Mission del Blog: esprimere libere opinioni su fatti di cronaca ritenuti significativi circa la Sfida, in corso da tempo, tra i Paradigmi dominanti del Nostro Tempo: da una parte, il Riduzionismo (il Tutto è uguale, riducibile, alla somma e alle relazioni delle parti di cui è composto), dall’altra l’Olismo (il Tutto è maggiore della somma e delle relazioni delle parti di cui è composto). Il Riduzionismo, paradigma analitico, razionale, algoritmico, induttivo, lineare. L’Olismo, paradigma sintetico, intuitivo, euristico, deduttivo, non-lineare. Con tutte le conseguenze (teoriche, filosofiche, gnoseologiche, epistemologiche, metodologiche, pratiche, lavorative, quotidiane) che ne conseguono …. (e ne devono conseguire …. legittimamente e liberamente ….. per il progresso della Società …..)

lunedì 23 marzo 2020

Considerazioni sull'Emergenza Coronavirus - 2


Post 329

Considerazioni sull’Emergenza Coronavirus – 2 

… proseguendo dal precedente post n. 328 (vedi): 

Dopo la Cina (con medici e materiale sanitario), è Cuba ad aiutarci concretamente: sono arrivati i 36 medici e i 15 infermieri cubani specializzati nel trattamento di malattie infettive (come Ebola la cui mortalità è di oltre il 50%, notare bene). Del resto, la cosa è nota non solamente a chi come me è stato a Cuba ma anche a chi pur non essendo stato a Cuba è informato per davvero (e valuta le cose senza pregiudizi): la Medicina cubana, sotto il regime rivoluzionario di Fidel Castro, è diventata una delle migliori del Mondo. Ed ora, dopo Fidel Castro (morto fisicamente ma vivo moralmente), continua ad esserlo. E la generosità, l’altruismo, la statura morale del popolo cubano sono altrettanto noti e concretamente esercitati. Da sempre! Insomma, il “colore” degli aiuti è, di fatto, “rosso” (e con le stelle!). No? Molti, dunque, dovrebbero riflettere su molte cose. Compreso l’enorme numero di morti che ha già raggiunto l’Italia (oltre 5000) così come quello dei contagiati (dato numerico già esorbitante ma che sia in assoluto sia in percentuale è sottostimato, come ben sappiamo ormai, e per i motivi riduzionistici che ben conosciamo ormai. Figuriamoci dunque il dato reale quant’è!). Domande: si è perso tempo prezioso? Con provvedimenti morbidi (“democratici”) e riduzionistici (settoriali, parziali, induttivi, a tappe, a step, ecc.)? Se avessimo attuato, e da subito, provvedimenti drastici e olistici, come in Cina, i nostri morti e i nostri contagiati sarebbero stati molti di meno? Per non parlare dei danni economici già subiti dal Sistema Paese, già in essere, ma i cui effetti li vedremo anche e soprattutto dopo, anche e soprattutto nel lungo periodo. Non ci si illuda, infatti, che finita l’emergenza sanitaria (e che prima o poi finirà di certo, Legge di Natura) la ripresa economica sarà una vera ripresa economica. Forse è il caso di iniziare a pensare di cambiare il sistema economico (per essere proattivi in tal senso e quindi non subire solamente un cambiamento di decrescita che sta già avvenendo oggettivamente per causa di forza maggiore) piuttosto che pensare (ancora!) di aggiustare e riparare il sistema economico esistente e danneggiato. O no? Ad ogni modo, anche sugli aspetti economici dell’Emergenza legata alla malattia CoViD-19 (causata dal nuovo coronavirus SARS-Cov-2), mi faccio domande: si è perso tempo prezioso? Con provvedimenti morbidi (“democratici”) e riduzionistici (settoriali, parziali, induttivi, a tappe, a step, ecc.)? Se avessimo attuato, e da subito, provvedimenti drastici e olistici, come in Cina, il sistema economico del Nostro Paese avrebbe subito danni minori? Molto minori? La curva epidemiologica, prima o poi, raggiungerà il picco e poi scenderà. Di suo. Legge di Natura. Forse lo sta già facendo o forse no. Vedremo. Ovviamente, tutti ci auguriamo che lo stia già facendo o che lo faccia a breve. Ma il vero punto era (e rimane comunque e in ogni caso, anche ora): cosa può fare l’Uomo per modificare la curva? E quindi contenere il numero dei morti e dei danni? Può fare molto. Quel molto (olistico) che sicuramente non è stato fatto qui da Noi, in Italia. E questo è già un dato certo. Purtroppo. Con dati (umani ed economici) già terribili. Purtroppo. Mi auguro, dunque, che per il prosieguo della gestione dell’emergenza, così come per il Futuro (effetti dei cambiamenti climatici, altre e possibili epidemie o pandemie, ecc.), un po’ di saggezza olistica si affacci nelle menti dei nostri vertici! Del resto, ora è anche più facile che questo possa avvenire: abbiamo, infatti, cinesi e cubani, qui da Noi, ad aiutarci concretamente! O no? Ed è un fatto che rimarrà anche nella nostra memoria. Per il Futuro. 

Luca Fortunato (Matera) WhatsApp 389.4238195

P.S. io proseguo con il libro-diario e con il mio lavoro (dottore agronomo) che fortunatamente continuo a svolgere (l’Agricoltura è sicuro che non si ferma, né si può fermare!). Restando a casa (grazie alla Tecnologia. E alla Testa).
  

lunedì 16 marzo 2020

Considerazioni sull'Emergenza Coronavirus - 1


Post 328 

(eccezione di pubblicazione) 

Considerazioni sull’Emergenza Coronavirus - 1

Ho iniziato a scrivere un diario (iniziato il 13 Marzo) circa le mie riflessioni olistiche e critiche, da cittadino, in funzione delle notizie, dei numeri, delle percentuali, del parere degli esperti, dei fatti, della nuova quotidianità, ecc. Perché queste riflessioni mi saltano in testa, si materializzano nella mia mente. Spontaneamente. Esistono. Quindi, ritengo sia giusto raccoglierle, scriverle. Per ora tutto in cartaceo e come appunti schematici. Poi si vedrà. Per una pubblicazione. Per un nuovo libro.  
Le mie considerazioni nascono soprattutto in relazione al fatto di cogliere delle contraddizioni, dei vuoti, delle cose che non tornano. Esempi (in funzione di  fonti ufficiali, es. Ministero Salute):
una cosa è il virus (Nuovo Coronavirus SARS-Cov-2) altra cosa è la malattia che esso provoca (CoViD-19); una cosa è essere positivi al virus altra cosa è sviluppare la malattia (che può essere: asintomatica o con pochi sintomi (simil-influenzale) o con sintomi gravi (polmonite, insufficienza respiratoria, ecc.). Ebbene, vi sembra che nella Comunicazione ci sia sempre stata tale e dovuta chiarezza? E ancora:
l’intero numerico (il vero 100%) del fenomeno comprende anche gli asintomatici che però non venendo trovati, calcolati, in quanto i tamponi  vengono effettuati “solamente”(?) ai sintomatici, risulta essere sottostimato. Di conseguenza, le percentuali (guariti, morti, ecc.) non sono quelle reali. Lo dicono gli esperti (medici, virologi, ecc.). E lo dice anche un minimo di logica deduttiva, aggiungo io. Vi sembra, però, anche qui, che nella Comunicazione ci sia sempre stata tale e dovuta chiarezza? E poi ancora:
una cosa è morire a causa del Coronavirus (i rarissimi casi di persone giovani e sane) altra cosa è morire con il Coronavirus, come concausa, in presenza di già instaurate e gravi malattie quali il diabete, la nefropatia, il cancro, ecc. (come è nella  stragrande maggioranza dei casi di decesso). Chiarezza comunicativa in questo? Vi sembra ci sia stata?
Ecc. ecc.
Ad ogni modo, dal mio umilissimo (ma olistico) punto di vista, molti errori sono stati commessi nei provvedimenti governativi adottati (per farla beve, sono riduzionistici). Almeno fino ad ora. E ciò si poteva evitare. Compreso l’ultimo decreto economico “Cura Italia” di 25 miliardi. E che sono 25 miliardi in una  situazione del genere? Ce ne vorrebbero almeno 50 di miliardi! Basta avere un po’ il senso intuitivo delle proporzioni! I dettagli dopo (fossero anche tutti belli e precisi, tecnicismi in fila indiana, squadrati e certosini). Ma la dimensione totale di 25 miliardi non può essere sufficiente! E quindi anche il dettaglio più curato perde, perderebbe, di senso e di significato, di reale efficacia. O no?   
Sul Governo italiano non mi esprimo per polemica (che me ne verrebbe mai?). Lo dico perché è il mio reale e spontaneo pensiero.
La Cina, invece, ha agito in modo olistico. Nel nuovo libro, che verrà dai miei appunti, spiegherò dettagliatamente e approfonditamente cosa intendo, sotto vari e molteplici aspetti.
E poi, la Cina ci ha aiutato, e continuerà a farlo, a noi italiani (con medici e materiale sanitario). L’Europa e la BCE, invece, ci hanno chiuso la porta in faccia! C’è voluto il Presidente Mattarella per riaprirla! E la chiamano Comunità europea ……..
Comunque, veniamo a noi: non è una questione di competenza o esperienza! Chi metterebbe mai in dubbio la competenza e l’esperienza di tutti coloro che stanno agendo per contenere il contagio e i suoi altri effetti (economici, sociali, ecc.)? Per carità. E con tanto di gratitudine.
E’ invece una questione di Paradigmi (Olismo/Riduzionismo). Vedere l’emergenza attraverso l’Olismo è una cosa, vederla attraverso il Riduzionismo è un’altra cosa. Contestualizzare le competenze e le esperienze nell’Olismo è una cosa, contestualizzarle nel Riduzionismo è un’altra cosa. L’Olismo consente di avere una sintesi intuitiva ed una visione complessa e d’insieme che a loro volta consentono di anticipare gli eventi (anziché di subirli o di essere incalzati da essi), e consente altresì  un contesto unico ed univoco (d’azione, di comunicazione, ecc.). Niente di tutto ciò è avvenuto, ancora avvenuto. O no? Due soli esempi: 1.l’idea giustissima di fare un nuovo ospedale in Fiera a Milano. Ma c’era bisogno di arrivare alla saturazione del sistema sanitario lombardo per farsela venire in testa? Non la si poteva immaginare prima? Con l’Olismo, invece, sarebbe certamente avvenuto! 2. il caos tra Stato e Regioni? Come la mettiamo? Possiamo permettercelo?
Ad ogni modo, ritengo che molti, troppi, e a tutti i livelli, non abbiano capito, e non stiano ancora comprendendo la reale portata dell’intero fenomeno. Specie proiettata nel lungo periodo, finita anche (e si spera al più presto) l’emergenza sanitaria in senso proprio. Sia a livello di Paese, sia a livello di rapporti tra Paesi (e sia in senso sanitario che economico). Si tratta di una enorme ed assolutamente nuova e inedita Crisi sistemica, totale, intera, globale, pandemica appunto, che dunque andrebbe affrontata con un approccio diverso e con metodi diversi.
Tutto è cambiato e niente sarà più come prima. Non si tratta solo di una “nuttata” che deve passare! Passerà, certo. Ma dovremo rivedere tutto. La scala delle nostre priorità, la lista dei nostri valori. Non potremo tornare alla nostra e precedente normalità. È andata via per sempre. E forse è proprio il caso di dire che non tutto il male viene per nuocere. Ad un prezzo altissimo, certo. Ma forse è così che doveva andare. L’Umanità se l’è forse andata a cercare (ha insultato e sfruttato e aggredito e consumato troppo la Natura e l’Ambiente. O no?).
Ma sono solo le mie riflessioni, per giunta da profano (non faccio il medico né il politico). Ma non sono profano circa i Paradigmi, però. Questo lo sapete! E comunque una laurea scientifica ce l’ho e aiuta a orientarmi in certi scenari. No? Nel mio libro, e solo nel mio libro, comunque e infatti ci saranno le mie riflessioni. Ma siamo tutti nella stessa barca. Posso, dunque, permettermelo. Poi si vedrà.
Tutti i dettagli di quel che penso in questo mio nuovo libro, dunque. Per quel che potrà servire. Di sicuro, serve e servirà a me scriverlo. E poi, diverse persone che conosco sono sicuro leggeranno il mio libro, lo capiranno e lo apprezzeranno pure. Sempre per quel che potrà servire. Uscirà, infatti, dopo che tutto sarà finito.
Perché prima o poi tutto finirà. Ogni epidemia e pandemia ha un suo ciclo, una sua curva che inizia, cresce, raggiunge il picco, decresce, finisce. Di suo. Legge di Natura. Il punto non è questo. Il punto è capire cosa l’Uomo può fare per cambiare il corso e/o la tipologia di curva e dunque che entità di danni far materializzare nel frattempo alla Società (danni piccoli, medi, grandi, grandissimi; reversibili, irreversibili; ecc.). E nel caso della malattia CoViD-19, danni al Mondo intero. Specialmente in relazione all’impatto sul sistema sanitario (più che alla mortalità) per l’elevatissimo numero di malati e che per giunta si materializza in tempi brevissimi. E conseguenti ricadute economiche, sociali, psicologiche, ecc.
Del resto, in contesto epidemico con velocità di contagio elevatissima e assenza di esperienza immunitaria da parte delle popolazioni (come è stato all’inizio) o pandemico (come è diventato successivamente e che con un minimo di intuizione lo si era immaginato parecchio tempo prima, non ci voleva certo l’OMS per “certificarlo” e pure in ritardo ….!) se anche un territorio o un intero Paese superasse l’emergenza potrebbe poi essere nuovamente coinvolto dal fenomeno (contagio virale e/o crisi economico-sociale) dagli altri territori o dagli altri Paesi del Mondo. Quindi, occorreva, e occorre ora più che mai, un approccio olistico (e non semplicemente integrato) e a tutti i livelli (locale, nazionale, comunitario, mondiale) e tra di loro coordinati. Questo la mia testa (profana ma capace di un minimo di logica deduttiva) mi dice. No? Comunque tutti i dettagli di quel che penso in questo mio nuovo libro.
Ad ogni modo, è così che bisogna fare: scrivere. Sarà pure e solo una testimonianza civica di un periodo che sarà passato. Ma forse per il Futuro, alle attuali generazioni che crescono, come mia figlia che ha 9 mesi, qualcosa di utile e di sensato potrà dire questo altro e mio nuovo libro. Al lavoro, dunque. Anche in questo senso! 

Luca Fortunato (Matera) 

P.S. restare a casa, lavarsi le mani, stare a distanza, ecc. Certamente. Ma ci voleva, e ci vuole, ora più che mai, anche altro. Tanto altro. Né pessimismo, né ottimismo. Ma realismo sì.

mercoledì 19 febbraio 2020

Il nuovo del clima cambiato


Post 327 

Il nuovo del clima cambiato

La mission del blog è completamente assolta. E alla grande! Anche alla luce di quest’ultimo post (come vedrete) e del penultimo (come avete visto). E un po’ anche di tutti gli altri post, in realtà! Come un libro, anche questo blog ha avuto un inizio ed è normale che abbia una conclusione. E sono felice che tale e positiva conclusione sia coincisa con questo inizio 2020, che per me è un periodo di svolte (personali, famigliari, lavorative, sociali, ecc.) bellissime ma che richiedono anche tanto impegno esclusivo. A tutti Voi, cari lettori, un carissimo saluto. E ad maiora! Nella vita reale. Sono e sarò sempre e ovviamente a disposizione per ogni cosa (culturale, professionale, editoriale, informativa, didattica, ecc.) sul mio contatto WhatsApp 389.4238195 - Luca Fortunato (Matera). 

Uno studente universitario e un imprenditore mi hanno detto, in pratica, la stessa cosa (sintetizzo il senso del loro comune discorso): con tutta l’esperienza che abbiamo a disposizione (riportata anche in tanti libri, manuali, ecc.) e con tutta la Tecnologia potentissima che Oggi la maggior parte dei Paesi del Mondo possiede, la lotta al cambiamento climatico e specialmente ai suoi effetti non è un’utopia ma è una realistica possibilità. Se non lo si fa per davvero (come di fatto stanno bleffando un po’ tutti i Governi del Pianeta, compreso il Nostro, con tante azioni di “greenwashing” ma nulla di più …) è solo una questione di cattiva Politica.
Personalmente, sono d’accordo al 60%. Dal mio punto di vista, infatti, l’intera questione è più complessa e non può essere ridotta solo alla cattiva Politica che è comunque responsabile del 60%, appunto. Questo sia ben chiaro (specialmente in merito alle sbagliate direzioni di spesa dei soldi pubblici, direzioni di “greenwashing”, appunto, che non reggono ai calcoli matematici di Fisica e di Ecologia applicati alle scale di grandezza degli Ecosistemi – urbani, rurali, forestali, montani, marini, ecc. - che in quel demagogico modo si vorrebbero salvare o che almeno così si cerca di far credere alla pubblica opinione).
Vi è il restante (e comunque pesante) 40% che è costituito da quello che qui di seguito vado a spiegare e di cui sono responsabili – tranne pochissime e rarissime eccezioni personali – la Scuola, l’Università, la Ricerca, le Professioni Tecniche, le Imprese, le Aziende, i Media, ecc.
Anche perché i politici non sono mica dei marziani atterrati di punto in bianco sul Pianeta Terra, sono cittadini che poi – per merito o per soli giochi di potere - diventano politici e che quindi, e in ogni caso, portano in Politica il loro essere cittadini, professionisti, lavoratori, imprenditori, genitori, uomini, donne; i loro pregi i loro difetti, le loro virtù e i loro vizi, ecc.
Ed ora il mio punto di vista (che è una sintesi del mio essere cittadino, del mio essere agronomo, del mio essere studioso e cultore di certe cose):  
di fronte agli attuali cambiamenti climatici non è possibile usare l’esperienza, semplicemente perché di esperienza non ne abbiamo. Trattandosi per l’appunto di un cambiamento (climatico, in questo caso), si tratta di un fenomeno nuovo e che per giunta va strutturandosi di continuo (e così andrà per i prossimi decenni, come la Fisica e la Matematica ci indicano se andiamo a considerare entità, dimensioni e scale di grandezza in gioco). L’esperienza ce l’abbiamo su fenomeni (meteorologici, geologici, idrogeologici, forestali, agronomici, patologici, ecc.) avvenuti in regime di clima stabile e dunque non più utilizzabile Oggi.
L’uso dell’esperienza ha senso su cose e su casi simili anzi molto simili, quasi uguali. Oggi di simile al Passato ormai non c’è più nulla. Davvero più nulla:
i nubifragi dalla atipica e notevole  intensità (giustamente definiti “bombe d’acqua”) e dalla frequenza in aumento sono fenomeni nuovi;
la scomparsa di interi ghiacciai e la elevata e rapida tropicalizzazione dei mari sono fenomeni nuovi;
il disseccamento degli ulivi in Puglia (e potenzialmente nell’Area Mediterranea) è cosa del tutto nuova e secondo la mia teoria olistica il cambiamento climatico c’entra tantissimo nel suo manifestarsi (parametro Sm: generale; parametro Sf: specifico per il Salento; in  D = [ (h) Sf + P tr ] Sm  . Ricordate?);
l’elevata frequenza degli schianti arborei urbani è del tutto nuova;
la Tempesta Vaia è stato un fenomeno del tutto nuovo nella sua interezza (nell’insieme dei sui vari aspetti e parametri);
un Gennaio ed un Febbraio come quelli appena trascorsi, con giornate calde e siccitose da vestirsi con le maniche corte, io di 46 anni e tante altre persone più grandi di me (età di 60 anni, di 70 anni, di 80 anni, di 90 anni) non li ricordiamo o non li ricordiamo di tale entità;
ecc.
E la lista potrebbe continuare davvero per molto. Ma il senso è chiaro. No?
Dunque, l’esperienza, quell’esperienza, ha certamente un valore di tipo storico-culturale (anche affettivo, se vogliamo, perché no) ma nulla di più. Nulla di più sul piano tecnico. Oggi ce la dobbiamo cavare in modo diverso ed anzi il continuare ad utilizzare l’esperienza di allora per i nuovi scenari di Oggi è addirittura controproducente. Una specie di paraocchi che impedisce di vedere il nuovo che è anche e soprattutto negativo, certamente. Ma il nemico va guardato negli occhi e con occhi liberi.
L’unico modo sensato di affrontare gli attuali cambiamenti climatici (come del resto va affrontata ogni vera novità, specificatamente ogni nuovo problema e ancor più nel dettaglio ogni nuovo problema scientifico e/o tecnico) è quello di prendere i concetti scientifici generali (collocati nel miglior Paradigma di Conoscenza disponibile che Oggi è rappresentato dall’Olismo) e di ingegnarsi, volta per volta, caso per caso, nell’applicarli in modo euristico (cioè secondo intuizione e successive deduzioni logiche. Ed anche con un pizzico di creatività).
Per esempio, il cambiamento climatico incide significativamente sulla fisiologia e sulla patologia dell’organismo vegetale, dell’organismo animale, dell’organismo umano che di conseguenza diventano “nuove fisiologie” e “nuove patologie” (da intuire). E quindi le tecniche da applicare loro devono essere ripensate (dedotte dalle nuove conoscenze intuitive) e applicate loro in modo diverso (euristico). Altro esempio: il cambiamento climatico incide significativamente sulla struttura del terreno così come sulle strutture antropiche (in legno, in cemento, in acciaio, in pietra, ecc.) che assumono nuovi comportamenti (da intuire). E quindi, anche qui, le tecniche da applicare loro devono essere ripensate (dedotte dalle nuove conoscenze intuitive) e applicate loro in modo diverso (euristico).
E’ normale che alcune persone (dalla mentalità un po’ rigida o dalla storia di vita e/o di lavoro un po’ accidentata), reagiscano con diffidenza, scetticismo, nervosismo, pessimismo, incredulità, a volte anche giudicando perentoriamente (“sono fesserie”, “è ignoranza delle cose”, “è inesperienza”, “non è così”, “ma che dice?”, “è impossibile”, “sono fantasie”, “non esageriamo”, ecc.). Occorre avere pazienza con queste persone (sempre che se la meritino, però, la pazienza, cioè sempre che non sconfinino nella maleducazione, nella scostumatezza, nell’insulto, nell’attacco personale, addirittura a volte – mi dicono - nel reato di diffamazione e/o calunnia, travisando apposta quanto diversamente sostenuto). Anche perché ogni tesi (piccola o grande che sia), specialmente nuova, specialmente in un “clima nuovo”, specialmente scientifica e tecnica, può (anzi deve) essere sottoposta a sperimentazione, a prova. Solo la realtà sperimentale e di prova può pronunciarsi. Nessun altro. Avanzare tesi nuove, è legittimo. Anche dubitare di esse, è legittimo. Ci mancherebbe. Ma proprio per questo occorre sperimentare e provare. Sempre. La sintesi dialettica (tra l’istanza di novità – concettuale e/o pratica - e la resistenza alla novità) è - e non può che essere - la sperimentazione, il provare le cose. Chi si sottrae a questo – o cerca di sottrarre altri a questo – merita di essere perseguito (a livello etico-personale, sicuramente; a livello giudiziario, da far valutare. Specialmente se il soggetto ha ruoli e responsabilità di tipo collettivo, rappresentativo, ecc. e magari usa il suo status per influenzare le persone. Fatto gravissimo). Tutto ciò per mostrare che non si tratta solo di cattiva Politica. C’è tanto da cambiare anche nella Società civile, purtroppo.
Ovviamente la maggior parte dell’Establishment (che rifiuta il vero Olismo e ancor di più l’Euristica ed anche e gravemente precludendo ad essi ogni possibilità di sperimentazione e di prova, e questo, notare bene, è il vero atteggiamento antiscientifico, la vera Anti-Scienza) non fa nulla di tutto ciò, continuando alla vecchia maniera, riempiendosi soltanto la bocca di tante inutilità (riduzionistiche) e poi, peggio ancora, quando decide di passare dalle parole (comunque e già sbagliate) alle azioni e ai fatti (alle cosiddette “concretezze”….), producendo tantissime inutilità (iper-riduzionistiche. Perché riduzionistiche due volte: tanto in teoria quanto in pratica).
Non ci meravigliamo, dunque, se le cose stanno andando sempre peggio in merito ai cambiamenti climatici e ai loro effetti (finora contrastati in modo del tutto inadeguato).
Ed il vero peccato ed il vero paradosso del Nostro Tempo è che noi disponiamo di una Tecnologia grandissima e bellissima che se solo fosse utilizzata diversamente (cioè nell’Olismo e secondo Euristica, superando e lasciando alle spalle il Riduzionismo e l’Algoritmica) potrebbe risolvere e mitigare tanto, ma davvero tanto. Si utilizzano computer, droni, GPS, radar, tomografi e quant’altro sempre per studiare per mezzo dell’analisi (Riduzionismo) invece che studiare per mezzo della contestualizzazione sistemica e sintetica (Olismo); li si usa sempre a supporto dell’induzione (dal particolare al generale) invece che utilizzarli a supporto della deduzione (dal generale al particolare); li si usa sempre a supporto della razionalità (della stessa e identica razionalità che secondo un circolo vizioso, avvitata su sé stessa, diviene inutilmente iper e astratta razionalità) invece di utilizzarli per sperimentare, provare, testare, confermare e corroborare l’intuizione; li si usa sempre per compilare conoscenze già note (come se esse fossero valide per l’eternità ….) invece che per creare nuove conoscenze (come è invece richiesto Oggi); ecc.
Le specifiche paradigmatiche sono ormai ben note ai lettori del blog! No? (The End).

P.S. 1 - lo studente - dopo aver dialogato con me e dopo aver letto diversi libri olistici da me suggeriti – alcuni anche scritti da Premi Nobel – ha poi cambiato idea. Ora è d’accordo con la mia versione (60 % cattiva Politica + 40% inadeguatezza della Società civile). Terminati gli Studi, nel mondo del lavoro sarà probabilmente un olista. Glielo auguro. E me lo auguro! 

P.S. 2 - l’imprenditore, dopo alcuni caffè presi insieme, ha intenzione di rendere olistica almeno la gestione della sua azienda! Ci stiamo organizzando!


       

domenica 16 febbraio 2020

Alberi (e persone) tra i Paradigmi


Post 326 

Alberi (e persone) tra i Paradigmi

Qualche tempo fa mi è stata chiesta la mia opinione professionale (in qualità di tecnico agronomo con nota esperienza in materia) su una questione molto complicata e delicata (peraltro finita in ambito giudiziario e lì è stata chiesta la mia opinione professionale). L’ho data volentieri e sono felice di aver appreso, nella giornata di ieri, come essa sia stata determinante per la soluzione positiva del problema. Visto che il senso del tutto è di enorme importanza generale, ed anche culturale direi (anche contro le tante inesattezze che purtroppo ancora si sentono in giro, in materia) ho pensato di arricchire il blog con questo ulteriore contenuto. Quanto a noi, ad maiora! E a presto (impegni e nuovi impegni permettendo). Luca Fortunato (Matera) WhatsApp 389.4238195 

Un albero è schiantato al suolo. Una perizia diceva che era da abbattere. Domanda: la perizia era giusta, è giusta? Risposta: non è detto. La cosa non è scontata, semplice, lineare. Dipende dalla tipologia dei contenuti della perizia. Mi spiego meglio:
se la perizia presenta concetti in linea con quanto indica il progresso ultimo della Scienza, allora la perizia è giusta. Essa ha effettivamente colto lo stato dell’albero. E si può parlare di Scienza e di Tecnica.
Ma se la perizia presenta concetti che il progresso ultimo della Scienza indica come superati, allora la perizia è inadeguata, comunque inadeguata. E il rapporto che vi è tra l’albero schiantato e la perizia che ne prescriveva l’abbattimento è di pura coincidenza (l’albero si è comportato in quel modo per altre ragioni, altre ragioni rispetto a quelle avanzate e argomentate in perizia e che magari un’altra perizia, fatta in altro modo, avrebbe invece colto). E quindi, in questo caso, non si può parlare propriamente di Scienza e di Tecnica.
Ovviamente, il discorso vale anche nel caso contrario e cioè di albero rimasto in piedi ed integro e di perizia che escludeva avesse dei problemi. Non è detto che la perizia sia giusta. Dipende, appunto. Come abbiamo visto. L’albero potrebbe essere rimasto in piedi ed integro per le ragioni avanzate in perizia oppure per altre ragioni non avanzare in perizia e che, anche qui, un’altra perizia, fatta in altro modo, avrebbe invece e magari colto. Occorre capire, sempre, come stanno le cose.
Questo sia perché una perizia deve presentare oltre agli elementi oggettivi (foto, descrizioni tecniche, dati, rilievi, misure, numeri, ecc.) anche concetti (interpretativi degli elementi oggettivi), sia perché nella Scienza e nella Tecnica esistono (devono esistere) i fatti correlati alla spiegazione, i fatti unitamente alla loro spiegazione, i fatti con motivazione. Sempre. Fatti e teoria: insieme. Inscindibili. Sempre.
Se ci sono solo i fatti o gli elementi oggettivi (positivi o negativi che siano) è solo Empirismo (ma non esercizio di Scienza e Tecnica). Se ci sono solo spiegazioni (evolute o non evolute che siano) è, nel migliore dei casi, Teoria da sperimentare oppure, nel peggiore dei casi, solo Filosofia (ma in ogni caso non esercizio di Scienza e Tecnica).
Ebbene, i fatti sono i fatti (evidenti. Che dire?) ma riguardo alla loro spiegazione sorge il problema perché c’entrano i Paradigmi di Conoscenza (Olismo o Riduzionismo) entro cui la spiegazione è collocata (consapevolmente o inconsapevolmente, da parte di chi spiega i fatti).
Ed il progresso ultimo della Scienza (da non confondere con il progresso ultimo della Tecnologia) indica come valido l’Olismo e come superato il Riduzionismo. In particolare, il progresso ultimo della Scienza (specialmente con la Teoria dei Sistemi, con la Teoria della Complessità, con le proprietà emergenti della Materia, ecc. e con relativa e corposa bibliografia anche da parte di Premi Nobel) dà ragione all’Olismo (e torto al Riduzionismo) indicando l’impossibilità di studiare un sistema (e l’albero è un sistema per giunta di tipo complesso) per mezzo dell’analisi. E siccome la stabilità dell’albero è una proprietà sistemica (dell’intero sistema albero ed è dovuta all’intero sistema albero anche considerando le stabilità delle sue singole parti -apparato radicale, fusto, chioma - e loro componenti - ramo, branca, radice, legno, ecc.), ne consegue che per valutarla adeguato risulti l’Olismo, inadeguato risulti invece il Riduzionismo.   
Inoltre, l’utilizzo di Tecnologia (strumentazioni e quant’altro) è una eventuale scelta e preferenza personale (discrezionale) a servizio dell’indagine e della spiegazione che in ogni caso (o per via solamente clinico-visiva o per via clinico-visiva e strumentale) alla fine avranno o un habitus olistico (intuitivo, sintetico, euristico, deduttivo, ecc.) o un habitus riduzionistico (analitico, algoritmico, induttivo, esclusivamente razionale, ecc.). Il primo habitus (olistico), in linea con il progresso ultimo della Scienza. Il secondo habitus (riduzionistico), superato dal progresso ultimo della Scienza.   
E tutto questo con consapevolezza o inconsapevolezza di chi ha svolto il lavoro. E qui emerge l’importanza di una vera Formazione e di un vero Aggiornamento (universitario e post-universitario professionale) incentrati sui Paradigmi di Conoscenza e non su tanto altro che o non serve affatto o che serve davvero a poco. La consapevolezza paradigmatica è fondamentale. Ma quanti ce l’hanno? Quanti la insegnano? Quanto la promuovono? Quanti si fanno carico di farsene una o di chiederne una?
Inoltre, vi è il paradosso dei paradossi:
il Riduzionismo (non più valido sul piano scientifico) è anche molto costoso, molto oneroso dal punto di vista economico. Non ha sostenibilità economica. I riduzionisti analitici spesso si affidano a strumentazioni costose e le cui misurazioni costano molto ma sono del tutto prive di significato scientifico-paradigmantico relativamente alla valutazione di stabilità. Se, ad esempio, si vogliono conoscere la resistenza e la sanità del legno del fusto di un albero – per soddisfare alcune necessità di conoscenza da parte dell’Industria del Legno, ad esempio – si possono benissimo utilizzare il martello ad impulsi, il resistografo, ecc. Ma cosa c’entrano queste misurazioni in punti legnosi dell’albero relativamente alla valutazione di stabilità dell’albero essendo la stabilità dell’albero un qualcosa di sistemico (interazione radici-fusto-chioma)? Ed infatti, alberi dal legno sano si schiantano ugualmente (magari per un problema radicale o per uno sviluppo squilibrato della chioma) così come alberi dal fusto cavo resistono in piedi (magari per una riuscita compensazione fisio-energetica tra il fusto cavo e la chioma sana o tra il fusto cavo e le radici sane). Come la mettiamo con questi fatti? E con la loro spiegazione? Il Riduzionismo non li spiega, mentre l’Olismo lo fa.  
Al contrario, l’Olismo (valido sul piano scientifico) è anche poco costoso, poco oneroso dal punto di vista economico. Se si usa l’Olismo, dunque, si usa un paradigma scientificamente valido e per giunta economicamente (ed eticamente) sostenibile.
Insomma, la verità (spesso complessa e articolata) prima o poi emerge. Sempre. E sempre emergerà. Basta, ad esempio, qualcuno esperto di Paradigmi e di Metodi che, con anche il supporto di adeguata e aggiornata bibliografia scientifica, mostri e dimostri (a chi di dovere) come stanno veramente le cose. Come è successo nel caso appena citato in apertura e che per ovvie ragioni di privacy non è possibile dettagliare oltre. Basta, però, averne dato il senso (importantissimo).  
Auguri.