Mission del Blog: esprimere libere opinioni su fatti di cronaca ritenuti significativi circa la Sfida, in corso da tempo, tra i Paradigmi dominanti del Nostro Tempo: da una parte, il Riduzionismo (il Tutto è uguale, riducibile, alla somma e alle relazioni delle parti di cui è composto), dall’altra l’Olismo (il Tutto è maggiore della somma e delle relazioni delle parti di cui è composto). Il Riduzionismo, paradigma analitico, razionale, algoritmico, induttivo, lineare. L’Olismo, paradigma sintetico, intuitivo, euristico, deduttivo, non-lineare. Con tutte le conseguenze (teoriche, filosofiche, gnoseologiche, epistemologiche, metodologiche, pratiche, lavorative, quotidiane) che ne conseguono …. (e ne devono conseguire …. legittimamente e liberamente ….. per il progresso della Società …..)

lunedì 12 agosto 2019

Il punto della situazione


Post 303 

Il punto della situazione 

Approfitto della pausa di ferragosto per fare il punto. 

Il mio annunciato ed unico sito sarà …. questo blog! Ebbene sì, cari lettori. Questo blog è ormai un solido punto di riferimento (locale e nazionale) per quei pochissimi virtuosi che vivono e lavorano (liberamente e legittimamente) nel paradigma dell’Olismo (del vero Olismo) o per quelli che vorrebbero farlo. Ed anche all’estero questo blog inizia ad andare molto bene. Non ho alcun motivo, dunque, per non continuare. Qui e solo qui (come vita nel Web, intendo). Anzi, ho un mare di motivi per restare qui e solo qui, per andare avanti e più forte di prima. 

Anche perché a 30 anni dall’inizio della mia attività musicale (bassista blues), a 15 anni dall’inizio della mia attività artistica (pittore astrattista), a 12 anni dall’inizio della mia attività libero-professionale (dottore agronomo), dopo 3 libri (in self-publishing), dopo essere stato in 11 Paesi europei e poi a Cuba (e sempre come viaggiatore, mai come turista!), dopo aver vissuto, studiato e lavorato in 6 Città italiane, dopo 13 anni di fidanzamento, a 6 anni dall’inizio del mio matrimonio e dopo l’immensa e recente gioia di essere diventato papà (di una stupenda bambina), ecc. sono abbastanza conosciuto (da chi devo essere conosciuto) e rintracciabile (da tutti). Ed il tutto gira bene. Come ha sempre fatto, del resto. Bisogna crederci. Bisognava crederci. Ed io ci ho sempre creduto (con i miei pregi, con i miei difetti, con le mie forze, con le mie debolezze, con le mie capacità, con i miei limiti. Alla fine ho sempre segnato il punto. E continuerò così. Potete giurarci). 

Come è noto, non credo in Dio, ma credo – e tantissimo – in tante altre cose! (Scienza, Arte, Libertà, Umanità, Essere Umano, ecc.). Del resto, il mio non-credere appartiene ad una categoria molto particolare di ateismo. Innanzitutto, esso è su base intuitiva e non razionalistica (anche a sfatare un luogo comune che vorrebbe tutti gli atei tutti iper-razionalisti). E poi esso arriva comunque a comprendere cosa i credenti e le Religioni intendono per Dio, entità che pur se da me non accettata (con la Testa: intuizione, immaginazione, intelletto, logica, deduzione, ecc.) non può che da me meritare il rispetto più grande ed in fondo anche una certa ammirazione (con il Cuore: emozioni, sentimenti, animo, empatia, ecc.). Tutto ciò, lo descrisse bene il grande Ernesto Che Guevara con queste grandi parole: “Sono marxista, sono ateo. Non ho dunque il problema di Dio. Ma se Dio fosse esistito per davvero, il mio sogno non avrebbe potuto che essere … avere un posto nel Suo Cuore”.
 
Insomma, chi mi vuole mi cerca, chi mi vuole mi incarica direttamente, ecc. Ovviamente, cercherò di rendere  il blog ancora più ricco e più vario (più foto, più disegni; anche video e quant’altro. Ed in merito a tutto: agronomo, artista, cittadino). E sempre con cadenza mensile. 

Ritengo troppo importante continuare nell’impegno di divulgazione dell’Olismo (anche distinguendolo e difendendolo sia dal suo nemico dichiarato cioè il Riduzionismo, sia dal suo nemico subdolo cioè lo pseudo-olismo). Finora, tale impegno, è stato apprezzato (oltre le mie aspettative), mi ha portato risvolti positivi (oltre le mie aspettative), è stato d’aiuto e d’orientamento per alcuni (oltre le mie aspettative). Inoltre, casomai ce ne fosse davvero il bisogno, l’Olismo si dimostra essere l’unica valida alternativa tanto al Riduzionismo (solo le parti e le loro relazioni) quanto allo pseudo-olismo (multidisciplinarità, interdisciplinarità, integrazione, 360°, ecc.) anche alla luce delle ultime notizie di cui faccio una selezione di soli 4 punti (essendo i punti reali almeno una cinquantina!): 

1. paradossalmente, sono proprio gli ultimi dati ufficiali che smentiscono l’esistenza di una epidemia con nesso lineare di causa/effetto tra batterio e disseccamento in merito agli ulivi in Puglia (fenomeno Xylella-CoDiRO). Lo abbiamo letto, lo avete letto. No? Del resto, basta fare una semplice (pluralista e onesta) ricerca nel Web: nella zona infetta, solo il 2,5% di piante è risultato infetto dal batterio; nella zona di contenimento, solo l’1%; nella zona cuscinetto, 0%; E quindi questi dati ufficiali smentiscono il Riduzionismo e lo pseudo-olismo e quindi gettano una prospettiva di inutilità su tutti i rimedi  derivati (abbattimenti, lotta al vettore, reimpianti, ecc.). Prima o poi, qualcuno dovrà spigare alla (vera) Scienza ma soprattutto alla Giustizia il perché di certi rimedi a fronte di certi dati! Ad ogni modo, resta solo l’Olismo ed in esso, ancora oggi, la mia teoria è l’unica esistente. Gli ulivi disseccano. Certamente. Le “zone desertiche” in Salento le vediamo tutti, le conosciamo tutti. Così come esiste certamente anche il batterio. Mai negata la sua esistenza. Ma come si combinano questi due ordini di fatti visto che i dati ufficiali di monitoraggio (nonché il primo postulato di Koch non soddisfatto: meno del 100%, addirittura meno dell’80%) escludono che il disseccamento abbia carattere epidemico e sia causato dal batterio o solo dal batterio? La mia teoria riesce a combinarli e a spiegare l’intero fenomeno patologico, deducendone altri rimedi. Gli schemi riduzionistici no. I riduzionisti omettono tutta una serie di fattori (ben più importanti, ben più influenti e ben più determinati del batterio in merito al materializzarsi del disseccamento degli ulivi) mentre la mia teoria li individua e li relaziona. Se la si vuol sperimentare, basta farmi una telefonata. Come sempre (e da sempre …..). Il problema è loro. È sempre e solo loro;  

 2. cambiano i Governi, forse anche quest’ultimo cambierà presto (speriamo!), passano gli anni, ma l’Italia non ritorna ad essere un Paese di serie A (come lo era ai tempi di Berlinguer, Almirante, ecc. e ai tempi delle loro ideologie. Le persone facevano le ideologie, le ideologie facevano le persone. Secondo un inscindibile e reciproco rapporto. Altro che chiacchiere!). Ed il Sud d’Italia continua ad arretrare (ultimo rapporto SVIMEZ) anche perché subisce non solo e come sempre gli egoismi nordisti ma ora anche e addirittura le sue, proprie, “festose”, illusioni! Insomma, senza una Politica olistica non se ne verrà mai a capo! 

3. l’Agricoltura e la Selvicoltura si trovano, e si troveranno sempre di più, a causa della Complessità dell’Ambiente odierno e dalla Società odierna, a dover affrontare da una parte problemi legati ai cambiamenti climatici (bombe d’acqua, grandinate atipiche, venti a carattere tropicale, temperature estreme, stagionalità alterata, polizze assicurative da ripensare, tecniche agronomiche da riadattare, ecc.) e dall’altra problemi di natura tecnico-legale (in ambito giudiziario e/o extra-giudiziario), che, guarda caso, necessitano entrambi di Olismo (problemi creati dal Riduzionismo come potrebbero essere risolti nell’ambito dello stesso Riduzionismo? Il cambio di Paradigma è d’obbligo);

4. gli schianti arborei, specialmente urbani, continuano ad essere una vera emergenza (vedi recentemente, e per esempio, a Castellaneta Marina – TA). Lo abbiamo detto tante volte: occorre impegnarsi perché si facciano le valutazioni di stabilità (scongiurando il non farle) ma occorre impegnarsi soprattutto perché si facciano nel paradigma dell’Olismo, con la mia metodica VOSA per esempio (scongiurando il farle nel paradigma del Riduzionismo: VTA, SIA, SIM, TSE, analisi strumentali, analisi individuali, ecc. tutte cose ormai superate alla luce delle Nuove Scienze: neurobiologia vegetale, teoria dei sistemi, fisica moderna, ecc.). Ma non basta, non basterebbe, nemmeno questo! Gli alberi e le loro valutazioni statiche vanno, andrebbero, viste ed inserite nel più ampio discorso sul Verde specialmente urbano e specialmente pubblico: difficile edificare la necessaria cultura-sensibilità (individuale e collettiva, privata e istituzionale) se si continuano a sbagliare (ancora!) il senso ed il significato degli spazi verdi pubblici (ville, parchi, giardini, aiuole, rotonde, ecc.)! Con scelte botaniche, agronomiche, strutturali, funzionali, planimetriche e prospettiche incredibili! A cui giustamente la pubblica opinione (e ancora prima la pubblica percezione) si ribella (e specialmente se si tratta di spazi storici).  Se non si va sul concetto di verde (entità olistica, vedi post 297) non se ne verrà mai a capo (sperando, nel frattempo, di non ricevere un ramo o un intero albero … sul capo!). 

L’Olismo è sempre stato il filo conduttore della mia vita, lo è e lo sarà sempre. Un Olismo naturale ed istintivo, da bambino e fino al liceo. Un Olismo che poi ha iniziato ad essere razionalizzato, al liceo e ancor di più all’Università. Un Olismo che poi è stato approfondito, elaborato ed applicato, dalla laurea fino ad oggi. La strada è quella giusta. Vado avanti così. Andiamo avanti così. A presto, dunque (in Settembre). E come sempre, ad maiora! amici, ad maiora! Luca Fortunato (Matera) WhatsApp 389.4238195  

martedì 6 agosto 2019

L'Economia circolare


Post 302 

L’Economia circolare  

Un nuovo (e luminoso) incarico di lavoro (ma anche un bel po’ impegnativo e complesso, … da vero olista!), da iniziare subito dopo Ferragosto, da portare avanti insieme ad altri lavori già fortunatamente in essere, mi impongono una pubblicazione leggermente anticipata (rispetto alla preventivata fine d’Agosto). Meglio così, no? 

Ultimamente, l’economia circolare è qualcosa che sta occupando sempre di più i media, i dibattiti, i vari settori della Società. Questo, alcune volte avviene in modo proprio, scientifico, veritiero, altre volte invece avviene in modo improprio, contradditorio, speculativo, demagogico, modaiolo. La questione, interessante ma delicata al tempo stesso, è che l’economia circolare è olistica, che con l’economia circolare si è nell’Olismo. Dunque, con essa si attua o si attuerebbe un cambio di paradigma visto che l’Establishment è ancora nell’altro (e opposto) paradigma cioè il Riduzionismo. I riduzionisti, appunto, o non se ne rendono conto oppure, anche su questo, cercano di imbrogliare le cose. Con danno per i cittadini, per gli imprenditori, per la Società tutta. Perché alla confusione teorica (casuale o voluta) segue l’inefficienza e l’inefficacia dei sistemi, della pratica, dell’agire e del fare. Specialmente nel lungo periodo. Confusioni ed inefficienze del genere, così come i falsi cambi di paradigma o addirittura il non occuparsi proprio della dimensione paradigmatica,  sono cose che abbiamo già visto ed alcune le continueremo ancora a vedere (come purtroppo ci indicano anche le ultime cronache): 1. sul fenomeno Xylella-CoDiRO stanno continuando ad andare (anzi ora ci sono proprio andati!) verso l’illusione più grande (i reimpianti). Se ne accorgeranno tra qualche anno. Allora, sarà troppo tardi per quello che eventualmente sarà rimasto dell’Olivicoltura mediterranea?; 2. gli alberi urbani – anche di ricche ville al mare ….. pensate un po’ - continuano a schiantarsi in mezzo a pseudo-spiegazioni, pseudo-impegni, ecc. (aspettando il morto?); 3. il Sud arretra nonostante le sue (le nostre!) “feste” ed il Nord è sempre più egoista e lontano; 4. bruciano interi boschi in Siberia; 5. si scioglie ad una velocità impressionante il ghiaccio in Groenlandia; ecc. ecc. Tutto ciò è opera del Riduzionismo e dei riduzionisti. E non solo a causa della loro oggettiva inferiorità teorica ma anche e soprattutto a causa della loro tendenza ad imbrogliare (che spesso si attua e si materializza per davvero come reazione sbagliata di fronte ad una pratica che fa acqua da tutte le parti …. per inefficienza ed inferiorità teorica! E così siamo sempre lì. Ed il cerchio si chiude e ricomincia …. Male, in questo caso). Può essere utile, pertanto, descrivere (seppure in modo sintetico, ma significativo) i tratti autentici dell’economia circolare visto che essa è di una importanza cruciale per il destino del Mondo. Per fare chiarezza (e le dovute distinzioni). Alle nuove generazioni (mia figlia ha 2 mesi) cerchiamo di lasciare almeno buoni esempi (scritti ma anche agiti, nel nostro lavoro per esempio) che raccontino e testimonino la Vera Verità. Quanto a noi, ci sentiamo presto, sempre con cadenza mensile. In Settembre, dunque. E come sempre, ad maiora! amici, ad maiora! Luca Fortunato (Matera) WhatsApp 389.4238195 

Ed ora entriamo nel merito:   

l’espressione “economia circolare” indica una entità olistica, specificatamente una Economia che innanzitutto è un sistema (cioè con varie e numerose componenti e parti che si influenzano reciprocamente a costituire un tutt’uno inscindibile, un intero) ma è un sistema di tipo particolare cioè inteso come un organismo vivente vale a dire un sistema complesso (cioè non riducibile alla somma e alle relazioni delle sue parti costitutive perché dotato anche di proprietà emergenti), caratterizzato da dinamiche non-lineari (cioè da retroazioni, da feed-back) e che dunque si auto-governa, si di auto-rigenera, si auto-sostiene (da cui i concetti e le immagini, di “cerchio”, “ciclo”, “ciclo chiuso”, “ciclo rigenerativo”, ecc.).
Infatti, nell’economia circolare i materiali e i loro flussi sono di due tipi (biologici e tecnici) ma sempre ed entrambi reintegrabili: quelli di tipo biologico (cibo, legno, acque reflue, fibre naturali, ecc.) possono essere reintegrati direttamente nella biosfera, quelli di tipo tecnico (polimeri, leghe, ecc.) sono comunque progettati e realizzati per poter essere reintegrati nell’industria, nei servizi, ecc. e con un basso dispendio energetico. In pratica, nell’economia circolare i rifiuti non esistono (quando si parla di “ciclo dei rifiuti”, di “ciclo chiuso dei rifiuti”, ecc., e concetti annessi, si parla di cose certamente positive ma non di “economia circolare” sebbene i termini e le immagini sembrino riferirsi ad essa). E’ evidente che ci sia una visione a priori e deduttiva nella vera economia circolare che infatti la rende un sistema economico complesso e di tipo pianificato (incompatibile ed inconciliabile, ad esempio, con il libero mercato e con l’economia di mercato, basati su criteri e scelte a posteriori e di tipo induttivo). Il tutto è realizzabile anche applicando concretamente la nozione teorica di vendere servizi più che prodotti ma soprattutto facendo proprio il superamento di visioni lineari, eventualmente anche nobili ma pur sempre riduzionistiche, come ad esempio la sostituzione delle fonti fossili (petrolio, carbone, ecc.) con le energie rinnovabili (il sistema ecologico-energetico-climatico è un sistema complesso e quindi non è detto che debba risponde in modo lineare, “logico”, proporzionale ad aggiustamenti parziali, settoriali, pur virtuosi. Anzi, è altamente probabile che risponda in modo non-lineare a causa dell’esistenza di proprietà emergenti positive o negative. O lo si aggiusta tutto il sistema, globalmente, per intero e contemporaneamente o non se ne fa niente). È evidente che per costruire l’economia circolare e per farlo in modo efficace ed efficiente (con reali vantaggi e benefici per le famiglie, le aziende, le città, i territori, ecc.) occorra un ripensamento non solo dell’economia ma dell’intera Società (di cui l’economia è parte), che occorra una rivoluzione culturale la quale non può prescindere dalla critica al Capitalismo e al consumismo così come da un cambiamento psicologico degli individui e delle comunità.
L’attuale modello economico di tipo lineare, riduzionistico, semplicistico, capitalistico, consumistico e di mercato (schematizzato in: capitale, lavoro e materie prime entrano nel sistema produttivo per dare prodotti da consumare e rifiuti da smaltire e solo in minima parte da riciclare, riutilizzare, ecc.) va superato e sostituito (integralmente) con un modello economico circolare, complesso, realistico, olistico, socialistico, ecologico e pianificato (schematizzabile in: capitale, lavoro e materie prime in stretto rapporto sia alle risorse naturali sia alla pianificazione politico-generale della Società entrano nel sistema produttivo per dare i prodotti quantitativamente e qualitativamente davvero necessari da consumare senza sprechi e da reintegrare per le restanti quote). 
Altri due aspetti caratterizzanti la vera economia circolare (in sintonia con la visione olistica, sistemica, organicistica, vitalistica, complessa, non lineare, integrata, pianificata, ecc. fin qui mostrata) sono:
1. la condivisione di prodotti, oggetti, ecc. (sharing economy) per limitare lo spreco d’uso (oggetti che giacciono inutilizzati ma che sono ancora buoni, efficienti, ecc.; oggetti che giacciono inutilizzati per la maggior parte del tempo; ecc.);
2. sempre in analogia al mondo vivente e ai sistemi viventi, maggiore diversità, eterogeneità, versatilità, adattabilità, modularità, ecc. vuol dire maggiore stabilità, resistenza, resilienza, ecc. Per cui, rendere i prodotti, gli oggetti e i servizi diversificati, eterogenei, versatili, adattabili, modulari, riparabili, longevi, ecc. vuol dire rendere il sistema economico (e quindi la Società per un buon 60-70%) più stabile, più sicuro, più resistente, più resiliente, ecc. Mica male in un Mondo che (a torto o a ragione) è diventato globale e globalizzato, che, di fatto, è globale e globalizzato (unico, intero, circolare).
Infine, è opportuno ricordare il legame di amicizia tra l’economia circolare e la bioeconomia. La bioeconomia (… anche qui, quella vera e non quella demagogica o peggio ancora quella ridotta a “sistema che impiega materie prime rinnovabili di origine biologica” …!) è la teoria economica elaborata dall’economista e matematico rumeno Nicholas Georgescu-Roegen (1906-1994) fondata sul concetto di limite biofisico della crescita applicato nel contesto di un sistema termodinamicamente chiuso quale è il Pianeta Terra. La bioeconomia comporta una rivoluzione teorico-culturale (da tradurre successivamente in pratica, da applicare) in quanto essa produce una critica radicale dei fondamenti dell’economia neoclassica alla luce delle scienze fisiche e naturali affrontando, in particolar modo, la questione ecologica alla luce della termodinamica e in particolare dell’entropia. Comporta, quindi, un supermento non solo del contrasto tra crescita economica e sviluppo sostenibile ma un superamento dello stesso concetto di “sviluppo sostenibile” in quanto attraverso un impianto teorico di dinamica non-lineare riesce a cogliere e a correlare aspetti biofisici (in particolare, restrizioni fisiche alla crescita indotte dalla limitatezza dell’ecosistema terrestre) con aspetti antropologici, psicologici, culturali e sociali (molto influenti, a volte completamente determinanti, e quindi messi sempre ed assolutamente a sistema dall’economista, dal legislatore, dall’imprenditore, dal professionista tecnico, dal cittadino illuminato, che si spendono per davvero per la vera bio-economia).
Insomma, stando così tutte le cose viste, è evidente che tutti coloro che vogliono o che debbano contribuire (veramente e onestamente) alla costruzione dell’economia circolare (economisti, cittadini, politici, imprenditori, professionisti, ecc.) debbano necessariamente adottare (nelle loro cose teoriche e pratiche, quotidiane e non) approcci e metodi di tipo olistico vale e adire un approccio di tipo sintetico-intuitivo per cogliere l’intero di riferimento e il suo quid emergente (e non solamente le parti e loro somma, come da approccio analitico-razionale) e successivamente il metodo deduttivo che dal generale – l’intero e quid di cui prima – giunge ai particolari – i dettagli specifici, settoriali, ecc. – e solo a quelli che servono per davvero (e non che dai particolari, spesso troppo e inutilmente numerosi, ci si debba muovere con l’illusione di arrivare al quadro generale, puntualmente disatteso, come da metodo induttivo).

P.S. L’Olismo è unico ed è ben definito. Che poi lo si applichi all’economia (come in questo caso) o alla medicina o all’agronomia o alla geologia o al diritto o all’architettura o alla selvicoltura, ecc. l’Olismo è sempre lo stesso. Comunque, per restare in tema di Economia, Olismo ed economia circolare, consiglio al lettore di oggi di ricercare e di (ri)leggere i post n. 261, 260 e 175, per riscontri molto più autorevoli e di tipo diretto.


  

lunedì 1 luglio 2019

L'ironia dei dettagli


Post 301

L’ironia dei dettagli  

Cari lettori, eccoci ad un nuovo mensile. Nel frattempo, in Giugno, ho avuto l’immensa gioia di diventare papà (di una bellissima bambina)! Ma ho anche avuto conoscenze dirette o altrui e documentate segnalazioni in merito all’oggetto di questo post. L’Olismo è in sé, e di per sé, il miglior paradigma, specialmente in ambito scientifico e tecnico, che la Società ha Oggi a disposizione. Ma quando del suo “rivale” (il Riduzionismo, che purtroppo è ancora il paradigma dell’Establishment, anche se le cose stanno finalmente cambiando) si mostrano gli strafalcioni, beh lo scenario paradigmatico diventa davvero piacevole. Buona lettura, dunque. Quanto a noi, a presto (a fine Agosto). E come sempre: ad maiora! amici, ad maiora! Luca Fortunato (Matera) WhatsApp 389.4238195

Il Riduzionismo, proprio a causa della sua stretta e ridotta base teorica, tende a perdersi in analisi e lungaggini, nella vana speranza di arrivare a comprendere le cose, illudendosi di compensare, di riempire, enormi vuoti teorici con “quantità industriali” di dati, numeri, misure, pagine, persone, e via dicendo. E soprattutto si perde in dettagli. Il tutto riduzionistico, così, produce una conoscenza frammentata, dettagliata ma disarticolata, e che infatti mai o molto raramente giunge alla visione d’insieme, al quadro generale, allo sguardo unitario, alle giuste e complete correlazioni, alla integrazione, alla sintesi, alle proprietà emergenti e quindi all’intero, al vero intero (e tanto in merito a singole entità complesse – albero, animale, corpo umano, ecc. – quanto e ancor di più in merito a entità complesse di tipo collettivo – bosco, coltivazione, branco, sciame, popolazione, ecc.). Se a questo scenario, già di per sé negativo e problematico, aggiungiamo che proprio a causa di una vera ossessione del dettaglio e del particolare lo stesso Riduzionismo sbaglia proprio i dettagli e i particolari (per una sorta di circolo vizioso di esagerazione che evidentemente ottunde la mente), beh la Frittata della Conoscenza è servita! E con una certa ironia della sorte. Guarderete, qui di seguito, degli esempi significativi, molto significativi (purtroppo). Meglio l’Olismo che grazie alla sua ampia base teorica (unitamente e al suo peculiare modus operandi di tipo sintetico-intuitivo) può decidere (volta per volta, caso per caso, senza ossessioni, in piena libertà, con serenità, con flessibilità, con lucidità) se servirsi anche dell’analisi o farne benissimo a meno, se dettagliare le cose oppure no, e così via. E che magari se proprio deve arrivare a certi dettagli ci arriverà bene e correttamente. 

1. In un museo naturalistico (portato avanti con soldi pubblici, notare bene) leggo sotto un esemplare imbalsamato di martora la scritta Martens martens. Peccato, però, che il nome scientifico della martora (da Linneo, quindi paradigma del Riduzionismo) sia Martes martes (senza le “n”). Morale: se ci fosse stato il solo nome comune (martora), non ci sarebbe stato errore. Al massimo, ci sarebbe stata da fare una integrazione con il nome scientifico. Ma perché esibirsi zoologicamente e dettagliatamente (tipico atteggiamento dei riduzionisti) quanto non lo si è in grado di fare?

2. In locandine ufficiali (così come nei materiali ufficiali collegati) leggo in merito ad un albero di pino d’Aleppo la scritta Pinus Halepensis. Peccato, però, per l’“H” (maiuscola). Avrebbe dovuto essere minuscola. Così: Pinus halepensis. Morale: se ci fosse stato il solo nome comune (pino d’Aleppo), non ci sarebbe stato errore. Al massimo, ci sarebbe stata da fare una integrazione con il nome scientifico. Ma perché esibirsi botanicamente e dettagliatamente (tipico atteggiamento dei riduzionisti) quanto non lo si è in grado di fare?  

3. In un convegno (ufficiale) da parte di un “addetto ai lavori” (per giunta pubblico dipendente, ma chiaramente riduzionista), ci viene mostrato questo: tiglio (Tilia tomentosa). Peccato, però che “tiglio” (come nome comune) indichi o l’intero   genere Tilia o il solo tiglio selvatico (Tilia cordata) e che invece il tiglio argentato sia Tilia tomentosa. E tutto ciò sempre che per le varie specie del genere Tilia si voglia far valere ancora la classificazione di sempre: a) tiglio o tiglio selvatico (Tilia cordata); b) tiglio nostrano o nostrale (Tilia platyphyllos); c) tiglio argentato (Tilia tomentosa); ecc. Vi è infatti divergenza tra gli studiosi, tra i vari e i veri addetti ai lavori, con messa in discussione, da circa un ventennio, della classificazione tradizionale riportata, appunto. A causa del noto fenomeno di ibridazione naturale all’interno del genere Tilia ma che Oggi sappiamo essere un fenomeno particolarmente significativo e particolarmente presente, più di quel che si pensava e si sapeva una volta. Morale: se non ci si fosse “avventurati” nel “mondo” delle specie del genere Tilia (cosa da veri specialisti) limitandosi a descrizioni più generali ma corrette, non solo non ci sarebbe stato errore ma ci sarebbe stato un comportamento anche deontologicamente corretto (visto il dibattito in corso, ancora in corso, nella comunità scientifica internazionale, su aspetti genetici e botanici del genere). 

4. Aiuole spartitraffico e rotonde, messe a verde: magari anche al netto di validi dettagli di impianto e di gestione, l’insieme risulta essere assolutamente inadeguato. Questo, lo scenario nella maggior parte delle nostre città. Il motivo è il seguente: il disegno della vegetazione è validamente concepito solo per una visione dall’alto! Come quando ci affacciamo da un balcone. Come quando osserviamo immagini restituiteci da un drone. Come quando andiamo in elicottero, in aereo, ecc. Peccato, però, che la maggior parte delle persone osservi il verde di un’aiuola spartitraffico, di una rotonda stradale, ecc. dall’interno della propria auto, in sella alla propria moto o bicicletta, come pedone, ecc. Ed in movimento. Da questi punti di osservazione (quelli che si sarebbero dovuti considerare costituendo essi il 90% dei casi) la visione risulta un pasticcio, in disaccordo con le leggi dell’olistica Psicologia della Gestalt che - benché non sia il Vangelo - dovrebbe essere parte del bagaglio culturale e formativo di ogni professionista tecnico moderno e all’opera su cose del genere, per portarlo quindi a concepire, a immaginare, a progettare, a disegnare composizioni verdi del genere secondo punti percettivi di tipo dinamico-prospettico (che restituiscono, a chi osserva in orizzontale e in movimento, un’immagine comunque organica e sensata) e non di tipo statico-planimetrico (che restituiscono, sempre a chi osserva in orizzontale e in movimento, frammenti visivi, porzioni visive, pezzi slegati di visione e senza significato). 

5. Molti tra commercianti, artigiani, albergatori, imprenditori, professionisti, ecc. hanno chiuso bottega o stanno per farlo. E in ogni dove. In pochi stanno, stiamo, bene. L’altra sera mi è stato chiesto un parere in proposito. Ne riporto una brevissima ma significativa sintesi: molti commettono un enorme errore “di dettaglio” (diciamo così), di chiaro stampo riduzionistico, vale a dire quello di non considerare correttamente la specializzazione (produttiva, professionale, di servizio, ecc.). Essere specializzati in vuol dire che rispetto all’intero di riferimento si è particolarmente ferrati in un determinato settore, in una determinata branca, in un particolare segmento di mercato, ecc. Ma non vuol dire che rispetto all’intero di riferimento si è esclusivamente ferrati in un determinato settore, in una determinata branca, in un particolare segmento di mercato. La differenza tra “particolarmente” e “esclusivamente” determina il destino economico. Nel complesso mondo di Oggi (e paradossalmente come tanto tempo fa, cioè prima della Rivoluzione Industriale), è sempre più necessaria la pratica virtuosa del “particolarmente” (che non trascura l’intero) e non invece quella dell’”esclusivamente” (che trascura l’intero, anzi si scinde dall’intero). In pratica, ogni singolo attore (sia esso commerciante, artigiano, imprenditore, professionista, ecc.) deve essere sempre e necessariamente un cerchio (piccolo o grande), benché in conseguenza della specializzazione uno spicchio del cerchio risulti essere il più vistoso. Se si è specializzati in dolci al cioccolato (un vistoso spicchio del cerchio), è bene offrire anche altro tipo di dolci (l’intero cerchio: in questo caso, pasticceria in senso ampio). Se si è specializzati in tubature di alluminio (spicchio), è bene cavarsela anche con tubature di altri materiali (cerchio). Se si è specializzati nella produzione di frutta (spicchio), è bene produrre anche altri prodotti agricoli (cerchio). Se si è specializzati in un tipo di consulenza (spicchio), è bene cavarsela anche in altro tipo di consulenze (cerchio) sempre ed ovviamente pertinenti al proprio titolo di studio, alla propria abilitazione, ecc. Ma è assolutamente necessario. Specializzazione sì, ma va capita. Che direste, ad esempio, di un medico pediatra che dovendo soccorrere una persona anziana non lo facesse dicendo “non è di mia competenza”? Che direste, altro esempio, di un albergatore che dovendo dare minime indicazioni sui monumenti della città rispondesse “qui a cento metri c’è un ufficio turistico”? Del resto, alcuni percorsi formativi, alcuni percorsi universitari, alcuni diplomi, alcune lauree, sono multidisciplinari e interdisciplinari. Lo sono e a ragion veduta. Chiudersi poi in un solo settore, in una sola materia, in un solo spicchio del cerchio, “dettagliare” troppo il proprio ruolo in Società, semplificare (in qualche modo), non solo è un fraintendimento del sano concetto di specializzazione, non solo è una pseudo-strategia di mercato che specialmente alla lunga non paga, ma è anche e soprattutto un tradire la propria identità e dunque è un errore anche di tipo culturale ed è un errore anche in merito alla comunicazione esterna circa la propria Categoria.   
  
E di fatti e di “logiche”(?) del genere potrei continuare ad elencarne tantissimi (purtroppo). Ma ho reso bene l’idea. Il Riduzionismo è davvero un guaio. E con anche certe ironie della sorte, come abbiamo visto. Meglio per l’Olismo, ovviamente. Meglio per gli olisti (come me). Ma la Società tutta deve svegliarsi. E pure in fretta. E questo non è un dettaglio. 




sabato 1 giugno 2019

Il Prosecco? Così, un'eccellenza insostenibile


Post 300

Il Prosecco? Così, un’eccellenza insostenibile.  

Il caso e il tema del presente post sono specifici e settoriali ma hanno validità anche di tipo generale. Ed è anche, soprattutto in merito a quest’ultimo aspetto che si invitano i lettori ad una seria riflessione e a cogliere particolarmente (nel testo del post) diversi passaggi validi appunto tanto per lo specifico scenario del Prosecco quanto per quello scientifico, tecnico, sociale e culturale (in senso lato) che tutto il “Bel Paese” in qualche modo sta (ancora) vivendo. Buon proseguimento, dunque. Quanto a noi, a presto (in Luglio). E come sempre, ad maiora! Amici, ad maiora! Luca Fortunato (Matera) WhatsApp 389.4238195  

Occorre saggezza economico-ecologica. Sempre. Ma solo l’Olismo può aiutare.

Ecco ora un esempio della validità di questa tesi attraverso un suo opposto che, infatti, ha generato un guaio. Precisamente: il non portare a sintesi (che non è il mero compromesso, ricordiamolo sempre) Economia ed Ecologia e questo a causa di un mancato cambio di paradigma che si configura come permanere nel Riduzionismo senza invece svoltare nell’Olismo (amici del Nord Est mi hanno segnalato o meglio aggiornato la cosa, come vedrete):

pochi giorni fa, è stata pubblicata sulla prestigiosa rivista (open access) “Plos One” una ricerca scientifica (dell’Università di Padova) che ha monitorato (dal 2012 ad oggi) i terreni coltivati ad uva per la produzione di Prosecco certificando che quel territorio ha un indice di erosione 31 volte superiore ai limiti considerati tollerabili all'interno della UE.
In pratica, la ricerca mostra che per ottenere 1 bottiglia di Prosecco si consumano 3,3 kg di terreno. E considerando che di Prosecco se ne producono 446.000.000  bottiglie/anno (di cui 90.000.000 nell'area storica nella provincia di Treviso), è del tutto evidente che l’attuale l’impronta ecologica del prodotto (vino di indubbia e di indiscutibile qualità, famoso in tutto il Mondo, fonte di una ricca economia, ecc. ecc.) sia enorme (… diciamo pure smisurata!).
Così, è di fatto insostenibile (sia da un punto di vista ecologico-materiale - essendo il terreno una risorsa non rinnovabile – sia da un punto di vista etico – se questo aspetto, Oggi, può ancora significare qualcosa …).
Ed ora constaterete una certa assonanza, una certa corrispondenza, una certa correlazione e una certa inerenza (specialmente di senso e di significato, oltre le  coincidenze di luoghi e di tipologie di questioni tecnico-scientifiche) tra quanto sopra riportato e quanto ho scritto nel mio primo libro “Esempi d’Olismo” (2016) che tra un po’ riporto qui di seguito. Non solo l’erosione da vigneti – come sopra - ma addirittura anche disboscamenti per l’impianto di vigneti! Il tutto, con errori paradigmatici di fondo. Quest’ultimo aspetto, sempre il vero problema.
Il Prosecco va certamente tutelato e la sua esistenza va certamente garantita per il Futuro. Ma come? Certamente non più nel paradigma del Riduzionismo. Siepi? Fasce tampone? Aree inerbite? Certo, ma andrebbero pensate ed applicate (potenziate ed organizzate) in un certo modo, altrimenti non ci sarebbe nessun vero cambio di paradigma e quindi nessun vero rimedio. 
(N.B. : integrato è cosa ottima ma non è olistico. O meglio, non lo è ancora. Constatata o fatta l’integrazione occorre poi intuire i quid in più, emergenti, come  proprietà emergenti e certamente presenti – positivi e/o negativi – e quindi gestirli – teoricamente e/o praticamente. Così, solo così, è olismo, si ha l’olismo e ciò che è integrato diviene anche olistico). 
                                                                                           
Ed ora, quanto ho scritto (nel 2016) nel mio libro:

Capitolo V
Acqua e Terra: di Refrontolo in particolare.

Ricordo brevemente la tragedia di Refrontolo: in Provincia di Treviso, la sera del 2 agosto 2014, un nubifragio – di quelli di particolare e atipica intensità e giustamente definiti “bombe d'acqua” - si è abbattuto nella zona di Refrontolo, nella piccola e turistica località del Molinetto di Croda famosa per la presenza di un antico mulino ad acqua, facendo tracimare il torrente Lierza: spazzati via persone, strutture, automobili. Quattro morti ed un ventina di feriti.
Le cause sembrarono essere la copiosa pioggia caduta in pochissimo tempo, alcune balle di fieno e altri detriti che avrebbero fatto da tappo in un punto del torrente, la “sfiga” delle persone di trovarsi in quel punto ed in quel momento ecc. ecc. ecc. Eppure ….. tempo qualche giorno, saltò fuori ben altro. E già denunciato, a suo tempo, da associazioni ambientaliste. E che, a libero parere del sottoscritto, è stata la causa (complessa) che ha maggiormente inciso sul verificarsi del fenomeno (fermo restando le altre cause – concause – quali appunto la “bomba d’acqua”, le balle di fieno ecc. ecc. ecc.): le colline lì attorno - proprio quelle colline facenti parte della zona di bacino idrografico in cui ricade il torrente Lierza e sul quale nubi tempestose sprigionarono la loro energia – quelle colline erano rivestite da boschi ma in seguito sono state disboscate e rivestite da vigneti. Ripeto: quelle colline erano rivestite da boschi ma in seguito sono state disboscate e rivestite da vigneti. …. basta questa frase per attivare un minimo d’intuizione, intelligenza, logica e buon senso sufficienti a spiegare quel che è successo! Qui non si tratterebbe nemmeno di andare a scomodare l’Olismo ed il Riduzionismo!
Eppure …. occorre scomodare proprio l’Olismo ed il Riduzionismo …. Perché, ovviamente, i riduzionisti (limitati e/o mistificatori) ne han detto di fesserie … Ma non credete. L’Olismo non lo scomoderò più di tanto. Bastano poche righe: il punto non è se è giusto disboscare per impiantare un vigneto. Questo attiene a discorsi di altro tipo. Il punto è che nel farlo, occorre – occorreva …. – prima intuire, immaginare, prevedere, teorizzare, elaborare e progettare e, successivamente, realizzare compensazioni di tipo olistico e non di tipo riduzionistico! Hanno certamente pensato a delle compensazioni e realizzato delle compensazioni (per il comunque traumatico passaggio ecologico-ambientale ed idrogeologico) dai boschi a vigneti! (sistemazioni del terreno e altre mille cose). Il punto è che le hanno pensate e realizzate all’interno del Paradigma del Riduzionismo! Mentre occorrevano compensazioni di tipo olistico in quanto le acque piovane, deboli o forti, intercettate da un bosco, tanto a livello di chiome arboree quanto a livello di terreno di bosco, subiscono un “trattamento” (cinetico, energetico, d’assorbimento, di convogliamento ecc.) del tutto imparagonabile, lontano anni luce, al “trattamento” (cinetico, energetico, d’assorbimento, di convogliamento ecc.) che le acque piovane, deboli o forti, subiscono quando intercettate da un vigneto! La cosa è talmente incredibile che non ci resta che arrivare ad un esperimento mentale metaforico per cercare di esplicitare ancor di più (quel che in verità è già esplicito ….): primo scenario: immaginiamo di versare violentemente dell’acqua su di una lastra di pietra inclinata. Ne osserveremo un deflusso pressoché totale e quasi istantaneo e violento; secondo scenario: immaginiamo di versare violentemente dell’acqua sulla stessa lastra di pietra inclinata che però, questa volta, abbiamo precedentemente rivestito di carta di giornale; Ne osserveremo un deflusso quasi totale, in più tempo anche se di poco, e comunque violento, con o senza qualche strappo di carta di giornale; terzo scenario: immaginiamo di versare violentemente dell’acqua sempre sulla stessa lastra di pietra inclinata che però, ora, abbiamo precedentemente rivestito di una spessa stoffa di lana come quella di un maglione; Ne osserveremo un deflusso parziale, in molto più tempo, e comunque molto meno violento, con o senza qualche strappo di qualche pelo.
Ebbene, in tutti e tre gli scenari l’acqua rappresenta un nubifragio, lo stesso nubifragio, particolarmente violento e inteso (bomba d’acqua) e la lastra di pietra inclinata rappresenta il terreno collinare, lo stesso terreno collinare. Ma nel secondo
scenario, la carta di giornale rappresenta un vigneto per di più non a tendone mentre nel terzo scenario la spessa stoffa di lana rappresenta un bosco (al lettore potrà apparire impropria la carta di giornale, meglio sostituirla con della stoffa di cotone o con della stoffa di lana ma sottile. Eppure …. è giusto!). Chiaro, no? Ma c’è di più. Se ci prendessimo anche la briga di misurare con un termometro sensibilissimo la temperatura dell’aria in prossimità della lastra di pietra, poi in prossimità della carta di giornale che ricopre la lastra di pietra e poi ancora in prossimità della spessa lana che ricopre sempre la nostra lastra di pietra, ci accorgeremmo che la temperatura (e dunque l’energia) è diversa nei tre casi ed in particolare che aumenta man mano si passa dal primo al secondo al terzo scenario. Fuori di metafora: il micro-clima e l’energia su ed intorno a colline spoglie è una cosa, su e intorno a colline a vigneto è un’altra cosa e su ed intorno a colline a bosco è ancora altra e ben diversa cosa! E l’energia delle nubi e della pioggia in un nubifragio incontra una porta spalancata se si abbatte su colline spoglie, una porta aperta se si abbatte su colline a vigneto ed una porta socchiusa se si abbatte su colline a bosco. Chiaro, no? Che brutto guaio paradigmatico hanno combinato a Refrontolo! Ora, come si può – si poteva – rendere l’acqua versata sul giornale (sulle colline a vigneto) frenata come l’acqua versata sulla lana (sulle colline a bosco)? Praticamente non si può. E non si poteva. Ed allora, le uniche compensazioni olistiche a fronte di sostituzione di boschi collinari con vigneti collinari devono essere - avrebbero dovuto essere - quelle di allargare, ed in più punti strategici per l’idrodinamica, il letto dei torrenti e dei fiumi che decorrono ai piedi delle colline ……. Ma ne vale la pena? Ne potrà mai valere la pena? Ne poteva valere la pena? Non è – non era – forse il caso di cedere il passo all’importanza dell’acqua e non all’importanza del vino? Emblematico Refrontolo. Purtroppo. Speriamo di ricavarne un monito specifico e generale per il futuro. Anche e soprattutto, dunque, per altre zone d’Italia. Che, simili magari, potrebbero prestarsi ad una follia del genere. L’Olismo è un grande paradigma perché contempla tanto il fare quanto il non fare. Non è detto che fare sia sempre giusto rispetto a non fare. Occorre valutare. Sempre. Proporrei, anzi propongo, l’introduzione del reato di riduzionismo.

Autore: Luca Fortunato - Tutti i diritti riservati (Legge 22 aprile 1941, n. 633 Protezione del diritto d’autore e di altri diritti connessi al suo esercizio)