Mission del Blog: esprimere libere opinioni su fatti di cronaca ritenuti significativi circa la Sfida, in corso da tempo, tra i Paradigmi dominanti del Nostro Tempo: da una parte, il Riduzionismo (il Tutto è uguale, riducibile, alla somma e alle relazioni delle parti di cui è composto), dall’altra l’Olismo (il Tutto è maggiore della somma e delle relazioni delle parti di cui è composto). Il Riduzionismo, paradigma analitico, razionale, algoritmico, induttivo, lineare. L’Olismo, paradigma sintetico, intuitivo, euristico, deduttivo, non-lineare. Con tutte le conseguenze (teoriche, filosofiche, gnoseologiche, epistemologiche, metodologiche, pratiche, lavorative, quotidiane) che ne conseguono …. (e ne devono conseguire …. legittimamente e liberamente ….. per il progresso della Società …..)

venerdì 11 gennaio 2019

Scienza e non-Scienza, vero e falso


Post 264
Scienza e non-Scienza, vero e falso  

Lo spettacolo è comico o meglio tragicomico. Ci sono persone (non addette ai lavori ma anche addette ai lavori e questo è grave) che pretendono di avere (e di mostrare) posizioni nette, chiare e perentorie su cose che nette, chiare e perentorie non lo sono per niente. Ad esempio, su che cosa sia la Scienza (e, quindi,  su che cosa non lo sia). Ad esempio, su che cosa sia vero (e, quindi, su che cosa sia falso). In questi giorni poi stanno andando in scena tante, forse troppe, prese di posizione in tal senso (Xylella, vaccinazioni, cambiamento climatico ecc.). Ed i miei lettori mi chiedono il mio parere. Lo faccio volentieri precisando, o meglio ricordando, tre aspetti che mi riguardano e che renderanno ancora più sensato il mio contributo e ancor più evidente la figuraccia di chi si lancia in simili questioni senza adeguata consapevolezza, informazione e formazione:
in tema di Xylella-CoDiRO, la mia teoria olistica non nega l’esistenza e la presenza del batterio ma vede in modo diverso il ruolo del batterio nell’insorgenza del disseccamento, insieme a tanti altri fattori, e quindi propone altro tipo di rimedi; in tema di vaccinazioni (morbillo, varicella ecc.), come cittadino sono a favore delle vaccinazioni, sono per vaccinare, ma per motivi ben diversi da quelli professati dagli “scientisti riduzionisti”, per motivi ben diversi e ugualmente scientifici come l’altra campana della Medicina sostiene; in tema di cambiamento climatico ormai solo gli stupidi e/o gli imbroglioni possono negarne l’esistenza ma resta aperto il problema di quale sia la miglior teoria (per me è l’olistica Ipotesi Gaia) per spiegare il cambiamento climatico e quindi quali debbano essere i rimedi;  
Troppo facile e troppo semplicistico creare le etichette “pro Vax” , “no Vax”, “negazionismo”, “complottismo” o separare la teoria dalla pratica, le questioni filosofiche dagli aspetti di applicazionismo  tecnico, e via dicendo. Queste sì che sono fantasie!
Ebbene, su cosa sia o non sia la Scienza, propongo mie scritture (1) attinte direttamente dal mio Secondo Libro “Esempi d’Olismo” (2017) che derivano dalla elaborazione sintetica di consultazioni - che ho fatto in diversi anni - di adeguati e autorevoli libri (di filosofia, di filosofia della scienza, di storia, di scienza ecc.). Su cosa sia vero e su cosa sia falso, invece, vi scrivo ora, appositamente, qualcosa  (2) e sempre sulla base di adeguate ed autorevoli consultazioni, ovviamente. Per poi far incontrare le due questioni (3). La figuraccia dei presuntuosi sarà appunto evidente. Buona lettura (a Tutti). E come sempre, ad maiora! Luca Fortunato (Matera). 

1.Il cosiddetto problema della demarcazione è il problema di stabilire i criteri per distinguere ciò che è Scienza e ciò che non lo è. Non si tratta, dunque, di distinguere tra ciò che è vero e ciò che è falso (che è altro tipo di problema e che vedremo in chiusura di questo post) ma solo di trovare criteri per stabilire i confini tra la conoscenza scientifica e le altre tipologie di conoscenza (storica, filosofica, artistica, etica, giuridica, religiosa ecc.). Il dibattito dura da secoli. È ancora aperto. Ancora oggi non vi è una soluzione condivisa e universalmente accettata su che cosa si possa e si debba intendere per Scienza. Da ciò deriva una immediata conseguenza pratica: non esiste, ancora oggi, una definizione ufficiale di Scienza (e quindi anche di conoscenza scientifica, di metodo scientifico, di scientificità ecc.). Esistono definizioni (al plurale, dunque) di Scienza a seconda degli autori, dei filosofi, degli scienziati, dei ricercatori ecc. Esistono i metodi scientifici (al plurale, ancora), se non addirittura, per alcuni, e a ragion veduta, le “metodiche” scientifiche (al pluralissimo … e sempre in fase di definizione …). Pertanto, se è legittimo avere e seguire una propria idea e definizione di Scienza, è illegittimo cercare di imporla ad altri o addirittura al Mondo intero. Tanto è vero che la Nostra Costituzione (…. tanto per fare un esempio ….) si esprime così: art. 33 “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. […]”. Detto tutto ciò, e fermo restando tutto ciò, poter e dover comunque distinguere tra Scienza e non Scienza è di una importanza enorme. E questo non solo per gli addetti ai lavori (filosofi e scienziati) ma per tutti i cittadini. Basti pensare, ad esempio, al fatto che molte decisioni della Magistratura si basano su conoscenze scientifiche e tecniche (basti pensare alla Polizia Scientifica e ai RIS – Reparto Investigazioni Scientifiche - dei Carabinieri; basti pensare al ruolo dei consulenti tecnici d’ufficio – CTU – e dei consulenti tecnici di parte – CTP, nell’ambito del processo civile e al ruolo dei periti e dei consulenti, nell’ambito del processo penale). Pertanto poter e dover distinguere tra cosa è Scienza e cosa non lo è, permette, o meglio permetterebbe, di evitare che conoscenze non-scientifiche vadano ad “inquinare” le indagini, le operazioni peritali, le prove, le testimonianze, le argomentazioni ecc. E basti pensare, altro esempio, all’importanza di poter e dover distinguere tra Scienza e non Scienza in ambito economico: una cosa, ad esempio, è spendere soldi pubblici, fondi pubblici, in progetti di ricerca scientifici, altra cosa è spenderli in progetti di ricerca dalla dubbia scientificità. Essendo tuttavia il dibattito secolare ancora aperto, occorre molta prudenza e molta umiltà nel distinguere tra Scienza e non Scienza. Se da una parte è necessario farlo, dall’altra è una determinazione del tutto relativa ed imperfetta. Basti tener presente l’attuale scenario in merito al problema della demarcazione che vede la contemporanea esistenza di 3 principali scuole di pensiero, in forte contrasto e divergenza tra di loro, eppure ognuna con la sua legittimità ad esistere: il positivismo militante, l’autoritarismo elitario, l’anarchismo metodologico. Lasciando al lettore interessato i dovuti approfondimenti (su un buon libro di Filosofia, su un buon libro di Scienza, su un buon sito web) ne traccio brevemente l’identità con la dovuta conclusione: il positivismo militante crede nell’esistenza di una realtà oggettiva che la Scienza si propone di svelare. La conoscenza scientifica, dunque, attraverso lo sviluppo delle sue teorie, si avvicinerebbe asintoticamente a tale realtà-verità oggettiva (unica e assoluta). L’autoritarismo elitario e l’anarchismo metodologico, invece, negano l’esistenza di tale realtà oggettiva per giunta conoscibile in modo univoco dalla persona umana. Essi si differenziano tuttavia per i motivi che porterebbero una teoria a svilupparsi e a diffondersi e quindi ad essere riconosciuta come teoria scientifica: per l’autoritarismo elitario si tratterebbe dell’autorevolezza della fonte, per l’anarchismo metodologico si tratterebbe della creatività e dalla capacità argomentativa. Ebbene, come si può constatare, dopo secoli e secoli di dibattito, nonostante secoli e secoli di dibattito, l’attualità ci dà uno scenario fortemente eterogeneo se non addirittura contradditorio su che cosa si possa e si debba considerare Scienza e su che cosa non si possa e non si debba considerare Scienza. Tanto è vero che la maggior parte degli studiosi del Mondo perviene alla seguente e attuale sintesi (che sembra essere la migliore, la più realistica, la più saggia): la Scienza è una contingenza dipendente dal contesto socio-culturale. Ed è la migliore contingenza disponibile (volta per volta, epoca per epoca, periodo storico per periodo storico) per la spiegazione dei fenomeni (teorie) e per la conseguente possibilità di risolvere i problemi (sperimentazioni, tecniche, tecnologie ecc.). Il tutto validato o invalidato dalla realtà in base al criterio funziona/non funziona. Dunque, siamo ormai lontani tanto dal Verificazionismo (è Scienza ciò che si può verificare) quanto dal Falsificazionismo (è Scienza ciò che si può falsificare). E siamo ormai lontani anche dal voler risolvere del tutto il problema della demarcazione. Il quale, anzi, sembra proprio destinato ad essere solamente “gestito” e per nulla e per niente risolto. Lungi dal vedere nella dipendenza dal contesto socio-culturale una non-libertà della Scienza (la Scienza è libera e resta comunque libera), l’attuale e saggia sintesi ci riporta un po’ con i piedi per terra, cioè ci riporta alla natura del tutto relativa, temporanea e probabilistica della Scienza, allontanandoci da irrealistiche quanto pericolose tentazioni assolutistiche, purtroppo ancora Oggi ogni tanto presenti, rigurgitanti, specialmente ad opera di chi si muove nel Riduzionismo (un Paradigma che riduce tutto, tranne le sue pretese …).   

2.Ed ora veniamo all’altro problema cioè che cosa è vero e che cosa invece è falso. Su questo problema, la mancanza di umiltà di molte persone incompetenti e soprattutto presuntuose (laureate e non, esperte e non, ecc.) si manifesta molto, molto più forte che sul problema precedente della demarcazione. Forse perché il problema del vero/falso viene visto come più pratico, più tecnico, più quotidiano, più semplice. Basterebbe dire qualche frase o scrivere qualche riga o richiamare qualche esperienza o regola o norma ecc. per venirne a capo. Niente di più falso! (…. è proprio il caso di dirlo ….). Il problema vero/falso, infatti, rimanda al concetto di verità. Ebbene, signori miei, guardate qui (ogni buon testo di Logica, ogni buon testo di Filosofia ne dà conto):
a - teoria della corrispondenza: la verità corrisponde alla realtà. Una affermazione è vera quando trova conferma nelle cose presenti;
b - teoria della coerenza: la verità è coerenza ovvero non-contraddittorietà all’interno di un più ampio insieme di affermazioni. Una affermazione è vera se è coerente con tutte le altre affermazioni fatte e ad essa correlate (in un discorso, in un testo ecc.);
c - teoria del consenso: la verità è ciò che mette d’accordo più persone;
d - teoria pragmatica: la verità è utile, la verità funziona. Un’affermazione, un’idea, un’ipotesi ecc. è vera se ha conseguenze utili e risolutive, cioè è vera se funziona;
e - teoria della costruzione sociale: la verità è ciò che emerge dai processi sociali. Specificatamente, è la lotta per il potere all’interno di una comunità, di una società ecc.;  
f - teorie deflazionarie: insieme di teorie che indeboliscono il concetto, il ruolo e l’importanza della verità riconoscendone solo una validità puntiforme e circoscritta (caso per caso, situazione per situazione, argomento per argomento, ecc.) e senza estensioni generali di significato (Etica, Politica, Società, Cultura, Storia, Scienza, Tecnica, Diritto, ecc.).    
Morale della Favola: ancora oggi, Logici e Filosofi, non hanno trovato un’unica teoria della verità. Il panorama è alquanto eterogeneo e per questo ogni teoria ha il suo diritto ad esistere. Figuriamoci, dunque, se è intelligente esprimersi perentoriamente su cosa sia vero e su cosa invece sia falso! Si specificasse almeno a quale teoria o a quali teorie sulla verità ci si riferisce! Se, e dico se, ci si lancia in “guerre” di vero/falso. Non che la cosa risolva, ma almeno si darebbero le “coordinate geografiche” della propria “posizione”. Almeno un po’ di dignità, se si attacca qualcuno. No?
Per non parlare, poi, della compatibilità paradigmatica! Cose olistiche si possono confrontare (positivamente o negativamente) solo con cose olistiche. Cose riduzionistiche si possono confrontare (positivamente o negativamente) solo con cose olistiche. Non si può stare nel Riduzionismo e giudicare cose olistiche! Si può invece stare nell’Olismo e giudicare tanto cose olistiche quanto cose riduzionistiche ed il motivo è semplice: il Riduzionismo non conosce l’Olismo mentre l’Olismo conosce il Riduzionismo e può giudicarlo ma, in ogni caso e senza negarlo, lo supera e non ne ha più bisogno. Ed il vero e il falso hanno connotati diversi e significati diversi nei due diversi paradigmi.  
  
3.Insomma, è chiaro che la nostra mente (di esseri umani) ha bisogno di definizioni e di ordine (Scienza e non-Scienza, vero e falso, ecc.). Ed è bene tentare di trovare definizioni e tentare di stabilire un ordine, e di seguire quanto stabilito. Ma non dobbiamo mai dimenticarci (come, del resto, la Storia ci mostra e ci dimostra, è proprio il caso di dirlo) che si tratta (e sempre si tratterà e come sempre si è trattato) solo di convenzioni e, per giunta, da prendere con le pinze. Solo una cosa intelligente è possibile in questo caos: rispettare le altrui e diverse posizioni per cercare, nel dialogo e non nel conflitto, di venirne, insieme, a capo.
Altro che chiacchiere.
Se vi sono teorie scientifiche diverse e divergenti, occorre sperimentarle. Sperimentarle tutte. Tutte hanno pari dignità (in quanto tentativi della mente umana di conoscere la realtà). Poi, vedere cosa emerge dalle sperimentazioni. Ed agire di conseguenza. Ma se una teoria non la si sperimenta, come si fa a dire che è giusta? O come si fa a dire che è sbagliata? E se una teoria presa per buona si rivelerà poi sbagliata, che cosa bisognerà che si faccia di coloro che l’avevano promossa senza averla sperimentata? E se una teoria presa per pseudo-scienza si rivelerà poi giusta, che cosa bisognerà che si faccia di coloro che l’avevano bocciata senza averla sperimentata?
Altro che chiacchiere.
Ad ogni modo, nella Scienza, una cosa “vera” oggi o ieri potrà non esserlo più domani. Così come una cosa “falsa” oggi o ieri potrà non esserlo più con lo scorrere del tempo. E le leggi e le norme che trattano cose di scienza, aspetti tecnici e via dicendo? Se cambiano le conoscenze scientifiche, le leggi vanno anch’esse cambiate. Di pari passo. E invece, quante volte ci troviamo di fronte a leggi e norme basate su conoscenze scientifiche ormai superate o addirittura sconfessate? Quante volte ci troviamo di fronte a leggi e norme non aggiornate? Quali e quanti i danni per l’intera Società? Chi sono i responsabili?
Altro che chiacchiere!

martedì 8 gennaio 2019

La Legge giusta - seconda parte


Post 263

La Legge giusta – seconda parte

Proseguendo dal precedente post n. 262: 

personalmente, anche riguardo agli aspetti più politici (che sono comunque un tutt’uno con gli aspetti giuridici, si badi bene), mi ci ritrovo molto nel pensiero del grande studioso americano. Egli, infatti, si è posto continuamente il problema dell’eguaglianza che è sempre stata, nel corso della Storia, e rimane tuttora, nei nostri giorni, una questione controversa ma che non si può non affrontare né, d’altra parte, si può affrontarla semplificando o peggio riducendo. Considerando che la vera libertà non è mai libertà di fare qualunque cosa ci salti in mente ma è libertà di fare qualunque cosa desideriamo nel rispetto dei diritti legittimi delle altre persone, per Dworkin  una teoria liberale (e non liberista, si badi bene) non deve mai perdere di vista tanto il principio di pari importanza (ogni persona deve essere messa nella condizione di poter attuare appieno le proprie aspirazioni) quanto il principio di responsabilità particolare (ogni persona è responsabile delle scelte che compie tentando di attuare le proprie aspirazioni). Il primo principio richiede che il governo adotti leggi e politiche in grado di assicurare che la sorte dei cittadini non dipenda dalle loro condizioni economiche né dal loro sesso, dal colore della loro pelle, dalla loro religione ecc. Il secondo principio richiede che il governo agisca per far dipendere la sorte dei cittadini dalle scelte che essi hanno compiuto. In pratica, il grande studioso americano, identifica sia l’eguaglianza sia la responsabilità, le rispetta entrambe facendo così emergere una sintesi (superiore, maggiore) in cui libertà,  uguaglianza e comunità (non più in conflitto tra di loro) diventano “aspetti complementari di un’unica visione politica”. Detto in altri termini, schematizzo sinteticamente (da diverse fonti): identifica sia l’eguaglianza (la Sinistra) sia la responsabilità (la Destra), le rispetta entrambe facendo così emergere una sintesi (superiore, maggiore. E dunque non il Centro; meno che mai un compromesso, un accordo, un inciucio ecc.; nemmeno la negazione di Sinistra e Destra – odierna, irrealistica e irresponsabile moda - ma il superamento di Sinistra e Destra in una loro sintesi superiore, in una terza via, da entrambe generata e tanto possibile quanto auspicabile. E tutto ciò è Olismo, si badi bene) in cui libertà, uguaglianza e comunità ecc. ecc. ecc. Salvaguardando e tenendo unite libertà, eguaglianza e comunità, Dworkin ha sostenuto il primato etico della comunità sulla vita individuale (anche questo è Olismo, si badi benissimo), prospettando la necessità di armonizzare due ideali etici che, in apparenza, divergono: l’ideale dei progetti e delle appartenenze personali (vita privata, vita famigliare, ecc.) e l’ideale dell’eguale considerazione politica dell’altro (vita di comunità, vita di società, vita pubblica, ecc.). Insomma, diceva Dworkin: “diritto a eguale considerazione e rispetto” in merito ai cittadini e tra i cittadini e “distribuita in parti eque, attribuendo a ciascun individuo la sua giusta quota di influenza sull’ambiente economico” in merito alla proprietà dei cittadini.  
… ora, considerando la politica - comprese le leggi che essa “fabbrica” - che ora ci offrono il Mondo, i continenti,  i Paesi, i territori, le città ecc. e considerando la particolare complessità acquisita, negli ultimi 50 anni, dalla Società moderno-contemporanea, mi viene da pensare, da chiedermi, se il grande Dworkin sia stato un marziano oppure se i politici di Oggi (cioè degli ultimi 20 anni) e di ora - tutti: mondiali, internazionali, nazionali, locali, ecc. -  siano stati e siano delle nullità cosmiche (…. ma precise entità terrestri di tipo comico  …. o meglio, tragicomico …..). Cercherò di rispondermi, nel corso dei miei prossimi 45 anni …. Nel frattempo, però, io sto con  Dworkin. Senza alcun dubbio.
Ad maiora! Amici, ad maiora! Luca Fortunato (Matera) 
P.S. da ieri ho ripreso gli impegni del mio lavoro. Se mi giungeranno altre (e sempre gradite) richieste d’approfondimento o altri (e sempre graditi) spunti per fare approfondimento (sempre su tematiche olistiche, ovviamente), scusatemi sin d’ora se i post di risposta verranno eventualmente pubblicati in tempi larghi. Ma vi risponderò. Come sempre. Ciao, miei cari lettori. Ciao.

 

domenica 6 gennaio 2019

La Legge giusta


Post 262
La Legge giusta  

Tempo fa, in questo blog, scrissi di Ronald Dworkin (1931-2013, giurista e filosofo statunitense) e del suo olismo giuridico. Ebbene, ne ripropongo il sintetico ma significativo ritratto ed anche un po’ più approfondito perché nel frattempo ho approfondito, io stesso, la sua figura. A livello culturale, ovviamente. Ma la natura del livello mi è ugualmente spendibile (sebbene io sia un professionista tecnico). Per una consapevolezza sistemica. Ed anche se io sono in Italia e Dworkin era in America. Il senso, il significato, il contenuto della sua opera è quello che conta. E per chiunque (uomini di Legge e non). Anzi, direi che la consapevolezza sistemica (magari anche attingendo significati da Paesi lontani, contro ogni forma di  provincialismo) mi è comunque doverosa. Da tempo, infatti, nell’ambito del mio lavoro tecnico ho anche l’occasione e l’onore di assolvere all’importante e delicato ruolo di CTU che non solo mi permettere di crescere specificatamente come professionista (e di essere molto utile, sempre più utile, alla Società) ma mi permette di farlo anche in generale, come cittadino. Le due cose, infatti, sono inscindibili. E cittadini lo si è a casa propria così come nel Mondo. Anche questi livelli sono inscindibili. Così come inscindibili sono la scienza e la tecnica dal contesto in cui, volta per volta e caso per caso, le si esercitano. Così come inscindibile è ogni fatto, storia, vita e vicenda dalla Società e dal suo Tempo. Anzi, secondo l’Olismo vi è di più: la consapevolezza del contesto generale è da includere in ogni cosa specifica così come ogni aspetto particolare, ogni dettaglio, va rapportato al quadro d’insieme, al quadro generale. Doverosamente. E da parte di tutti. Insomma, la Società non può più permettersi il Riduzionismo, se vuole sopravvivere. Ad ogni modo, il lettore, anche oggi, si renderà conto di quanto valido sia il senso dell’opera di Dworkin (non a caso collocata nell’Olismo) rispetto ai fatti di cronaca che ci arrivano, dai media, sempre più inquietanti anche in tema di Legge, legalità, legittimità ecc. vedi, per esempio, il “decreto sicurezza” dell’attuale Governo e connessa vicenda e comunque essa si sia già chiusa o si chiuderà ancora (si tratta e si tratterà comunque di un sintomo-segno inquietante, spia di una ben più grave malattia che affligge l’odierna e intera Società e che non guarirà certo con una piccola e temporanea medicina …). Validità del senso dell’opera di Dworkin, dicevo, per  spiegare gli stessi fatti di cronaca (che, altrimenti, nel Riduzionismo, rimarrebbero senza spiegazione o verrebbero solo parzialmente spiegati) al fine di cercare rimedi (veri, completi, integrati, duraturi) sempre più necessari e sempre più urgenti per la tenuta della nostra Società. Mamma mia che brutto tempo! (e non mi riferisco al tempo atmosferico …. Ovviamente. La neve è bellissima). Ad maiora! Amici, ad maiora! Luca Fortunato (Matera)
  
Ronald Dworkin (1931-2013) è stato un giurista e filosofo statunitense tra i più importanti del Novecento. La sua opera viene vista dagli esperti della materia soprattutto come l’esplicitarsi e lo svilupparsi di un’unica tesi di  base: la connessione tra il diritto e la moralità politica. Con Dworkin, infatti, viene abbandonato il vecchio paradigma che fa del diritto e della morale due sistemi separati ed indipendenti e si approda, invece, ad un nuovo paradigma che fa  del diritto una entità sia di tipo interpretativo perché basata anche sui valori etico-morali, sia di tipo olistico perché irriducibile alle fonti formali (legislatore, magistratura,  amministrazione). Per Dworkin, infatti, il diritto è necessariamente inclusivo di valutazioni morali che, a loro volta, si giustificano in base alla loro accettazione da parte tanto della magistratura quanto dei cittadini nonché sulla loro intrinseca validità in quanto aspetti sapienziali della comunità. In senso più tecnico, si tratta dei principi fondamentali inclusi nei sistemi costituzionali. Per Dworkin, in particolare, le regole o prescrizioni possono essere giuste o ingiuste mentre i principi possono essere solamente giusti in quanto nati da esigenze di giustizia. Altro e connesso aspetto dell’opera di Dworkin è il seguente: egli era critico nei confronti del positivismo giuridico (che, infatti, come tutte le forme di Positivismo è Riduzionismo). Egli sosteneva, a tal proposito, che norme di un governo formalmente legittimo (governo nazista, ad esempio) possono essere comunque illegittime in quanto lesive dei diritti fondamentali della persona per cui nei loro confronti, nei confronti di tali norme, è moralmente e giuridicamente lecita la disobbedienza. (… qui, i riduzionisti annegano nel mare della realtà, mentre gli olisti ci nuotano … ). Inoltre, egli era critico anche nei confronti del giusnaturalismo classico. Sosteneva infatti che è vero che l’individuo ha diritti fondamentali ed inalienabili (appunto) ma che essi non sono naturali, non sono universali e non sono indipendenti dalla storia. Lasciando ora al lettore interessato (addetto ai lavori o partecipante ai lavori o puro cittadino) gli approfondimenti del pensiero e dell’opera di Dworkin, è da ricordare che - come tutti i cambi di paradigma -  le sue originali tesi sono state oggetto di molte lodi ma anche di numerose critiche. Ma forse è proprio di questi opposti momenti dialettici che necessita la Nostra Società. Anche sulle leggi, sulle norme, sul mondo giuridico, sul mondo giudiziario. Affinché, nello specifico ed in generale, si possa approdare - dinamicamente - a delle sintesi superiori e non rimanere – staticamente - nella autoreferenzialità delle singole tesi. Inoltre, le originali tesi di Dworkin dimostrano che anche nel Mondo della Legge esistono (e legittimamente, è proprio il caso di dirlo ….) posizioni diverse, paradigmi diversi. Semplificare, ridurre, omogeneizzare, standardizzare ecc. è sempre una strada irreale e irrealistica. La realtà è complessa. Ed una grande personalità come Dworkin ci ricorda che anche la Legge, e non solo la Scienza, non può evitare di confrontarsi con essa se da essa non vuole scollarsi.

venerdì 4 gennaio 2019

Un inizio d'anno culturalmente diverso (per fortuna!) - terza ed ultima parte


Post 261
Un inizio d’anno culturalmente diverso (per fortuna!) – terza ed ultima parte

Nella splendida Matera innevata, cosa c’è di meglio che scrivere (già assolti una parte degli impegni quotidiani specialmente famigliari e di una famiglia in crescita ….) e venire ulteriormente incontro all’esigenza di approfondimento di alcuni di voi lettori particolarmente interessati ai precedenti post n. 260 e n. 259? Lo faccio volentieri. Ciao e a presto. Luca Fortunato (Matera) 

Dal libro “Il punto di svolta” di Fritjof Capra (scienziato, fisico): 

[….] Il razionale e l’intuitivo sono modi di funzionamento complementari della mente umana. Il pensiero razionale è lineare, concentrato e analitico. Esso appartiene al regno dell’intelletto la cui funzione è quella di discriminare, misurare e categorizzare. La conoscenza razionale quindi tende ad essere frammentata. La conoscenza intuitiva si fonda invece su un’esperienza diretta, non intellettuale, della realtà, che sorge in uno stato di coscienza dilatata. Essa tende alla sintesi, è olistica(*), e non-lineare.
(*)il termine “olistico”, dal greco holos (tutto), si riferisce ad una comprensione della realtà in funzione di totalità integrate le cui proprietà non possono essere ridotte a quelle di unità minori.
[…..] La concezione sistemica della vita è una base appropriata non solo per le scienze del comportamento e per le scienze dalla vita, ma anche per le scienze sociali, e specialmente per l’economia. L’applicazione di concetti sistemici per descrivere processi e attività economici è particolarmente urgente perché praticamente tutti i nostri problemi economici attuali sono problemi sistemici che non possono più essere compresi per mezzo della scienza cartesiana. [….] Gli economisti tendono a dissociare l’economia dal tessuto ecologico in cui essa è inserita [ …] La maggior parte dei loro concetti basilari, definiti in modo angusto e usati senza il contesto ecologico pertinente, non sono più appropriati per rappresentare attività economiche in un mondo che è fortemente interdipendente. […] Paradossalmente, nonostante la loro insistenza sulla crescita, gli economisti sono in generale incapaci di adottare una concezione dinamica. Essi tendono a congelare arbitrariamente l’economia nella sua struttura istituzionale anziché vedere in essa un sistema in continuo mutamento ed evoluzione, dipendente dai mutevoli sistemi ecologici e sociali in cui è inserita. […] L’approccio sistemico all’economia permetterà di introdurre un po’ d’ordine nel presente caos concettuale, fornendo agli economisti quella prospettiva ecologica di cui c’è urgente bisogno. Secondo la concezione sistemica, l’economia è un sistema vivente composto da esseri umani e organizzazioni sociali in continua interazione fra loro e con gli ecosistemi circostanti da cui dipende la nostra vita. […] In questi ecosistemi esistono solo molto di rado rapporti lineari di causa ed effetto, né i modelli lineari sono molto utili per descrivere le interdipendenze funzionali dei sistemi sociali ed economici in essi inseriti e le loro tecnologie. Il riconoscimento della natura non lineare di tutte le dinamiche sistemiche è l’essenza stessa della consapevolezza ecologica, l’essenza della “saggezza sistemica” come la chiamò Bateson. [….] I rapporti di interconnessione non lineare dei sistemi viventi ci suggeriscono immediatamente due regole importanti per l’organizzazione dei sistemi sociali ed economici. Innanzitutto c’è una grandezza ottimale per ogni struttura, organizzazione e istituzione, e la massimizzazione di una qualsiasi singola variabile – per esempio il profitto, l’efficienza o il PNL – condurrà inevitabilmente alla distruzione del sistema maggiore. In secondo luogo, quanto più un’economia si basa sul riciclaggio continuo delle sue risorse naturali, tanto più è in armonia con l’ambiente circostante. [….] Come i concetti di efficienza e del PNL, anche quelli di produttività e di profitto dovranno essere definiti all’interno di un più ampio contesto ecologico e dovranno essere connessi alle due variabili basilari dell’energia e dell’entropia. […..]