Post 340
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d’Olismo – 2
“La società non è una semplice somma di individui; al contrario,
il sistema formato dalla loro associazione rappresenta una realtà specifica
dotata di caratteri propri.
La sociologia, pertanto, non è ausiliaria rispetto a qualsiasi
altra scienza, ma è essa stessa una scienza distinta e autonoma”
In queste
brevi ma significative frasi di Emile Durkheim (grande sociologo, autorevole esponente
dell’Olismo moderno, di cui il blog ha dato ovviamente conto, si veda in
particolare il post n. 133) è indicata, a mio modesto, modestissimo parere (ma
motivato e fondato parere) un po’ la chiave di volta per venire a capo degli
enormi e complessi problemi (pandemia da Coronavirus compresa, anzi molto,
molto compresa!) che la Società attuale vive e vivrà. Chiave di volta
articolata in 2 punti:
1.Occorre innanzitutto smetterla con il Riduzionismo
analitico, puntiforme, settoriale e quantitativo (gli individui, i comportamenti individuali, i
settori economici uno ad uno, ecc. ecc.) per approdare invece all’Olismo e
specificatamente posizionare attenzione e azione a livello sintetico, globale, intero,
sistemico e qualitativo come appunto indica Durkheim. Notate il principio
olistico (“non è una semplice somma” dice
Durkheim) e la sua esplicitazione funzionale-qualitativa cioè la presenza del
quid emergente oltre la somma di parti e loro relazioni (“sistema” con “caratteri
propri” evidenzia infatti Durkheim).
Se c’è invece qualcosa di certamente individuale, è che ogni persona (ogni politico,
ogni medico, ogni economista, ogni tecnico, ogni cittadino, ogni imprenditore,
ogni professionista, ecc.) debba effettuare (nella propria vita, nel proprio
lavoro, ecc.) questo passaggio (dal Riduzionismo all’Olismo). Ed Oggi più che
mai! Sia perché la cosa (il cambio di Paradigma) è valida in sé (l’Olismo è
oggettivamente migliore del Riduzionismo), sia perché quando una persona arriva
nella “stanza dei bottoni” si porta con sé tutta la sua storia (formazione,
forma mentis, modus operandi, ecc.) e non può certo, di colpo, applicare
l’Olismo (se non lo conosce o se anche lo conoscesse non ne avesse esperienza di
applicazione). Non vi pare? E infatti sempre il Riduzionismo ci propinano!
Magari condito con varie e diverse “salse” (“multidisciplinarità”,
“interdisciplinarità”, “sostenibilità”, “sviluppo sostenibile”, “task force”,
ecc. ecc. ecc.) ma sempre di Riduzionismo trattasi. Non meravigliamoci dunque
che le cose non funzionino, ancora non funzionino, con anche e conseguente
rabbia della gente. No?
La cosa più grave, che sta emergendo con tutta la sua
forza, in questi nuovi giorni drammatici per l’Italia e il Mondo intero, è la
totale assenza di visione d’insieme, di visione sistemica, di visione globale, di
visione organica, di visione strategica, di visione preventiva, di sintesi. Che
sono le specialità dell’Olismo! Che sono le incapacità del Riduzionismo!
E se poi ci si mette pure lo pseudo-olismo (terribile,
mascherata e pericolosa forma di Riduzionismo) che crede o vuol far credere che
sintesi voglia dire semplicemente sommare, accostare, aggregare, ammucchiare,
accumulare, ecc. (persone, dati, competenze, saperi, azioni, ecc. ecc. ecc.),
la frittata è servita. La vera sintesi, invece, lo sappiano, l’abbiamo detto
tante volte, è altra cosa. Ma lo ripetiamo, è meglio. Ne abbiamo due tipologie:
a) la sintesi che l’uomo crea: un fondere intimamente cose diverse (anche
opposte) generando una nuova, diversa, superiore e olistica entità (la sintesi,
appunto: fusione di saperi a generare nuova, diversa, superiore e olistica conoscenza;
fusione di esigenze a generare nuova diversa, superiore e olistica strategia;
ecc.); b) la sintesi che l’uomo rileva nella realtà, che già esiste nella
realtà (naturale, sociale, ecc.) come sistema complesso cioè come entità
olistica (maggiore della somma delle sue parti costitutive): il corpo umano, un
albero, una città, una azienda, un ecosistema, un mercato, la Società, ecc. e
che è conoscibile nella sua interezza (parti + relazioni tra le parti + quid
emergente) solo tramite l’intuizione (e successive deduzioni logiche da essa).
2.Occorre smetterla di rivolgersi sempre e solo alla
scienza economica per risolvere questioni economiche. Potrebbe sembrare un
controsenso ma non lo è. Se si smettesse, una buona volta (e se non ora, quando?),
di considerare tutte le altre scienze (Ecologia, Sociologia, Geologia,
Agronomia, Biologia, Medicina, Farmacia, ecc.) subordinate all’Economia, e
invece si cominciasse a considerare ogni scienza un intero, cioè degna e
autonoma, e quindi ci si rivolgesse anche ad ognuna di loro per trovare
soluzioni, forse (forse) è proprio nella Sociologia che - Oggi più che Mai - la
Società potrebbe trovare soluzione ai suoi mali (anche economici, anche
ecologici, anche sanitari, ecc.) essendo essa, la Sociologia, “non ausiliaria rispetto a qualsiasi altra
scienza” come dice Durkheim ma semmai d’ausilio all’Uomo, cosa molto e ben
diversa. D’aiuto all’Uomo, alle sue indagini, comprensioni, scelte, decisioni,
ecc. Anche le più tecniche. Del resto, cosa dovrebbe essere la Tecnica di Oggi
se non la Sintesi tra le Scienze Naturali e le Scienze Sociali? Tra la Scienza
e l’Umanismo? Data la Complessità della Società di Oggi, essere tecnici senza
includere nella Tecnica anche le “Lettere” non vuol dire essere tecnici ma
solamente creatori e/o esecutori di tecnicismi, che è cosa molto e ben diversa.
E sono gli aridi tecnicismi che ci hanno
condotto nello sfacelo in cui siamo. Circa la Pandemia, ad esempio, grazie a
questi tecnicismi di tecnici riduzionisti ci siamo addirittura illusi (e cullati)
di avere un virtuoso “modello italiano” di gestione della stessa Pandemia
(“modello” in verità bocciato sia da Harvard, sia dai medici cinesi, vedi post 331).
Magari un po’ più di umiltà e di ascolto da parte del borioso Establishment italiota
non ci avrebbe condotto impreparati alla seconda ondata (prevedibile, anzi
prevista!). Occorre ragionare seriamente su tutte queste cose, e agire di
conseguenza. E denunciare chi ancora si ostina a ostacolare il quanto mai necessario
cambio di Paradigma. E smettiamola (smettessero) anche con il confondere Tecnica
e Tecnologia! Smettiamola (smettessero) anche con il ridurre l’Innovazione alla
sola componente tecnologica (dimenticando o trascurando la componente teorica)!
E poi smettiamola (smettessero) con l’anacronistica distinzione tra politici e
tecnici!
Insomma, la Pandemia da Coronavirus sta solo
acutizzando mali e problemi che la Società si trascina da tempo, da molto e
troppo tempo. Specialmente per viltà e/o furbizia da parte dell’Establishment
(specialmente economico-finanziario- bancario- capitalistico, ma non solo) e
del suo becero Riduzionismo. Questa mi sembra l’unica verità su cui occorre
davvero lavorare (…. io ci lavoro da 15 anni!). Se non per noi stessi
facciamolo almeno per i nostri figli. E (ri)preciso una cosa: io me la passo
bene, come sempre. Sperando ovviamente di non beccarmi il virus! Anche in
questa Pandemia, nonostante questa Pandemia, il lavoro (plurisettoriale, per
merito e per fortuna) non mi manca, è richiesto, è necessario. E c’è chi crede
nel mio lavoro (ringrazio e continuo). Questo per dire che me ne potrei stare
buono, zitto e fermo, a “coltivare il mio orto”, ma la mia coscienza me lo
vieta. Sono o non sono una piccola parte del Tutto (la Società)? È la Società
che mi dà senso o no? Come potrei non occuparmene, seppure secondo le mie
limitate (ma a quanto sembra significative e da alcuni anche apprezzate) competenze
e capacità?
E abbiamo, tutti, certamente un buona base di partenza
e di ispirazione: l’Olismo del grande Durkheim, appunto.
Luca Fortunato (Matera)