Mission del Blog: esprimere libere opinioni su fatti di cronaca ritenuti significativi circa la Sfida, in corso da tempo, tra i Paradigmi dominanti del Nostro Tempo: da una parte, il Riduzionismo (il Tutto è uguale, riducibile, alla somma e alle relazioni delle parti di cui è composto), dall’altra l’Olismo (il Tutto è maggiore della somma e delle relazioni delle parti di cui è composto). Il Riduzionismo, paradigma analitico, razionale, algoritmico, induttivo, lineare. L’Olismo, paradigma sintetico, intuitivo, euristico, deduttivo, non-lineare. Con tutte le conseguenze (teoriche, filosofiche, gnoseologiche, epistemologiche, metodologiche, pratiche, lavorative, quotidiane) che ne conseguono …. (e ne devono conseguire …. legittimamente e liberamente ….. per il progresso della Società …..)

martedì 8 gennaio 2019

La Legge giusta - seconda parte


Post 263

La Legge giusta – seconda parte

Proseguendo dal precedente post n. 262: 

personalmente, anche riguardo agli aspetti più politici (che sono comunque un tutt’uno con gli aspetti giuridici, si badi bene), mi ci ritrovo molto nel pensiero del grande studioso americano. Egli, infatti, si è posto continuamente il problema dell’eguaglianza che è sempre stata, nel corso della Storia, e rimane tuttora, nei nostri giorni, una questione controversa ma che non si può non affrontare né, d’altra parte, si può affrontarla semplificando o peggio riducendo. Considerando che la vera libertà non è mai libertà di fare qualunque cosa ci salti in mente ma è libertà di fare qualunque cosa desideriamo nel rispetto dei diritti legittimi delle altre persone, per Dworkin  una teoria liberale (e non liberista, si badi bene) non deve mai perdere di vista tanto il principio di pari importanza (ogni persona deve essere messa nella condizione di poter attuare appieno le proprie aspirazioni) quanto il principio di responsabilità particolare (ogni persona è responsabile delle scelte che compie tentando di attuare le proprie aspirazioni). Il primo principio richiede che il governo adotti leggi e politiche in grado di assicurare che la sorte dei cittadini non dipenda dalle loro condizioni economiche né dal loro sesso, dal colore della loro pelle, dalla loro religione ecc. Il secondo principio richiede che il governo agisca per far dipendere la sorte dei cittadini dalle scelte che essi hanno compiuto. In pratica, il grande studioso americano, identifica sia l’eguaglianza sia la responsabilità, le rispetta entrambe facendo così emergere una sintesi (superiore, maggiore) in cui libertà,  uguaglianza e comunità (non più in conflitto tra di loro) diventano “aspetti complementari di un’unica visione politica”. Detto in altri termini, schematizzo sinteticamente (da diverse fonti): identifica sia l’eguaglianza (la Sinistra) sia la responsabilità (la Destra), le rispetta entrambe facendo così emergere una sintesi (superiore, maggiore. E dunque non il Centro; meno che mai un compromesso, un accordo, un inciucio ecc.; nemmeno la negazione di Sinistra e Destra – odierna, irrealistica e irresponsabile moda - ma il superamento di Sinistra e Destra in una loro sintesi superiore, in una terza via, da entrambe generata e tanto possibile quanto auspicabile. E tutto ciò è Olismo, si badi bene) in cui libertà, uguaglianza e comunità ecc. ecc. ecc. Salvaguardando e tenendo unite libertà, eguaglianza e comunità, Dworkin ha sostenuto il primato etico della comunità sulla vita individuale (anche questo è Olismo, si badi benissimo), prospettando la necessità di armonizzare due ideali etici che, in apparenza, divergono: l’ideale dei progetti e delle appartenenze personali (vita privata, vita famigliare, ecc.) e l’ideale dell’eguale considerazione politica dell’altro (vita di comunità, vita di società, vita pubblica, ecc.). Insomma, diceva Dworkin: “diritto a eguale considerazione e rispetto” in merito ai cittadini e tra i cittadini e “distribuita in parti eque, attribuendo a ciascun individuo la sua giusta quota di influenza sull’ambiente economico” in merito alla proprietà dei cittadini.  
… ora, considerando la politica - comprese le leggi che essa “fabbrica” - che ora ci offrono il Mondo, i continenti,  i Paesi, i territori, le città ecc. e considerando la particolare complessità acquisita, negli ultimi 50 anni, dalla Società moderno-contemporanea, mi viene da pensare, da chiedermi, se il grande Dworkin sia stato un marziano oppure se i politici di Oggi (cioè degli ultimi 20 anni) e di ora - tutti: mondiali, internazionali, nazionali, locali, ecc. -  siano stati e siano delle nullità cosmiche (…. ma precise entità terrestri di tipo comico  …. o meglio, tragicomico …..). Cercherò di rispondermi, nel corso dei miei prossimi 45 anni …. Nel frattempo, però, io sto con  Dworkin. Senza alcun dubbio.
Ad maiora! Amici, ad maiora! Luca Fortunato (Matera) 
P.S. da ieri ho ripreso gli impegni del mio lavoro. Se mi giungeranno altre (e sempre gradite) richieste d’approfondimento o altri (e sempre graditi) spunti per fare approfondimento (sempre su tematiche olistiche, ovviamente), scusatemi sin d’ora se i post di risposta verranno eventualmente pubblicati in tempi larghi. Ma vi risponderò. Come sempre. Ciao, miei cari lettori. Ciao.

 

domenica 6 gennaio 2019

La Legge giusta


Post 262
La Legge giusta  

Tempo fa, in questo blog, scrissi di Ronald Dworkin (1931-2013, giurista e filosofo statunitense) e del suo olismo giuridico. Ebbene, ne ripropongo il sintetico ma significativo ritratto ed anche un po’ più approfondito perché nel frattempo ho approfondito, io stesso, la sua figura. A livello culturale, ovviamente. Ma la natura del livello mi è ugualmente spendibile (sebbene io sia un professionista tecnico). Per una consapevolezza sistemica. Ed anche se io sono in Italia e Dworkin era in America. Il senso, il significato, il contenuto della sua opera è quello che conta. E per chiunque (uomini di Legge e non). Anzi, direi che la consapevolezza sistemica (magari anche attingendo significati da Paesi lontani, contro ogni forma di  provincialismo) mi è comunque doverosa. Da tempo, infatti, nell’ambito del mio lavoro tecnico ho anche l’occasione e l’onore di assolvere all’importante e delicato ruolo di CTU che non solo mi permettere di crescere specificatamente come professionista (e di essere molto utile, sempre più utile, alla Società) ma mi permette di farlo anche in generale, come cittadino. Le due cose, infatti, sono inscindibili. E cittadini lo si è a casa propria così come nel Mondo. Anche questi livelli sono inscindibili. Così come inscindibili sono la scienza e la tecnica dal contesto in cui, volta per volta e caso per caso, le si esercitano. Così come inscindibile è ogni fatto, storia, vita e vicenda dalla Società e dal suo Tempo. Anzi, secondo l’Olismo vi è di più: la consapevolezza del contesto generale è da includere in ogni cosa specifica così come ogni aspetto particolare, ogni dettaglio, va rapportato al quadro d’insieme, al quadro generale. Doverosamente. E da parte di tutti. Insomma, la Società non può più permettersi il Riduzionismo, se vuole sopravvivere. Ad ogni modo, il lettore, anche oggi, si renderà conto di quanto valido sia il senso dell’opera di Dworkin (non a caso collocata nell’Olismo) rispetto ai fatti di cronaca che ci arrivano, dai media, sempre più inquietanti anche in tema di Legge, legalità, legittimità ecc. vedi, per esempio, il “decreto sicurezza” dell’attuale Governo e connessa vicenda e comunque essa si sia già chiusa o si chiuderà ancora (si tratta e si tratterà comunque di un sintomo-segno inquietante, spia di una ben più grave malattia che affligge l’odierna e intera Società e che non guarirà certo con una piccola e temporanea medicina …). Validità del senso dell’opera di Dworkin, dicevo, per  spiegare gli stessi fatti di cronaca (che, altrimenti, nel Riduzionismo, rimarrebbero senza spiegazione o verrebbero solo parzialmente spiegati) al fine di cercare rimedi (veri, completi, integrati, duraturi) sempre più necessari e sempre più urgenti per la tenuta della nostra Società. Mamma mia che brutto tempo! (e non mi riferisco al tempo atmosferico …. Ovviamente. La neve è bellissima). Ad maiora! Amici, ad maiora! Luca Fortunato (Matera)
  
Ronald Dworkin (1931-2013) è stato un giurista e filosofo statunitense tra i più importanti del Novecento. La sua opera viene vista dagli esperti della materia soprattutto come l’esplicitarsi e lo svilupparsi di un’unica tesi di  base: la connessione tra il diritto e la moralità politica. Con Dworkin, infatti, viene abbandonato il vecchio paradigma che fa del diritto e della morale due sistemi separati ed indipendenti e si approda, invece, ad un nuovo paradigma che fa  del diritto una entità sia di tipo interpretativo perché basata anche sui valori etico-morali, sia di tipo olistico perché irriducibile alle fonti formali (legislatore, magistratura,  amministrazione). Per Dworkin, infatti, il diritto è necessariamente inclusivo di valutazioni morali che, a loro volta, si giustificano in base alla loro accettazione da parte tanto della magistratura quanto dei cittadini nonché sulla loro intrinseca validità in quanto aspetti sapienziali della comunità. In senso più tecnico, si tratta dei principi fondamentali inclusi nei sistemi costituzionali. Per Dworkin, in particolare, le regole o prescrizioni possono essere giuste o ingiuste mentre i principi possono essere solamente giusti in quanto nati da esigenze di giustizia. Altro e connesso aspetto dell’opera di Dworkin è il seguente: egli era critico nei confronti del positivismo giuridico (che, infatti, come tutte le forme di Positivismo è Riduzionismo). Egli sosteneva, a tal proposito, che norme di un governo formalmente legittimo (governo nazista, ad esempio) possono essere comunque illegittime in quanto lesive dei diritti fondamentali della persona per cui nei loro confronti, nei confronti di tali norme, è moralmente e giuridicamente lecita la disobbedienza. (… qui, i riduzionisti annegano nel mare della realtà, mentre gli olisti ci nuotano … ). Inoltre, egli era critico anche nei confronti del giusnaturalismo classico. Sosteneva infatti che è vero che l’individuo ha diritti fondamentali ed inalienabili (appunto) ma che essi non sono naturali, non sono universali e non sono indipendenti dalla storia. Lasciando ora al lettore interessato (addetto ai lavori o partecipante ai lavori o puro cittadino) gli approfondimenti del pensiero e dell’opera di Dworkin, è da ricordare che - come tutti i cambi di paradigma -  le sue originali tesi sono state oggetto di molte lodi ma anche di numerose critiche. Ma forse è proprio di questi opposti momenti dialettici che necessita la Nostra Società. Anche sulle leggi, sulle norme, sul mondo giuridico, sul mondo giudiziario. Affinché, nello specifico ed in generale, si possa approdare - dinamicamente - a delle sintesi superiori e non rimanere – staticamente - nella autoreferenzialità delle singole tesi. Inoltre, le originali tesi di Dworkin dimostrano che anche nel Mondo della Legge esistono (e legittimamente, è proprio il caso di dirlo ….) posizioni diverse, paradigmi diversi. Semplificare, ridurre, omogeneizzare, standardizzare ecc. è sempre una strada irreale e irrealistica. La realtà è complessa. Ed una grande personalità come Dworkin ci ricorda che anche la Legge, e non solo la Scienza, non può evitare di confrontarsi con essa se da essa non vuole scollarsi.

venerdì 4 gennaio 2019

Un inizio d'anno culturalmente diverso (per fortuna!) - terza ed ultima parte


Post 261
Un inizio d’anno culturalmente diverso (per fortuna!) – terza ed ultima parte

Nella splendida Matera innevata, cosa c’è di meglio che scrivere (già assolti una parte degli impegni quotidiani specialmente famigliari e di una famiglia in crescita ….) e venire ulteriormente incontro all’esigenza di approfondimento di alcuni di voi lettori particolarmente interessati ai precedenti post n. 260 e n. 259? Lo faccio volentieri. Ciao e a presto. Luca Fortunato (Matera) 

Dal libro “Il punto di svolta” di Fritjof Capra (scienziato, fisico): 

[….] Il razionale e l’intuitivo sono modi di funzionamento complementari della mente umana. Il pensiero razionale è lineare, concentrato e analitico. Esso appartiene al regno dell’intelletto la cui funzione è quella di discriminare, misurare e categorizzare. La conoscenza razionale quindi tende ad essere frammentata. La conoscenza intuitiva si fonda invece su un’esperienza diretta, non intellettuale, della realtà, che sorge in uno stato di coscienza dilatata. Essa tende alla sintesi, è olistica(*), e non-lineare.
(*)il termine “olistico”, dal greco holos (tutto), si riferisce ad una comprensione della realtà in funzione di totalità integrate le cui proprietà non possono essere ridotte a quelle di unità minori.
[…..] La concezione sistemica della vita è una base appropriata non solo per le scienze del comportamento e per le scienze dalla vita, ma anche per le scienze sociali, e specialmente per l’economia. L’applicazione di concetti sistemici per descrivere processi e attività economici è particolarmente urgente perché praticamente tutti i nostri problemi economici attuali sono problemi sistemici che non possono più essere compresi per mezzo della scienza cartesiana. [….] Gli economisti tendono a dissociare l’economia dal tessuto ecologico in cui essa è inserita [ …] La maggior parte dei loro concetti basilari, definiti in modo angusto e usati senza il contesto ecologico pertinente, non sono più appropriati per rappresentare attività economiche in un mondo che è fortemente interdipendente. […] Paradossalmente, nonostante la loro insistenza sulla crescita, gli economisti sono in generale incapaci di adottare una concezione dinamica. Essi tendono a congelare arbitrariamente l’economia nella sua struttura istituzionale anziché vedere in essa un sistema in continuo mutamento ed evoluzione, dipendente dai mutevoli sistemi ecologici e sociali in cui è inserita. […] L’approccio sistemico all’economia permetterà di introdurre un po’ d’ordine nel presente caos concettuale, fornendo agli economisti quella prospettiva ecologica di cui c’è urgente bisogno. Secondo la concezione sistemica, l’economia è un sistema vivente composto da esseri umani e organizzazioni sociali in continua interazione fra loro e con gli ecosistemi circostanti da cui dipende la nostra vita. […] In questi ecosistemi esistono solo molto di rado rapporti lineari di causa ed effetto, né i modelli lineari sono molto utili per descrivere le interdipendenze funzionali dei sistemi sociali ed economici in essi inseriti e le loro tecnologie. Il riconoscimento della natura non lineare di tutte le dinamiche sistemiche è l’essenza stessa della consapevolezza ecologica, l’essenza della “saggezza sistemica” come la chiamò Bateson. [….] I rapporti di interconnessione non lineare dei sistemi viventi ci suggeriscono immediatamente due regole importanti per l’organizzazione dei sistemi sociali ed economici. Innanzitutto c’è una grandezza ottimale per ogni struttura, organizzazione e istituzione, e la massimizzazione di una qualsiasi singola variabile – per esempio il profitto, l’efficienza o il PNL – condurrà inevitabilmente alla distruzione del sistema maggiore. In secondo luogo, quanto più un’economia si basa sul riciclaggio continuo delle sue risorse naturali, tanto più è in armonia con l’ambiente circostante. [….] Come i concetti di efficienza e del PNL, anche quelli di produttività e di profitto dovranno essere definiti all’interno di un più ampio contesto ecologico e dovranno essere connessi alle due variabili basilari dell’energia e dell’entropia. […..]  

giovedì 3 gennaio 2019

Un inizio d'anno culturalmente diverso (per fortuna!) - seconda parte


Post 260
Un inizio d’anno culturalmente diverso (per fortuna!) – seconda parte 

Il precedente post 259 ha suscitato particolare interesse, da parte di voi lettori. Ne sono felice. Anche per questo, l’approfondisco brevemente ma significativamente.
Ebbene, quanto alla definizione o meglio alle definizioni (cosa ottima la pluralità) di Olismo in generale e, vista la mia professione, specificatamente riguardo alle entità vitali, naturali, biologiche ed agronomiche (piante, animali, microorganismi ecc.) e ai loro fenomeni, tanto nel blog quanto nei miei 3 libri, la questione è stata ampiamente trattata (con anche l’uso di fonti autorevoli).
Quanto invece alle definizioni di Olismo in merito agli aspetti sociali, sociologici, storici, politici ecc., nel blog vi sono già significativi accenni (anche riportando il pensiero degli olisti storici in merito) ma vi aggiungo il contenuto di questo post, più pratico, più orientativo, più spendibile (diciamo così).
Poi, come è proprio del muoversi nell’Olismo, occorre dedurre, occorre che ognuno deduca, aspetti particolari anche e soprattutto in merito alla specifica situazione da studiare o nella quale deve agire. Ma sarà subito evidente una cosa:
la maggior parte dei politici di oggi non fa Olismo; la maggior parte degli amministratori di oggi non fa Olismo; la maggior parte delle organizzazioni di oggi (sindacali, professionali, formative, produttive ecc.) non fa Olismo; la maggior parte degli economisti di oggi non fa Olismo; la maggior parte dei docenti di oggi non fa Olismo; ecc. Ed è per questo che siamo tutti nei guai! Ed è necessario invertire la rotta.
Buona lettura, dunque. Ma soprattutto buon esercizio (e di rimedio, si spera). Ciao a Tutti. E come sempre, ad maiora! Amici. Ad maiora! Luca Fortunato (Matera). 

Da La biblioteca di Repubblica:
Dal Dizionario di italiano:
Olismo: ogni concezione filosofica e sociologica secondo cui la società è una totalità non riducibile alla somma degli individui e alle loro azioni.
Dall’Enciclopedia:
Olismo:  […] Nell’ambito delle discipline storico-sociologiche l’Olismo esprime una particolare interpretazione dei fenomeni sociali secondo la quale la società costituisce qualcosa di irriducibile alla somma degli individui che la compongono. […]
Storia: l’insieme degli eventi che riguardano l’Uomo, presentati in modo cronologicamente concatenato e sulla base dei metodi critici elaborati dalla storiografia.
Storiografia: disciplina che ha per oggetto la ricostruzione attraverso metodi critici e l’interpretazione degli eventi storici (dai fatti politico-militari, all’economia, alla cultura, alla vita materiale, alla mentalità). [...] Oggi si parla piuttosto di Storiografia globale, in cui agli avvenimenti, ai documenti sono accomunati gli studi di statistica, di economia, di sociologia, che contribuiscono a definire un quadro integrato non soltanto pieno di suggestione, ma di informazione ad ampio raggio.
Economia: […] L’ecologia ci insegna che “tutto si tiene con tutto” e che le semplificazioni introdotte dall’approccio scientifico iper-specializzato in tutti i campi del sapere, fanno perdere tutta la complessità e perciò la ricchezza dei fenomeni reali. […] Per fare un solo esempio del diverso approccio degli economisti ecologici, si prenda uno dei pilastri dell’Economia tradizionale, l’ipotesi coeteris paribus, cioè di invarianza delle condizioni di contorno o del contesto in cui l’azione si svolge: l’ecologia ci insegna, invece, che per capire il funzionamento di un ecosistema occorre fare l’ipotesi di “interdipendenza circolare”. […]  

mercoledì 2 gennaio 2019

Un inizio d'anno culturalmente diverso (per fortuna!)


Post 259
Un inizio d’anno culturalmente diverso (per fortuna!) 

Esattamente 60 anni fa, tra il 1° e l’8 gennaio 1959, i rivoluzionari cubani si preparavano all’ingresso nella capitale l’Avana chiudendo, così, il ciclo vittorioso della liberazione dell’Isola e aprendo, altresì, il ciclo della costruzione della nuova società cubana. Nella notte di Capodanno, infatti, il dittatore Fulgencio Batista fuggiva dall’Isola e nei giorni successivi, fino all’8 gennaio per l’appunto, tutte le resistenze dell’esercito regolare ancora presenti nell’Isola di Cuba vennero meno sotto i colpi e gli avanzamenti dei rivoluzionari guidati da Fidel Castro e tra i quali si distinse, in modo particolare, come è ampiamente noto, Ernesto Che Guevara. Questi sono i fatti, la cronaca, di quei giorni. La storia di quei giorni, invece, come ogni storia e come la Storia (in generale), è l’insieme dei fatti e del loro significato, è cioè l’insieme dell’oggettività dei fatti e della soggettività della loro interpretazione. Sui fatti è difficile (anche se non è impossibile) che le persone si dividano. In merito alla storia, invece, va quasi sempre in scena la divisione tra le persone. Ma è la storia che può avere qualche utilità, e non la mera sequenza e il mero accertamento dei fatti (che è una pecca riduzionistica di gran parte del giornalismo, anche odierno, anche nostrano, per esempio). Ebbene, sulla storia di Cuba e sulla sua Rivoluzione (così come su ogni altra piccola o grande storia in seno al nostro piccolo Pianeta Terra) ci si divide. E’ inevitabile. Ed è anche giusto, se ci pensiamo bene. Il che però non esclude che anche sulla storia (e non solo sui fatti) si possa, un giorno, essere non dico tutti d’accordo ma quasi tutti d’accordo. Sarebbe una grande cosa. Specialmente ora che è iniziato un 2019 dopo un 2018 che ha segnato il Mondo in modo terribile sotto tanti e diversi aspetti e in diversi, troppi, suoi Paesi (compreso il Nostro). Abbiamo bisogno di grandi storie, di grandi esempi. Le piccolezze (politiche, sociali, culturali, nazionali, locali ecc.) stanno degradando e spappolando l’Umanità. Ma, forse, siamo ancora in tempo per salvarla. Abbiamo, però ed appunto, bisogno (nuovamente bisogno) di grandi storie e di grandi narrazioni che ci facciano da guida. Per dirla in metafora: dobbiamo saltare tutti almeno 8 metri in lungo, per salvarci tutti. Ma se affrontiamo il salto pensando agli 8 metri probabilmente ne salteremo solo 7 o 6. Se invece affrontiamo il salto pensando a 9 metri o a 10, probabilmente ne salteremo, per davvero gli 8 necessari. È la funzione dell’utopia, del sogno, dell’ideale, dell’ideologia. È anche la funzione dei cambi di paradigma. I rivoluzionari cubani non sono riusciti a realizzare il 10 (l’uomo nuovo e la società perfetta) e nemmeno il 9 (la società comunista). Ma, di certo, con in mente il 10 e il 9 hanno realizzato l’8 (una società marxista) liberando, così, il popolo cubano dai livelli 7, 6, ….. ed anche 2, 1 e 0, a cui il dittatore Batista lo aveva soggiogato e relegato. L’intero popolo cubano volle la Rivoluzione, partecipò alla Rivoluzione, fu felice della vittoria della Rivoluzione. Ed anche oggi, dopo 60 anni, occorre rispetto per quell’8 (per quanto imperfetto sia e sia stato quell’8. Nessuno nega niente). Proprio perché li ha comunque liberati dai precedenti livelli (dal 7 allo 0) in cui marcivano (cosa da non dimenticare). E per noi europei, invece? Qual’è il livello in cui siamo? Ed ora, stiamo scendendo o stiamo salendo? E per noi italiani? Stiamo scendendo o stiamo salendo? Siamo sicuri della direzione dei nostri movimenti tra i livelli (culturali, etici, politici, sociali, economici, ecologici, ecc.)? Di sicuro, occorre Olismo e non Riduzionismo per capire come stanno per davvero le cose e per agire di conseguenza. Del resto, per i rivoluzionari (di ieri, di oggi, di domani) il problema paradigmatico nemmeno si è posto, nemmeno si pone e mai nemmeno si porrà, nel senso che la mente rivoluzionaria proprio non conosce il Riduzionismo. Per fortuna. Il problema paradigmatico si è posto, si pone e sempre si porrà per coloro che rivoluzionari non sono. La mente conservatrice è riduzionistica mentre la mente riformista può essere riduzionistica o può essere olistica. Ed è qui che ci giocheremo il Mondo. Da questo 2019 in poi. La tenuta economica, la tenuta sociale, la tenuta politica e la tenuta ecologica  dei vari Paesi del Mondo (compreso il Nostro) e quindi del Mondo stesso sono tutte prossime al punto di non-ritorno. E quindi: cosa faranno i riformisti? Perché di rivoluzionari non credo ce ne siano più e non credo ne nasceranno più. E perché di conservatori il Mondo è sempre pieno ma è un Mondo divenuto pericoloso e rischioso anche per loro e per le loro fortune perché mai prima d’ora il Mondo ha avuto punti di non-ritorno di tipo oggettivo: punto di non-ritorno ecologico (cambiamento climatico, crisi energetica, inquinamento di grado elevato, ecc.) e punto di non-ritorno sociale (terrorismo atipico e diffuso, migrazioni inarrestabili, disuguaglianze troppo profonde, tenuta psicologica e comportamentale  a rischio anche nella gente benestante e sistemata perché inconsciamente percepisce dove il Mondo sta andando, ecc.). Dunque cosa faranno i riformisti? Perché è nelle loro mani che si gioca il presente e si giocherà il futuro di tutti. Nei vari ambiti della Società (politica, economia, scienza, tecnica, cultura, etica, ecc.; agricoltura, industria, servizi ecc.), i riformisti si muoveranno nel Riduzionismo o si muoveranno nell’Olismo? O meglio: la maggior parte di essi continuerà a muoversi nel Riduzionismo e/o nello pseudo-olismo oppure cambierà e finalmente seguirà quei pochi virtuosi che da tempo si muovono nel vero Olismo? Auguriamoci che validi esempi storici come quello di Cuba possano permettere la giusta ispirazione e quindi la giusta scelta. Vedremo cosa accadrà. Intanto, buon 2019 a Tutti Noi. Luca Fortunato (Matera).