Mission del Blog: esprimere libere opinioni su fatti di cronaca ritenuti significativi circa la Sfida, in corso da tempo, tra i Paradigmi dominanti del Nostro Tempo: da una parte, il Riduzionismo (il Tutto è uguale, riducibile, alla somma e alle relazioni delle parti di cui è composto), dall’altra l’Olismo (il Tutto è maggiore della somma e delle relazioni delle parti di cui è composto). Il Riduzionismo, paradigma analitico, razionale, algoritmico, induttivo, lineare. L’Olismo, paradigma sintetico, intuitivo, euristico, deduttivo, non-lineare. Con tutte le conseguenze (teoriche, filosofiche, gnoseologiche, epistemologiche, metodologiche, pratiche, lavorative, quotidiane) che ne conseguono …. (e ne devono conseguire …. legittimamente e liberamente ….. per il progresso della Società …..)

martedì 3 novembre 2015

"Non sequitur" ... all'italiana!



Post n. 10: 
“Non sequitur” … all’italiana! 
Riprendendo dal secondo post di ieri “Quando la Ragione sbaglia” ed in particolare riprendendo dal suo punto n. 3 – riprendendo dunque da tempi insospettabili …. notare bene, ancora qualcuno dovesse prendersela ….. il blog è su questi temi e vive di occasioni ... - due esempi tratti dalla cronaca nazionale di fallacia argomentativa della falsa pista/non sequitur: 1.“La coltura X è sotto la mannaia del patogeno Y dunque occorre sradicare la coltura X per sconfiggere il patogeno Y ... e preservare il Territorio”- magari fosse tutto così semplice e lineare! L’argomentazione è fallace: benché, infatti, la coltura sia effettivamente sotto la mannaia del patogeno non è detto che per risolvere il problema bisogna necessariamente sradicare la coltura! Potrebbero essere valide anche altre vie: cambiare paradigma d’osservazione, ad esempio. Si potrebbe così comprendere, sempre per esempio, di un certo rimedio naturale che lo stesso ecosistema può mettere in atto e metterà in atto. Ed in ciò, magari, potrebbe essere aiutato, nel senso di velocizzato, catalizzato, dall’azione tecnica ma saggia dell’uomo. Questo sì. Ma è, sarebbe, cosa molto e ben diversa. No? Divertitevi a cercare, nel web, nei libri, nella realtà ecc. la corrispondenza tra questo astratto esempio di “non sequitur” all’italiana ed i casi reali e concreti in esso inquadrabili e presenti nella Nostra Penisola. 2.”Per aggiustare i conti del Paese servono più entrate dunque bisogna alzare le tasse”- si potrebbe benissimo rispondere in altro e contrario modo come ad esempio ed in classico modo : ”Per aggiustare i conti del Paese servono "più entrate" o meglio meno uscite e dunque bisogna diminuire la spesa pubblica”. Ma si potrebbe rispondere anche con tutt’altro paradigma: “Aggiustare i conti del Paese in un Tempo come il Nostro è utopistico oppure realizzabile solo come aspetto ragionieristico dello Stato ma con l’utopia di far vivere bene e meglio una larga fetta della popolazione. Dunque, rivolgiamoci ad altre visioni dell’Economia e dell’Uomo. Che pur esistono. E proviamole”. Ciao e  alla prossima. E clicca e ingrandisci il disegno in basso. Luca Fortunato. lucaf73x@gmail.com

                                                                        

 

lunedì 2 novembre 2015

Quando la Ragione sbaglia



Post n. 9:  
Quando la Ragione sbaglia  
Tipiche del Riduzionismo sono le fallacie argomentative, particolari errori del ragionamento. Ce ne sono tante e diverse, note e meno note, e di diversa tipologia. Lasciando al lettore la briga e il divertimento di approfondire il tema interessantissimo, ne riporto, di seguito, 4 di fallacie argomentative. Sono quelle che più spesso, più di altre, ricorrono – esplicite o implicite – nelle cronache. Anche di questi giorni  e in vari ambiti (Politica, Economia, Lavoro, Società, Media ecc.). E a cui l’Olismo, anche l’Olismo, può certamente contribuire a porre rimedio.
1.Appello all'autorità (Argumentum ab auctoritate): si accetta una tesi o qualunque altra cosa solo per il prestigio o per il rispetto di colui che la sostiene. Lo ha detto il ministro, lo sostiene il presidente, lo dice il direttore, lo sostiene l’onorevole, lo dice il capo gruppo, lo afferma il consigliere, lo dice il professore, lo ha detto il sindaco, lo sostiene la commissione, lo afferma il consiglio, lo ha detto il vertice singolo X, lo ha detto il vertice collettivo Y ecc. E allora? Il ministro, il presidente, il direttore, l’onorevole, il capo gruppo, il consigliere, il professore, il sindaco, la commissione, il consiglio ecc. come tutti possono sostenere tesi giuste o sbagliate. Occorre verificarle e vagliarle. Sempre e comunque. L’essere un’ autorità non implica di per sé l’avere ragione! Anche perché non dobbiamo mai dimenticare che una tesi potrà anche avere 10, 100, 1000 prove a suo favore ma ne basta solamente 1 di prova contraria per farla cadere del tutto. Del resto,  è proprio sfruttando l’autorità che spesso si cerca di far passare contenuti, tesi e quant’altro comodi al Potere ma lontani dalla realtà dei fatti. Del resto, le cariche come quelle su esemplificate sono perlopiù ruoli di tipo funzionale-formale-organizzativo e non di tipo contenutistico-sostanziale. Da cittadino mi chiedo se abusi in tal senso possono configurarsi anche come reati.  
2.Argumentum ad hominem: ci si riferisce non alle tesi e ai loro contenuti ma alle caratteristiche personali di chi le sostiene. Attaccando le sue caratteristiche personali si cerca di screditare le sue tesi e i loro contenuti. Si attaccano, ad esempio, l'età, il carattere, lo status famigliare, l'etnia, lo status sociale ed economico, l'aspetto, il vestiario, il comportamento, l’orientamento sessuale, il credo politico, il credo religioso, la professione ecc. Esempio: “Ha solo 20 anni, cosa mai potrà capire del Mondo?” - il fatto che la persona attaccata abbia 20 anni non è detto che non possa avere delle giuste intuizioni sul Mondo (e che magari qualche volpone di 50 anni le rubi e le sfrutti pure ….) - altro esempio: “E’ un contadino, cosa mai potrà capire lui di una grande città?” - il fatto che la persona attaccata eserciti il nobile lavoro di coltivare la terra (e di cui beneficiano anche i manager nei palazzi di vetro, perché anch’essi mangiano cibo ….) non le può impedire di capire le dinamiche sociali in una grande città. Oppure, un’altra versione di questo tipo di fallacia argomentativa,  consiste nel confutare una tesi attaccando chi la propone per il fatto che anche lui è nell'errore:  “Quell’esperto mi ha detto che per mangiare sano bisogna fare questo, bisogna scegliere questo e non quello, bisogna leggere questo, bisogna acquistare lì e non là. Ma io non gli darò retta …. perché ha la pancia! E’ in sovrappeso!” - l’esperto avrà sicuramente i suoi problemi di linea e di metabolismo ma non è detto che i suoi consigli alimentari non siano giusti. Da cittadino mi chiedo se abusi in tal senso possono configurarsi anche come reati.  
3.Falsa pista (Non sequitur): si assume come rapporto di causa-effetto un rapporto che in realtà non è valido o non è necessariamente valido. Esempio: “Se non mi inviti vuol dire che non hai rispetto per me”. – Potrebbe essere, ma non è detto. Ci potrebbero essere altri motivi. Semplice distrazione, ad esempio. Altro esempio: “Gli ecosistemi sono sotto la mannaia dell’Inquinamento. Occorre dunque innovare tecnologicamente i processi produttivi” - l’argomento è fallace perché benché gli ecosistemi siano effettivamente sotto la mannaia dell’Inquinamento non è detto che per risolvere il problema dell’Inquinamento bisogna necessariamente innovare tecnologicamente i processi produttivi. Potrebbero essere valide anche altre vie: cambiare paradigma economico-sociale, ad esempio. Selezionando, sempre per esempio, cosa produrre ancora (e certamente con tecnologie innovative più pulite) e cosa non produrre proprio più. In funzione, magari, delle reali esigenze della gente in un Mondo che è cambiato (cambiamenti climatici, migrazioni ecc.) e non secondo le reali ma immutate esigenze della finanza, delle banche, dell’economia dei pochi ricchi e potenti, delle morali e degli stili di vita dei pochi ricchi e potenti ecc. ecc. ecc. O no?
4.Generalizzazione indebita: si induce, si arriva ad una conclusione riguardante un'intera classe di oggetti a partire dai dati e dalle informazioni su uno solo o su alcuni dei suoi componenti. Esempio: dieci ragazzi incontrati in quel paese portano i jeans quindi tutti i ragazzi in quel paese o la maggior parte di essi portano i jeans. Altro esempio: tre imprese di un determinato territorio hanno certe caratteristiche dunque tutte le imprese del determinato territorio o la maggior parte di esse hanno certe caratteristiche. E’ ovvio che sulla base di pochi casi non si possa comprendere l’ampiezza e la complessità dei relativi fenomeni. Eppure quanti commettono un errore del genere? E quante decisioni vengono prese su errate conclusioni del genere? Celebre, del resto, la metafora del tacchino induttivista del geniale Bertrand  Russell a proposito della generalizzazione indebita: “Fin dal primo giorno questo tacchino osservò che, nell'allevamento dove era stato portato, gli veniva dato il cibo alle 9 del mattino. E da buon induttivista non fu precipitoso nel trarre conclusioni dalle sue osservazioni e ne eseguì altre in una vasta gamma di circostanze: di mercoledì e di giovedì, nei giorni caldi e nei giorni freddi, sia che piovesse sia che splendesse il sole. Così arricchiva ogni giorno il suo elenco di una proposizione osservativa in condizioni più disparate. Finché la sua coscienza induttivista non fu soddisfatta ed elaborò un'inferenza induttiva come questa: "Mi danno il cibo alle 9 del mattino". Questa concezione si rivelò incontestabilmente falsa alla Vigilia di Natale  quando, invece di venir nutrito, fu sgozzato “. In merito a quest'ultima fallacia, divertiti cliccando sul disegno in basso. E alla prossima. Ciao. Luca Fortunato. lucaf73x@gmail.com




L'acqua non ha colpa



Post n. 8: 
L’acqua non ha colpa
Piove diversamente dai tempi passati. I cambiamenti climatici sono in corso e sono un fenomeno nuovo, per noi di Oggi, e complesso. Occorre dimensionare le strutture territoriali e gli interventi territoriali diversamente. Compensando in modo olistico. Inutile aggiungere altro in merito al dissesto idrogeologico d’Italia. Siamo stufi delle solite immagini, siamo stufi delle solite notizie, siamo stufi delle solite chiacchiere. Sperando di raccontare, invece, e in un futuro non tanto lontano, in merito allo specifico tema del dissesto idrogeologico nel Nostro “Bel Paese”, di opere e di interventi fatti e realizzati all’interno del Paradigma giusto. Ma prima che fatti e realizzati, intuiti, immaginati e pensati all’interno del Paradigma giusto. Non fare, non agire, non intervenire è grave e continuerebbe ad essere grave. Ma fare, agire, intervenire ancora nel paradigma del Riduzionismo, inadeguato di per sé di fronte a fenomeni complessi e “strani”, voi come lo giudichereste? Del resto, le avanzatissime strumentazioni tecnologiche di cui Oggi disponiamo, potrebbero essere gioielli di realtà nell’Olismo, ma sono gioielli d’illusione nel Riduzionismo. Clicca sul disegno in basso e ingrandisci. Alle prossime cronache (su altri temi …). Luca Fortunato. lucaf73x@gmail.com

domenica 1 novembre 2015

Ricordo di Pasolini



Post n. 7: 
Ricordo di Pasolini 
Un marxista (puro) è naturalmente nel Paradigma dell’Olismo. Nel campo delle scienze umane, infatti, il Marxismo (quello puro, quello rimasto scritto e mai realizzato correttamente, almeno fino ad ora, nel corso della Storia) è una concezione olistica in senso proprio in quanto ritiene che l’oggetto della scienze sociali non sono - e non debbano essere - tanto gli individui ma propriamente le strutture e le totalità di cui gli individui fanno parte e alle cui azioni esse non sono riducibili. E questo perché secondo l’Olismo ci sono, tanto nella Natura quanto appunto nella Società,  forze collettive di tipo emergente (nel senso dell’Emergentismo) rispetto alle loro componenti e tali che il loro manifestarsi non è determinato esclusivamente dalle azioni e interazioni delle componenti.  Aspetto che porta ad una conseguenza metodologica importante che si ritrova tanto nell’esercizio delle scienze olistiche naturali quanto appunto nell’esercizio delle scienze olistiche sociali e cioè che per spiegare l’azione, la dinamica di una forza collettiva non è sufficiente conoscere - analiticamente prima e per sintesi ricostruttiva dei dati analitici poi, come da Riduzionismo – i comportamenti e le relazioni delle sue componenti. Occorre cogliere, per via sintetico-intuitiva, anche e soprattutto un quid emergente in più. Ebbene, domani ricorre il 40° anniversario della scomparsa di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 05/03/22 – Roma, 02/11/75). E Pasolini marxista lo era. Sebbene in un modo alquanto personale e sicuramente nobile ed elegante. Arricchisco pertanto il blog di un suo bellissimo ed alquanto significativo scritto in merito:

“Come sono diventato marxista? Ebbene … andavo tra fiorellini candidi e azzurrini di primavera, quelli che nascono subito dopo le primule, - e poco prima che le acacie si carichino di fiori, odorosi come carne umana, che si decompone al calore sublime della più bella stagione - e scrivevo sulle rive di piccoli stagni che laggiù, nel paese di mia madre, con uno di quei nomi intraducibili si dicono “fonde”, coi ragazzi figli dei contadini che facevano il loro bagno innocente (perché erano impassibili di fronte alla loro vita mentre io li credevo consapevoli di ciò che erano) scrivevo le poesie dell'“Usignolo della Chiesa Cattolica”; questo avveniva nel '43: nel '45 “fu tutt'un'altra cosa”. Quei figli di contadini, divenuti un poco più grandi, si erano messi un giorno un fazzoletto rosso al collo ed erano marciati verso il centro mandamentale, con le sue porte e i suoi palazzetti veneziani. Fu così che io seppi ch'erano braccianti, e che dunque c'erano i padroni. Fui dalla parte dei braccianti, e lessi Marx. […]”. Pier Paolo Pasolini (da Poeta delle Ceneri).