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La figura di Ernesto Che Guevara, un po' della mia Cuba e il Mondo di Oggi.
Pubblicato anche sul profilo Facebook "Luca Fortunato"
Riporto una parte di una messaggistica, di questa sera, con la studentessa universitaria Katia, da Bari, sulla figura del Che che, tra l'altro, mi chiedeva un consiglio di lettura: senza dubbio, la "monumentale" biografia (di oltre 1000 pagine!) su Che Guevara scritta dal giornalista Jon Lee Anderson (ne ho l'edizione che uscì con la Biblioteca di Repubblica).
Oggi, 9 ottobre 2026, ricorre il 59° anniversario della morte di Ernesto "Che" Guevara.
La figura, certamente controversa del "Che", ha accompagnato tutta la mia vita. E sempre l'accompagnerà.
Quando pochi giorni dopo essere nato, sono tornato a casa dei miei genitori dall'Ospedale, nella culla mi agitavo troppo. Allora mio padre ebbe l'idea di adagiarmi su una comodissima poltrona: mi calmai e divenne la mia culla. La poltrona era appoggiata su un muro sul quale campeggiava una bandiera rossa con l'effige di Ernesto "Che" Guevara.
Immaginate un po'.
Ma volevo raccontarvi questo:
nell'aprile del 2005, ho fatto il mio unico, per ora, viaggio a Cuba, insieme a mio fratello Fabio e al nostro fraterno amico Lorenzino. Dopo aver trascorso qualche giorno all'Avana - dove comunque alloggiammo per l'intera settimana di permanenza a Cuba - andammo con l'auto che avevamo a noleggio, nella città di Santa Clara soprattutto per visitare il mausoleo che ospita la tomba del comandante Che Guevara. Riuscii a realizzare il mio sogno che avevo sin da bambino. Piansi dall'emozione. E non smetterò mai di ringraziare mio fratello e il nostro amico per avermi organizzato e reso possibile quel viaggio straordinario (era il mio viaggio di laurea, il regalo di laurea che mi fecero, infatti mi laureai nel dicembre precedente, nel dicembre 2004).
Ebbene, la cosa che mi impressionò tantissimo fu questo: ogni volta che parlavo con i cittadini cubani della Rivoluzione e del loro Paese, tra luci ed ombre - come del resto presenti in ogni Paese del mondo - ne parlavano con fierezza ed orgoglio, a volte con qualche critica ma fondamentalmente con un bilancio più che positivo. Ma ogni volta che parlavo di Ernesto Che Guevara, i loro occhi brillavano, di tutti i cubani con cui ho parlato, nessuna eccezione. E brillavano di una luce che io sinceramente, in 53 anni di vita, non ho mai visto in nessun altro popolo e di viaggi ne ho fatti e di Paesi ne ho visti.
Ora, lontano da ogni idealizzazione tanto di Che Guevara quanto di Cuba, e tenendo presente che il mondo di oggi è cambiato (e necessita di Olismo politico, di diverse forme di partecipazione, ecc.) mi piaceva ricordare questa grande e storica figura del Novecento in rapporto anche alla mia piccola ma credo significativa esperienza e che penso possa darci, dirci e insegnarci qualcosa, a tutti - a prescindere dai colori politici - , ancora Oggi.
Poi lascio il vero giudizio, ai veri esperti (storici, sociologi, politologi, ecc.). Ci mancherebbe. Ma quello che vi ho umilmente raccontato e testimoniato credo che un significato lo abbia. Anche perché il mondo terribile in cui oggi viviamo è il mondo degli avversari e dei nemici del Che. E nell'anniversario odierno credo che ci stia. Anche perché, la profonda risposta a quello che ho visto appunto a Cuba, negli occhi dei cubani, oltre 20 anni fa, in merito alla figura del Che, la cerco ancora Oggi.
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