperimentale, entrambi
legittimi, entrambi con punti di forza e punti di debolezza, sono però molto
diversi:
1.metodo scientifico induttivo: osservazione, individuazione del problema o del
quesito, ipotesi, previsione/i, misurazione-esperimento, risultati, analisi ed
elaborazione dei risultati, teoria. Tale metodo è tipico (ma non esclusivo) del
Riduzionismo.
2.metodo scientifico deduttivo: nascita di un problema o di un quesito, ipotesi e/o
teoria (di tipo razionale o di tipo intuitivo; con osservazione o senza),
deduzioni logiche, previsione/i da verificare tramite osservazione-misurazione-sperimentazione.
Tale metodo è tipico (ma non esclusivo) dell’Olismo.
Pertanto, chi continua
a parlare di “metodo” (al singolare) e sia nell’ambito delle scienze naturali
che nell’ambito delle scienze sociali, o non conosce la Storia o fa finta di
non conoscerla. Ed è giusto che la sua ignoranza o il suo imbroglio vengano
denunciati (culturalmente, scientificamente, tecnicamente, professionalmente. Esercizio
del diritto di cronaca e del diritto di critica. Uno degli scopi del mio Nuovo
Libro). Se poi si tratta di imbroglio (e non di ignoranza), è giusto che la
denuncia abbia seguito anche sul piano legale-giudiziario (uno degli scopi del
Movimento nascente).
Anche perché (e
concludo) il dualismo metodologico è una fortuna, non è divisione ma ricchezza:
l’avere due metodi nell’ambito delle Scienze (rispettivamente naturali e
sociali, dunque 4 metodi in totale, 2 nelle une, 2 nelle altre) permette la
scelta metodologica, l’alternativa metodologica cosa che potrebbe davvero tornare
utile specialmente quando uno dei due metodi ha condotto l’individuo o la
comunità in un vicolo cieco, ad arenarsi, a bloccarsi, a ritardare soluzioni, a
peggiorare la situazione, ecc. La Storia delle Scienze insegna anche in tal
senso. No?
Un carissimo
saluto, veramente a Tutti!
Luca Fortunato
(Matera)
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